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Otto, nove, dieci

di Arne Bellstorf
, 2007 – 96 pagg. b/n bros. – 12,00euro
Christoph Bachmann è costretto a passare una noiosissima estate in casa con sua madre a causa della sua bocciatura, trovandosi così a dover fare i conti con la città quasi deserta, la madre e la sua ricerca di una nuova giovinezza dopo la separazione, l’attesa per un qualcosa che non capita mai, l’incomunicabilità dell’adolescenza, la difficile gestione dei sentimenti. Un racconto lento, che segue il ritmo dell’apatia che avvolge come un sudario il protagonista. E’ il silenzio e l’incapacità di comprendere i suoi moti interiori la cosa che più caratterizza l’opera, forse il maggior difetto e il miglior pregio: da una parte rende artificioso il racconto, non si riesce a entrare nella vita del ragazzo, a capirlo fino in fondo; dall’altra, questo muro rende pero’ densa, attenta la lettura, come a coglierne i piccoli segreti non detti, per cercare un’affinità non appena se ne presenti lo spunto. Letto dopo una raccolta di racconti di Carver, non sono riuscito a fare a meno di trovarvi qualche affinita’, nella semplice esposizione dei fatti, nell’apparente abbandono dei protagonisti di fronte al succedersi degli eventi, quasi come se tutto avvenisse senza la possibilità di porvi rimedio o di essere artefici di un cambiamento. (Ettore Gabrielli)

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