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Il nuovo eroe bonelliano è “Adam Wild”

Esce il 4 ottobre , l’ultima nato in casa , ideata da , uno dei più importanti fumettisti italiani – e se proprio dovessimo citare qualche sua opera, ma siamo certi che questa sia solo scrupolo di chi scrive, basterà ricordare le innumerevoli sceneggiature per Dylan Dog o Tex, e le serie da lui ideate negli anni: Magico Vento, Volto Nascosto e Shanghai Devil.

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Tra i titoli più attesi di questo autunno c’è dunque anche questa nuova serie, una storia d’avventura e di riscatto, con un protagonista inquadrato a tutto tondo fin dalle prime battute (pregio, questo, non di poco conto): Adam, un antropologo scozzese fuori dalle righe, selvaggio come il suo cognome, come farà poco gentilmente notare il Conte Narciso Molfetta, un altro personaggio sui generis grazie al quale entriamo all’interno della storia. Un caso di nomen omen? Non proprio.

Adam non è uno zoticone né si dimostra barbaro o primitivo nei modi; piuttosto, è contrario alle ingiustizie (la schiavitù e il razzismo in primo luogo), e per tener fede ai suoi principi è costretto a ricorrere ad ogni espediente, persino uccidere.

Dall’antefatto sembrerebbe dunque la solita storia del supereroe urbano di turno pronto a immolarsi per degli ideali, ma in realtà Adam – genuino come il Primo Uomo – si distacca dalla tradizione dei personaggi manfrediani, tutti particolarmente tormentati.

Le fattezze del protagonista sono quelle del famoso attore Errol Flynn, un volto noto negli anni Quaranta e Cinquanta, interprete di numerosi film d’avventura, con i baffetti e il sorriso sornione stampato in faccia. Si muove con urgenza tra i paesi dell’Africa Nera (dal Congo al Sudafrica, con particolare attenzione alla costa Est), un continente quasi dimenticato dai fumettisti degli ultimi tempi.

L’impresa parte in realtà da una Zanzibar di fine Ottocento, descritta con minuzia e fedeltà alla realtà storica come centro mondiale di smistamento degli schiavi, che ripartivano da là per varie destinazioni: America del Nord, Brasile, Oriente. Grazie ai dialoghi, che non appesantiscono mai l’azione, sappiamo che il mercato venne ufficialmente abolito nel 1873 ma proseguì a lungo sottobanco, gestito dagli arabi. La figura di Adam non è dunque quella del solito esploratore, piuttosto s’impone come combattente contro lo schiavismo. E, proprio a rafforzare questo aspetto, ecco i riferimenti all’antischiavista Livingstone, presenti fin dalle prime pagine; Adam però non ha una missione religiosa, agisce solamente per l’ideale della giustizia sociale. Un eroe sopra le parti, insomma. Il nuovo eroe bonelliano è “Adam Wild” - adamwild_1_1E tuttavia la caratterizzazione di questo nuovo personaggio bonelliano non è sempre clemente: spesso appare completamente slegato dal contesto, come se appartenesse davvero ad un altro tempo, con la sua indifferenza verso le forme sociali o il suo isolamento volontario dal resto della comunità – prerogative, queste, più dell’uomo del Novecento che di quello ottocentesco.

Già nel primo numero appaiono personaggi-cardine, come il sopracitato Conte, un vanesio esploratore alle prime armi, che si mette alla ricerca della casa di Livingstone ma che non comprende nemmeno le regole del posto in cui si trova (si rivolge direttamente a una donna col velo, ad esempio), o la principessa guerriera bantu Amina, il cui “caratterino” darà sicuramente del filo da torcere ad Adam.

Ad affascinare è il ritmo sostenuto della narrazione (si cambia scena ogni due/tre tavole) e la presenza di una colonna sonora non invadente ma storicamente accertata come le canzoni da marinai o la famosa “Molly Malone”, l’inno ufficiale della città irlandese di Dublino; ma dissonanti appaiono frasi d’altri tempi, vuote e senza una vera incisività, come “È più saggio costruire sulla roccia che sulla sabbia” o “Un ex nemico è sempre l’amico migliore”, che rischiano di far sembrare macchiette chi le pronuncia.

