Interviste

Intervista a Fumio Obata tra la Londra e il Giappone di “Si dà il caso che”

nasce a Tokyo nel 1970 e, dopo un’infanzia e un’adolescenza passata a stretto contatto coi manga, si trasferisce a Londra nel 1991 per frequentare prima la BA Illustration di Glasgow e poi il Royal College of Art a Londra. Dal 2003 al 2008 lavora nel campo dell’animazione per Channel4 e si unisce alla Red Kite Animations di Edimburgo in cui lavora per cinque anni realizzando due video clip in stile manga per i Duran Duran. Intervista a Fumio Obata tra la Londra e il Giappone di "Si dà il caso che" - sidailcaso-e1416437564319Nel 2008 visita Angoulême e decide di dedicarsi totalmente all’illustrazione e ai graphic novel, disegnando tra l’altro storie per Internazionale. Nel 2014 pubblica Just So Happens che è stata pubblicata in Italia da Bao Publishing con il titolo Si dà il caso che.

La tua graphic novel è in parte ambientata a Londra. Puoi parlarci della tua relazione con la città e in generale con l’Inghilterra, visto che ora abiti là?
Vivo da molto tempo in Inghilterra. Londra è differente; è multiculturale e veramente eccitante per i creativi, ma molto costosa e stressante. Ho vissuto a Londra, ma ora abito fuori dalla capitale, in una piccola città, Glasgow. È molto diversa da Londra, in un certo senso è la vera Inghilterra e mi ci sono trasferito per lavoro. Se non vivi a Londra, non puoi comprendere a pieno ciò di cui sto parlando. Si tratta del rapporto che in genere si costituisce tra uno stato e le sue grandi città; le seconde appariranno sempre molto entusiasmanti rispetto al resto del paese, ma solo chi ha vissuto nella città in questione può capire fino in fondo la differenza tra abitare in una grande città senza vere e proprie radici o in una cittadina caratteristica.

Mi sono trasferita a Milano quattro anni fa, prima abitavo in un piccolo paesino. Capisco perfettamente di cosa stai parlando.
Quando stavo in Giappone vivevo comunque in una piccola città e posso assicurarti che le mie sensazioni erano le stesse di quando ho iniziato ad abitare in questa piccola città inglese; mi trovavo in un luogo rappresentativo del paese in cui vivevo. Nella mia città di nascita sentivo le radici e le tradizioni del Giappone, il mio paese. Mentre in Inghilterra non ho mai provato lo stesso (era diverso per me), ma sentivo una relazione tra città e paese. Londra è differente, come credo che Tokyo probabilmente lo sia; sono città interessanti per i giovani professionisti, ma con il tempo mi sono stancato e me ne sono andato. È molto difficile viverci perché non esistono vere e proprie connessioni.

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Ti va di parlarmi più dettagliatamente del perché nel tuo lavoro hai scelto di parlare del Giappone?
Penso che sia stata sin da subito la mia linea guida, credo che una parte di me, della mia essenza, riflettesse sul concetto di identità. Il Giappone è un paese particolare, ha un’impronta occidentale naturalmente, ma al contempo una ritualità specifica che spesso è vissuta in maniera superficiale dall’Europa. Io invece non posso parlarne in questo modo perché, anche se abito in Inghilterra, ho abitato in Giappone per molto tempo.

Del tuo graphic novel ho apprezzato molto lo spazio dedicato all’antica tradizione giapponese del teatro. Perché hai scelto di inserirlo nel tuo libro? Ha un rapporto particolare con il teatro No?
Nessuna relazione (ride). Ho scelto il teatro No perché è davvero una usanza tipicamente giapponese.

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Infatti è una messa in scena teatrale davvero stranissima!
Il teatro è una tradizione in Giappone e proprio per questo, come ogni rituale, è pieno di regole e restrizioni. La semplicità e la bellezza sono due dei valori principali che abbracciano il Giappone e parlando di Giappone e dei suoi ideali non posso escludere il teatro No. Quando ero bambino non riuscivo a spiegarmi l’ordine della gestualità e la vedevo come qualcosa di inutile, quando sono diventato adolescente, leggendo il programma, ho capito che il teatro No era fantastico ma che vederlo a teatro era comunque noioso. È tutto prestabilito e a me non piacciono le cose pianificate così dettagliatamente.

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Nel tuo graphic novel tratti il tema della morte, espresso mediante l’elaborazione del lutto della protagonista che ha perso il padre. Mi spieghi il perché di questa scelta?
È una scelta dettata dalle mie esperienze personali. Ho deciso di trattare questo argomento perché mio padre è morto.

La tua è una storia molto autobiografica.
Sì, lo è. Quando mio padre è morto avevo bisogno di raccontare le emozioni che provavo e per farlo ho deciso di creare una protagonista donna proprio perché sono moltissime le donne giapponesi che decidono di abbandonare il proprio paese e di trasferirsi in Inghilterra o negli altri paesi occidentali. Questo perché sentono la necessità di scappare da un paese come il Giappone, in cui il genere femminile viene trattato in maniera diversa rispetto agli stati occidentali.

Quindi la scelta di una protagonista femminile dipende fortemente dall’enorme fetta di emigrate giapponesi all’estero…
Si, molte di loro mi chiedono il motivo per cui ho lasciato il paese proprio perché sono un uomo. Infatti io me ne sono andato dal Giappone per ragioni molto differenti dalle loro. Questa cosa mi ha ispirato, così nella mia storia ho mostrato l’allontanamento dal Giappone da una prospettiva differente dalla mia. Insieme alla morte di mio padre, la decisione di avere una donna come protagonista era la seconda cosa che avevo ben pianificato.

Intervista a Fumio Obata tra la Londra e il Giappone di "Si dà il caso che" - Si-da-il-caso-che-4Trovo che la scelta di colorare il tuo libro ad acquarelli, oltre a essere molto raffinata ed elegante, dà un’estrema poeticità alle singole tavole. Era questa la tua intenzione principale?
Certo, volevo dare quell’impressione e colorare la mia opera in maniera che se ne sentisse la freschezza e penso di esserci riuscito. Un’altra cosa che mi interessava sottolineare mediante l’uso del colore era la luce, che volevo far primeggiare su tutto il resto. L’acquarello si presta più di ogni altra tecnica alla creazione di luci molto intense ed è per questo che lo amo molto.

Grazie a per il tempo e la pazienza concessi!

 Intervista effettuata il 1 novembre 2014, in occasione di Lucca Comics & Games 2014

 

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