Interviste

I racconti perduti di Federico Memola

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I racconti perduti di Federico Memola - immagine1-1596Abbiamo contattato Memola via mail per soddisfare alcune curiosità su questa nuova/vecchia avventura, approfittandone per un discorso a tutto tondo sulla sua attività di autore.

Leggendo la tua “autobiografia” su uBC, stupisce l’apparente linearità e semplicità della tua carriera. Da Fumo di China, a redattore Bonelli, a responsabile del progetto Zona X, fino a Jonathan Steele. Ma dietro a questo percorso, cosa c’e’? Quali sono state le difficoltà nel proporsi in Bonelli non solo come redattore ma come autore?
Le biografie semplificano sempre, per necessità di spazio. Anche se ammetto di avere avuto senza dubbio fortuna, nel mio percorso professionale, non sono mancati ostacoli, rifiuti, delusioni e fallimenti, soprattutto all’inizio. Anche in Bonelli non è stato tutto così facile: a parte i normali problemi che si incontrano sul lavoro, ho ricevuto rifiuti per soggetti di Nick Raider e di Zagor. Lo stesso soggetto di Nathan Never che poi è diventato il n. 45, la mia prima storia da sceneggiatore in Bonelli, è rimasto in sospeso per più di un anno.

La tua cultura e passione fumettistica su cosa si è formata?
Ho avuto la grande fortuna che anche i miei genitori fossero appassionati di fumetti, quindi sono cresciuto leggendo di tutto, da Topolino al Principe Valiant, da Rip Kirby a Tintin e , da e Il Piccolo Ranger a Mister No e la Storia del West e via dicendo, scoprendo poi in seguito i cartoni animati e fumetti Giapponesi, i supereroi e tutto il resto. Tanti fumetti che la maggior parte dei miei coetanei (almeno quelli appassionati di fumetti) ha solo sentito nominare o ha “studiato”, io li ho letti sin da ragazzino, e questo ha contribuito indubbiamente a formarmi.

Cosa leggi attualmente?
Di tutto. Meno di quanto vorrei a causa del lavoro, ma non escludo niente a priori, anche se poi, come tutti, ho le mie preferenze e le mie insofferenze per certi generi o autori.

Come sei entrato nello staff di Fumo di China?
Alla fine del 1989, quando la rivista è passata alla Ned 50 qui a Milano, serviva un redattore, e Toninelli (il direttore ed editore, all’epoca) chiese ad se conosceva qualcuno che potesse essere adatto a quel lavoro. E Antonio conosceva me. Esperienza redazionale zero (me la sono fatta li’), ma in compenso conoscevo i fumetti e l’italiano.

Moon Police DPT, la tua prima prova come autore. Ci vuoi parlare di questa serie poco conosciuta?
Beh, non è che una serie abbia l’opportunità di essere conosciuta quando è composta da due soli episodi apparsi su una rivista a bassa tiratura. Io ci sono particolarmente affezionato perché è stato il mio primo fumetto pubblicato (nonche’ disegnato da quella che poi sarebbe diventata mia moglie, Teresa Marzia) e anche perché sono sempre stato un appassionato di fantascienza. Tant’e’ che i personaggi li ho riciclati anni dopo nella miniserie “Legione Stellare”, su Zona X.

Quanto ti senti maturato come scrittore da questa serie?
Se non mi sentissi maturato rispetto a quattordici anni fa dovrei preoccuparmi! Pero’ non riesco nemmeno a definirmi un “maturo professionista”, sia perché questo è un lavoro in cui non si finisce mai di imparare (banale, ma vero), e sia perché non ho mai raggiunto quella professionalità che ti consente di scrivere qualunque cosa: riesco a lavorare solo su serie e personaggi che mi piacciono, altrimenti mi blocco.

Nella storia tra te e Marzia, come si “incastra” il rapporto lavorativo con quello sentimentale?
Posso solo dirti che abbiamo la grande fortuna di essere molto in sintonia, quindi di non avere grandi discussioni anche quando abbiamo divergenze di opinioni. Di sicuro avere una disegnatrice in casa è molto comodo perché c’e’ la possibilità di discutere subito ogni scena o vignetta, tirando fuori idee che magari a uno solo dei due non sarebbero venute.

Quanto è pesato abbandonare gli studi? Hai mai pensato di ricominciare a studiare per portare a termine la laurea?
Neanche per cinque minuti. Il che risponde anche alla prima parte della domanda.

Sei stato assistente di Castelli: quanto puoi dire di aver appreso lavorando con uno dei più prolifici e “logorroici” autori italiani?
Ho imparato a sopravvivere. Lavorare con Alfredo ti consente di stare vicino a un vero e proprio genio ma, come tutti i geni, Alfredo è scatenato e caotico, percio’ fargli da assistente significa riuscire a conciliare le sua creatività con le esigenze del lavoro, quali scadenze, programmazioni, consegne, e via dicendo.

Pensi che nel tuo attuale stile ci sia qualcosa “preso” da Castelli?
Onestamente non lo so. Mi piacerebbe, mi lusingherebbe persino, ma non saprei dire se nel mio stile di narrazione ci sia qualcosa derivato da Castelli, Serra, Toninelli o da altri autori che ho seguito… Sono molto istintivo quando scrivo, quindi non riesco nemmeno a rendermi conto se possiedo un mio stile oppure no.

In Bonelli hai avuto occasione di lavorare su personaggi importanti come Martin Mystere e Nathan Never, o ancora su Legs Weaver. Come è stato lavorare su personaggi non tuoi, quali erano le tue preoccupazioni maggiori?
Il rispetto dei caratteri. Quando sei uno sceneggiatore, professionista o meno, scrivere una storia è facile (faticoso, ma facile), il difficile è scrivere una storia DI Nathan Never, e non CON Nathan Never. Bisogna avere sempre ben chiaro chi sono i personaggi, come e perché agiscono, e via dicendo. E quando i personaggi non sono miei, per quanto mi piacciano, per me mantenere le loro caratterizzazioni è la cosa più difficile.

La stirpe di Elan e Legione Stellare, due delle serie più amate della defunta Zona X: come sono nate queste due serie?
Quasi per caso. Quando mi affidarono Zona X, il piano editoriale prevedeva che le serie principali sarebbero state “Magic Patrol”, “Atlantis Tales” e “Storie da Altrove”, seguite da un team di autori capitanato da Castelli e Beretta. In più venne approvato un angolino in cui potessi realizzare una serie mia, che era “Legione Stellare”. Ma Castelli, una volta avviata la ristrutturazione della testa, non ebbe più il tempo di starci dietro, e Vincenzo Beretta, essendo uno sceneggiatore molto meticoloso (un gentile sinonimo di “lento”), non riuscì a seguire altro che “Magic Patrol” (anche perché scriveva pure per Martin Mystere). Percio’ mi ritrovai a dover rivedere tutto (non bisogna dimenticare che la testata era in corso di pubblicazione, quindi non avevamo la possibilità di ritardare delle uscite per poterci organizzare meglio), e intanto cominciai a scrivere il primo episodio di una nuova idea che mi era venuta in mente, ovvero “La Stirpe di El

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