Manfredi si è affidato ai nomi noti di casa Bonelli: i model sheet dei personaggi e il primo numero sono opera di , il secondo numero e le copertine saranno di . Ma la vera sorpresa si ha a partire dal numero tre, in cui compariranno nuovi disegnatori, mai apparsi prima su un albo Bonelli. Quattordici in tutto, sono stati personalmente scelti da Manfredi, che ha assegnato loro i singoli episodi cercando di far collimare la storia con il loro tratto.

Abbiamo parlato di:

#1 – Gli schiavi di Zanzibar
,
, 2014
98 pagine, brossura, bianco e nero – € 3,30
772385033003

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7 Commenti

7 Comments

  1. nicola ruffo

    3 novembre 2014 a 11:01

    Anche il secondo numero, LA CARICA DEGLI ELEFANTI, ha passato l’esame. Davvero una bella storia, con una sceneggiatura impeccabile e una disposizione innovativa e dinamica delle vignette. Solo due note di critica: 1) questa “carica degli elefanti” si è svolta in modo alquanto sbrigativo e marginale, risultando poco incisiva nella trama. Io l’avrei resa più spettacolare, dettagliata, e soprattutto utile: infatti l’intervento della principessa e degli elefanti è più da contorno. Adam era riuscito a sbrigarsela bene anche da solo.
    2) il finale del bacio l’ho trovato alquanto pacchiano e “hollywoodiano”; una principessa guerriera, fiera e orgogliosa come questa Amina, che prima di farsi toccare da un uomo sfodera lance e coltelli, si fa prendere da Adam senza fiatare, mi è sembrato non credibile. Inoltre sarebbe stato più bello farli crogiolare ancora un po’, prima di dichiararsi. La guerra dei sessi mantiene vivo l’interesse dei lettori. Così invece mi pare che Manfredi si sia giocato subito le carte migliori. Mi auguro che ora la vicenda sentimentale non diventi la solita solfa degli “eterni fidanzati” alla Topolino e Minnie.

    • la redazione

      la redazione

      4 novembre 2014 a 09:16

      Ciao Nicola, sicuramente il nuovo personaggio di Manfredi si è guadagnato l’attenzione nostra e dei lettori più esigenti. Continueremo a seguirlo e a parlarne, sperando che non passi sotto traccia rispetto a titoli più discussi e sotto i riflettori, come è accaduto per esempio con Saguaro.
      Aspettiamo altri tuoi commenti così precisi e puntuali!

  2. nicola ruffo

    22 ottobre 2014 a 15:50

    Urp! riguardo alla mia nota frivola sui baffetti, mi son scordato il più importante: il nostro grande amatissimo Cico! Saluti!

    • la redazione

      la redazione

      22 ottobre 2014 a 16:55

      E Zorro?
      Eccezione dopo eccezione, finiremo per scoprire che quelli coi baffetti sono i tuoi personaggi preferiti! :-P ;-)

  3. nicola ruffo

    21 ottobre 2014 a 16:25

    Confesso subito una cosa: non mi piacciono i visi con i baffetti, gli unici che accetto sono quelli del caro vecchio Kit Carson, di Groucho e del mitico Frankie Bellevan. A parte questa mia nota frivola, devo dire che la nuova serie di Manfredi è un bel ritorno all’avventura classica come non si aveva da tempo, in casa Bonelli. Il primo numero l’ho gustato senza reticenze o tentennamenti. L’unica preoccupazione che mi è sorta è data dal rischio che questo Adam Wild diventi troppo macchietta. Il suo carattere così scanzonato mi è sembrato a volte un po’ troppo marcato. Una cosa che vorrei dire a Manfredi è proprio questa: attenzione a non esagerare con gli aspetti “bambineschi” del personaggio. Per il resto: un augurio di buon success alla nuova collana, per ora promettente.

  4. Anders Breivik

    7 ottobre 2014 a 23:56

    Praticamente Salgari che incontra Mare Nostrum.

    Non regge neanche il confronto con Akim.

    Una boiata pazzesca.

    • la redazione

      la redazione

      8 ottobre 2014 a 09:07

      Ma il commento fa seguito alla lettura dell’albo o si basa solo sul pregiudizio?

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