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Dark side#22 – Il Mostro di Frankenstein

Di AAVV
Rcs quotidiani / Panini Comics, 2006 – 256 pagg. b/n bros.
6,99euro+ prezzo del quotidiano
Siete stufi di storytelling decompresse? Di ventidue pagine che scorrono via in meno di cinque minuti senza raccontare assolutamente niente? Bene, se la vostra risposta è affermativa in entrambi i casi, allora l’ultimo volume di Dark Side è quello che vi serve: storie horror degli anni ’70, con trame assurde e densissime, dialoghi verbosi e l’immancabile proliferazione di pantaloni a zampa di elefante e altre aberrazioni da archeologia post-moderna. Ma procediamo con ordine: nella prima parte del volume troverete alcuni episodi dedicati al mito di Frankenstein, scritti da Gary Friedrich e disegnati da Mike Ploog. I tre episodi iniziali seguono piuttosto fedelmente il romanzo di Mary Shelley, ma forse in modo troppo “letterale”. Si ha l’impressione che lo sceneggiatore non voglia perdere la complessità narrativa dell’originale, ricorrendo a didascalie troppo piene e a descrizioni troppo prolisse, invece di tentare un adattamento/traduzione più adeguato alle caratteristiche e alle possibilità del linguaggio fumettistico. Dal quarto episodio Friedrich si ritaglia uno spazio creativo maggiore, raccontando le nuove avventure del mostro, fra le quali spicca l’incontro/scontro con un licantropo molto particolare. I disegni incisivi, squadrati, “rozzi”, di Mike Ploog funzionano bene e sono un incentivo a proseguire nella lettura. Dopo un improbabile intermezzo con Frankenstein coinvolto, suo malgrado, in un intrigo fanta-politico, cominciano le avventure dello Zombie, forse la parte più interessante dell’intera raccolta. L’ambientazione si sposta a New Orleans, fra rituali voodoo, paludi e locali tanto esclusivi quanto kitsch, dove si celebrano orgie e sacrifici umani. Lo scrittore è abile nel portare sempre in primo piano il punto di vista dello zombie, l’ex uomo d’affari Simon Garth, ormai inumano, ma ancora legato quasi inconsapevolmente e rabbiosamente alla vita di prima. I disegni del primo numero sono addirittura di , mentre nei successivi episodi passano a Pablos Marcos; il realismo del suo stile e l’abilità con i chiaroscuri aiutano certamente ad immergersi in quel senso di perdizione e di di disperazione che pervade l’opera. Alla fine cosa rimane di tutto questo al lettore smaliziato del 2007, disposto a sorvolare sulle molte prolissità e ingenuità delle storie? Sicuramente il gusto di una lettura importante per ragioni filologiche e storiche, dove, nelle paludi di New Orleans e nell’atmosfera di disfacimento, si ha quasi l’impressione (forse arbitraria, certo dettata dal senno di poi) di intravedere la sagoma di Man Thing o quella di e con loro l’ondata di rinnovamento del fumetto horror dei primi anni ’80, di cui queste storie “per adulti” sono state gli ispiratori e gli inconsapevoli, forse gloriosi, precursori. (Davide Garassino)

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