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Graphic Novel #9 – David Boring e altre storie

di
Gruppo Editoriale L’Espresso/, dic. 2006 – 208 pagg. col. bros.
9,90euro + il prezzo del quotidiano o della rivista
Su questo volume dovrebbe esserci un’avvertenza, come su certe medicine: consumare con cautela. Leggere una storia di Daniel Clowes può essere un’esperienza fortemente destabilizzante, se ci facciamo cogliere di sorpresa, con la guardia abbassata: Clowes è uno che padroneggia i trucchi del mestiere, e non esita ad impiegarli per ottenere il massimo dell’effetto. Prendiamo ad esempio David Boring, piatto principale di questo penultimo volume della collana Graphic Novel. Fin dalle prime pagine un impetuoso flusso di coscienza ci scaraventa senza mediazione all’interno della mente del protagonista, il ventenne David, ragazzo senza qualità che, a dispetto del suo cognome, vive un’esistenza tutt’altro che noiosa. Per tutto il primo atto, la narrazione piuttosto lineare, il disegno pulito e asciutto, l’ambientazione realistica dal taglio vagamente noir contribuiscono a creare nel lettore un falso senso di sicurezza, a fargli credere di sapere già dove andrà a parare la storia. Ma, inaspettatamente, bang, una pallottola cambia tutto. Nel secondo atto l’azione si sposta in un non-luogo, la narrazione comincia a farsi più ellittica, a tratti onirica. Come David con il suo albo di Yellow Streak, il lettore è costretto a cercare di ricostruire la storia non avendo a disposizione che brandelli di informazione. Vengono fornite le chiavi necessarie a risolvere l’enigma, ma la soluzione non è unica, è molteplice. Il terzo atto, il finale, conferma il sospetto. Si ritorna da dove si era partiti, ma tutto è cambiato. La risoluzione della vicenda lascia spaesati, come se si fosse colpevolmente tralasciato un dettaglio importante. Clowes gioca col lettore, lo chiama ad essere suo complice e a partecipare attivamente alla (ri)costruzione della storia. Il risultato è un opera affascinante, che invita ala rilettura e che ripaga in soddisfazione proporzionalmente allo sforzo penetrativo che si è disposti a fare.
A completamento del volume, alcuni estratti dall’eterogenea produzione clowesiana di storie brevi, compresa l’esilarante Art School Confidential, adattata in seguito dallo stesso Clowes per il grande schermo. Introduzione e redazionali di alto livello (come già gli altri volumi di questa collana ci avevano abituato), fra cui spicca un’illuminante chiacchierata fra l’autore e Paul Karasik a proposito della struttura ed il senso di David Boring.

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