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Civil War #3

Civil War #3 - immagine1-3893di , Steve Mc Niven e AA VV
Panini Comics, mag. 2007 – 48 pagg. col. bros. – 3,00euro
Dei numeri finora tradotti in italiano questo mi è sembrato di gran lunga il migliore dal punto di vista del ritmo. Certo, forse ne risente un po’ l’approfondimento psicologico dei personaggi (comunque schematico, sembrerebbe per una scelta precisa di Millar) pero’ l’azione si sviluppa in modo divertente e convincente. Colpisce un po’ vedere un Capitan America che ricorre a un trucchetto sleale ma è perfettamente giustificato dalle circostanze, quindi non parlerei di personaggio snaturato. Non anticipiamo nulla del colpo di scena finale di questo episodio visto che ci pare sia stato un po’ meno spifferato in giro per il mondo rispetto allo smascheramento dell’Uomo Ragno: diciamo solo che stavolta arriva con il botto… (forse non è il termine più adeguato). I disegni di McNiven sono efficaci, anche se con un layout della tavola a volte un po’ confuso, e contribuiscono ampiamente a creare l’atmosfera da blockbuster cinematografico che Millar riesce a infondere come pochi altri. La vera piacevole sorpresa di questa pubblicazione resta Civil War: Front Line di , coadiuvato da vari disegnatori tra cui spicca l’ottimo Lee Weeks, mai abbastanza lodato, forse a causa di uno stile poco “spettacolare” o fotorealistico (come è di moda oggi), ma sapiente nelle anatomie e nelle prospettiva. Tornando a Jenkins, è davvero efficace il ritratto che delinea del ferito ex Speedball, alias Robbie Baldwin, che cerca disperatamente e rabbiosamente di dimostrare la propria innocenza (anche a se stesso?). Da un personaggio in passato persino un po’ ridicolo lo scrittore ha saputo ricavare un’umanità di notevole spessore drammatico. Meno intenso ma sempre assai incisivo il “giallo” Cellula dormiente, con un paio di detective da telefilm poliziesco e un Wonder Man che vede il suo passato ritorcerglisi contro senza possibilità d’appello. Chiude l’elegante brossurato un raccontino di 4 paginette, sempre scritto da Jenkins, con una sua morale un po’ stucchevole, perlomeno per un europeo considerato il riferimento alla guerra di secessione americana del XIX secolo. (Paolo Garrone)

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