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Guardiani della Galassia – La recensione dell’ultimo Marvel Movie

Il 22 Ottobre sbarca in Italia , film d’esordio del team composto da Star-Lord, Gamora, Rocket Raccoon e Groot e Drax il Distruttore, ovvero la formazione ideata da Dan Abnett e Andy Lanning nel 2008, totalmente diversa da quella originale creata da Arnold Drake e Gene Colan nel 1969. Nel 2013, in occasione dell’uscita della produzione cinematografica e di Marvel Now, la testata è stata sottoposta ad un rilancio ad opera di Brian Michael Bendis che ha visto l’aggiunta di supereroi del calibro di Venom, Ms Marvel e Angela al cast dei comprimari.

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La trama: Star-Lord e Gamora, dopo la disputa che gli ha visti contendersi un antico artefatto sferico, rubato dal primo nel pianeta Xandar, si ritrovano prigionieri nel carcere Klyn insieme a Rocket e Groot, coinvolti anch’essi nella lotta, e a Drax, forte guerriero desideroso di vendetta nei confronti della verde figlia adottiva di Thanos. La vera essenza delle sfera obbligherà i cinque a collaborare nell’intento di salvare l’Universo dalla minaccia del Kree Ronan.

La scelta dei di coinvolgere il regista (alle prese anche con la sceneggiatura insieme a Nicole Perlman) si rivela vincente, dando vita a un film in cui l’ironia è gestita nel migliore dei modi, discostandosi dalla battuta gigiona che fa l’occhiolino al pubblico a cui siamo stati abituati nelle altre pellicole della casa di produzione cinematografica, e in cui a spiccare su tutto ci sono i drammi personali dei cinque protagonisti.

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È proprio la caratterizzazione dei personaggi ad essere la forza del prodotto cinematografico, dandoci modo di comprendere le loro motivazioni e di immedesimarsi in innumerevoli occasioni. Il team altro non è che la rappresentazione della diversità, intesa come disagio esistenziale che crea insicurezza e senso di inferiorità verso il mondo. Durante la proiezione ci troviamo di fronte: il classico ladruncolo sfigato che balla al ritmo delle amate canzoni anni ’80 per nascondere i propri problemi (Peter Quill/Star-Lord); la sanguinaria figlia adottiva del villain per eccellenza in cerca di redenzione (Gamora); un mix di esperimenti che ha dato vita ad un procione dall’intelligenza strategica invidiabile (Rocket Raccoon); un albero umanoide capace soltanto di proferire le parole “Io sono Groot” e un violento combattente in grado di pensare esclusivamente al proprio lutto familiare senza guardare mai avanti (Drax). Gli strambi protagonisti soffrono per drammi reali e sono incapaci di riconoscersi nell’altro. Solo la collaborazione e l’amicizia che nascerà tra di loro li riabiliterà, dando a ciascuno di essi un ruolo ben definito e riscattando il concetto di diversità, che diventa capacità di essere se stessi e di essere accettati (e accettarsi) per quel che si è.

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I cattivi d’altro canto appaiono caratterizzati molto più superficialmente; le loro motivazioni non sono espresse in maniera esaustiva, alcune figure appaiono irrilevanti (vedi Nebula, sorellastra di Gamora) e non sono dotati dello charme dei loro avversari. L’unica eccezione in tal senso è Yondu, interpretato da Michael Rooker, leader della banda dei pirati spaziali che prende il nome Ravegers, diviso tra i sentimenti paterni verso Star-Lord e l’assoluta necessità di depredare e arricchirsi. Interessante notare la presenza nell’intreccio della figura di Thanos, che dà modo al pubblico di conoscere sempre meglio il futuro villain del Marvel Cinematic verse, dopo la sua comparsa alla fine dei titoli di coda in The Avengers.

Come elemento di interesse, le scelte e il percorso di maturità dei protagonisti surclassano la trama, semplice e senza troppi colpi di scena, che accompagna i cinque senza troppe deviazioni verso il lieto fine. Il ritmo vorticoso della pellicola viene scandito non tanto dalle scoppiettanti e insolite scene d’azione quanto dalle numerose gag concepite per un pubblico adulto, tutte per lo più relative all’immaginario pop degli anni ’80 (e qui è immediato il pensiero a Retromania di Reynolds), dalle incomprensioni tra gli alieni e alla figura di Peter Quill/Star-Lord.

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Chris Pratt, che,nel ruolo di Star-Lord tiene le redini della squadra e di buona parte dell’apparato comico della pellicola, riesce nell’impresa di apparire credibile, mostrandoci una brillante interpretazione che si rifà all’eroe guascone in voga tra fine anni 70’ e inizio anni ’80 (lo Ian Solo di Harrison Ford per citare una delle figure d’eccellenza dell’immaginario cinematografico). Bautista e Zoe Saldana interpretano i personaggi più cupi e combattuti del film, ma riescono con il loro carisma a tenere testa a Pratt e ai due protagonisti totalmente realizzati in CGI. Rockett e Groot sono straordinariamente espressivi e assolutamente realistici, anche se il doppiaggio italiano non ci permette di giudicare il lavoro dei due doppiatori ufficiali d’eccezione come Bradley Cooper e Vin Diesel.

In conclusione, è a tutti gli effetti uno dei migliori film prodotti dai , in cui le ottime interpretazioni del cast e una buona caratterizzazione dei personaggi danno vita ad un nuovo modo di concepire i film supereroistici all’insegna del divertimento e dello humor senza forzature.

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