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Professor Bell – Il messicano a due teste

Professor Bell - Il messicano a due teste - immagine1-1639Buona parte delle opere di , nome tra i più in voga della più recente scuola del fumetto francese, fluttuano in un mini-universo personale dove personaggi, elementi ed atmosfere si ripropongono cambiando in maniera quasi impercettibile. Un piccolo mondo popolato di vampiri, fantasmi, mostri, ispettori dalla testa d’uovo, elementi soprannaturali che, a seconda della bisogna, assumono toni tetri o smaccatamente comici, inquietanti o favolistici; ma sempre con un tocco di leggerezza tipica dell’autore. Questo primo volume di Professor Bell, l’opera che lo ha lanciato e portato sotto i riflettori, segna anche l’ingresso di Sfar nella scuderia Coconino.

Professor Bell è una riscrittura di quel dottor Joseph Bell, veramente esistito, che ispiro’ ad Arthur Doyle l’idea di , trasformato nella fantasia dell’autore francese in uno studioso di mostruosità deciso e sottilmente inquietante, capace di freddo sadismo quando si tratta di vendetta, e non privo di un sinistro fascino. Contattato da uno strano tizio di nome Pinon perché gli asporti chirurgicamente una maligna seconda testa che egli nasconde sotto il cappello, il Professore verrà coinvolto nei loschi piani dell’appendice, che si rivelerà capace di rianimare i morti a proprio piacimento e di tenere in ostaggio il proprio ospite. Durante la storia ad aiutare il professor Bell saranno l’ispettore Mazock, detto Humpty Dumty per la sua testa tonda e pelata, la bella Celia, strappata dalla prigionia di Pinon, e il timido fantasma in psicanalisi Eliphas.
La storia si sviluppa in maniera piuttosto concitata, tanto da risultare anche affrettata in alcuni punti, ma allo stesso tempo la lettura incalzante ed il passaggio di scena tra un personaggio e l’altro, o tra un luogo e l’altro, rende la lettura niente affatto forzata o noiosa.

Il tratto di Sfar può in parte sorprendere i suoi estimatori, che si troveranno davanti un’opera in cui l’autore non è ancora giunto alla sintesi di opere successive, ne’ a quell’aspetto grottesco e indefinito nei contorni tipico dei suoi lavoro successivi; qualche differenza si avverte anche nella narrazione, che appare più rapida e meno riflessiva, con toni meno sottilmente ironici. Se nel tratto si avvicina più al suo lavoro su Urani, nell’atmosfera si colloca più vicina al Piccolo mondo del golem, ma con un maggior senso di inquietudine e forse meno poesia.

L’edizione della Coconino è quella a cui siamo abituati, carta spessa, che pare ben adatta ai colori cupi e coprenti di Brigitte Findakly, e copertina in cartoncino. Eppure, con la stessa cifra e poco più, un albo cartonato avrebbe fatto tutto un effetto forse migliore, anche se non ci si può certo lamentare della cura dell’albo.

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