Approfondimenti

Frank Miller e la politica: dal 9-11 a Sacro Terrore

Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo un estratto dal saggio Dall’11 settembre a Barack Obama – La storia contemporanea nei fumetti di Luigi Siviero (Nicola Pesce Editore, 2013).

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Immediatamente dopo gli attentati dell’11 settembre realizzò una sequenza di tavole ispirate all’attacco alle Torri Gemelle ne Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora, e firmò un’illustrazione di Capitan America per Heroes  ((A.A.VV. Heroes)) della Marvel e un fumetto di due pagine per l’antologia 9-11 vol. 1 Artists Respond ((, senza titolo, in AA.VV., 9-11 vol. 1. Artists Respond, cit., p. 64-65.))

Nell’illustrazione Capitan America è con le spalle al muro e ha il costume lacerato. Sul suo scudo ci sono due ampi fori, come se fosse stato colpito da due grandi proiettili. I fori rappresentano le Torri Gemelle crollate, mentre Capitan America messo con le spalle al muro simboleggia l’America colpita dai terroristi. Frank Miller e la politica: dal 9-11 a Sacro Terrore - 1_FrankMiller.0
Il fumetto uscito su 9-11 vol. 1 Artists Respond è composto da due tavole. La prima tavola è divisa a sua volta in due vignette: nella prima c’è una stella, simbolo degli Stati Uniti, accompagnata dalla scritta « Ne ho abbastanza delle bandiere », mentre nella seconda ci sono una croce e la scritta « Ne ho abbastanza di Dio ». La seconda tavola è una splash page con un disegno dei resti delle Torri Gemelle e una didascalia con scritto « Ho visto il potere della fede ». Da questi due fumetti emerge un Frank Miller che vive la politica e i fatti del Mondo con passione estrema e senza mezze misure, frastornato da quello che era successo l’11 settembre.

Che Miller si appassionasse al discorso sulla politica con vigore era emerso anche in passato in fumetti come Il ritorno del Cavaliere Oscuro ((Frank Miller, Il ritorno del Cavaliere Oscuro, cit.)), Give Me Liberty ((Frank Miller e Dave Gibbons, Give Me Liberty, vol. 1-4, trad. it. Federico Zanettin, Granata Press, Bologna, 1992 [1990])) e 300 ((Frank Miller, 300, trad. it. Leonardo Rizzi, Magic Press, Ariccia, 2006 [1998])). Dal quadro di queste opere mi sembra che Miller sia giunto a un passo dal rinnegare la legittimità dello Stato, ma non avendo trovato la direzione in cui portare a compimento il suo discorso si sia rifugiato nell’estremo opposto. Ne Il ritorno del Cavaliere Oscuro da un lato Superman è il burattino di un apparato statale nel quale non si può riporre fiducia, ma dall’altro lato Batman (che si oppone a quello Stato) si erge a simbolo di un nuovo ordine in una Gotham City nella quale il vuoto di potere lasciato dalla scomparsa dell’ordine costituito ha portato solo il caos (e non una potenziale rinascita anarchica, non concepita dall’autore). Anche in Give Me Liberty c’è un attacco all’ordine costituito privo di carica rivoluzionaria. La sintesi di questo modo di concepire la politica è 300, un’opera fortemente di destra leggendo la quale si ha la conferma che le critiche di Miller all’ordine costituito fatte nelle opere precedenti erano critiche all’inadeguatezza dei leader e all’incapacità dei cittadini di credere nello Stato.

Sacro terrore ((Frank Miller, Holy Terror, Legendary Comics, Burbank, 2011)) fu il secondo importante fumetto di Frank Miller sull’11 settembre dopo Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora. In quest’opera, nata nel 2006 come un fumetto di Batman e completata nel 2011 dopo una genesi travagliata che portò l’autore ad allontanarsi dalla (e a sostituire Batman con il vigilante The Fixer), c’è la stessa contraddizione che si nota nelle opere realizzate per Heroes e per l’antologia 9-11 vol. 1 Artists Respond. Ci sono i due estremi dello stordimento di fronte a qualcosa di difficile da elaborare e della reazione granitica senza se e senza ma.

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Il bianco e nero con inserti sporadici di monocromie o bicromie di Sacro terrore non è un semplice scimmiottamento dello stile adottato da Miller in Sin City. Come Sin City, Sacro terrore è un fumetto principalmente in bianco e nero. Come ne La pupa veste di rosso (fumetto in bianco e nero della serie Sin City nel quale il vestito e le labbra della protagonista sono colorati di rosso), in Sacro terrore ci sono sporadiche colorazioni (le suole delle scarpe della Gatta Ladra sono rosse; le labbra e il vestito della kamikaze sono rosa) in un contesto di bianco e nero. Tuttavia Sin City era costruito sull’opposizione fra il bianco e nero, mentre in Sacro terrore, nella lunga sequenza che ha come protagonisti The Fixer e la Gatta Ladra e che occupa la prima metà del fumetto, regna la loro mescolanza. Tutti i neri sono sferzati da righe bianche, e non c’è zona bianca che non sia sporcata da macchie nere. Questa scelta estetica rappresenta l’incredulità e lo spaesamento di fronte agli attentati.

Nella seconda metà dell’opera Miller avrebbe voluto ricomporre le unità dei bianchi e dei neri, ritornare ai contrasti netti. Nelle intenzioni dell’autore Sacro terrore avrebbe dovuto essere un fumetto di propaganda (e per Miller il vocabolo aveva connotazioni positive), quello che era stato Capitan America negli anni Quaranta. Il ritorno ai bianchi e ai neri contrastanti avrebbe dovuto simboleggiare la capacità di rialzarsi dopo gli attentati e riuscire a discernere fra bene e male, fra giustizia e ingiustizia. Forse è un segno dei tempi il fatto che Miller non ci riuscì e produsse tavole non all’altezza del suo talento e dei suoi capolavori del passato.

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