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Graphic Novel #2 – Blankets

di
Gruppo Editoriale L’Espresso/, nov. 2006 – 352 pagg. b/n bros.
9,90euro + il prezzo del quotidiano o della rivista
Riassumendola in poche parole, Blankets è una storia d’ amore e fede e della loro perdita. In questo senso è anche un atto di liberazione, non diverso dai ciclici rituali di purificazione col fuoco ai quali si sottopone Craig (personaggio), per bruciare ingenui disegni “impuri” alla vigilia dell’adolescenza o per dare alle fiamme la foto di Raina bambina nel passaggio all’età adulta.
Strano destino quello di certe autobiografie: la rappresentazione artistica non riflette i fatti come uno specchio muto, ma li penetra nella carne viva, costringendo autore e lettore a seguire fino al termine del percorso tracce che non sembravano portare da nessuna parte, smarrite e rade com’erano nella neve (e neve e pagine bianche si fondono alla fine del libro: “Che soddisfazione lasciare un segno su una superficie bianca. Fare una mappa dei miei movimenti… anche se è soltanto temporanea”). Mentre le tavole scorrono sotto i nostri occhi, assistiamo alla lotta fra forze contrastanti, centripete e centrifughe, che non sono (sol)tanto l’amore e la sua negazione (il rigore dell’educazione protestante fondamentalista) ma, soprattutto, i fatti “nudi” e l’urgenza di interpretarli, di trovare un filo che indichi una direzione possibile.
Craig (autore) usa il linguaggio del fumetto come un grimaldello per penetrare nel cuore delle azioni, per donare nuove strane assonanze al disegno, nel riverbero dei rimandi letterari (tantissimi, il più commovente è il Cantico dei Cantici che accompagna l’ “epifania” di Raina) e delle soluzioni grafiche incerte fra realismo e simbolismo (c’e’ a tratti quasi il gusto delle figure scarne, terribili e primitive di David B.), come per esprimere iconicamente la tensione che attraversa l’opera su più livelli.
Le “coperte” del titolo sono l’esempio più forte, più evidente, di quanto Thompson sappia sfruttare il potere delle metafore. Una coperta in particolare segue tutta la storia di Craig e di Raina: il suo intreccio possiede un ritmo narrativo (“ogni riquadro ha una trama diversa… un suono visivo…”) che arriva ad imporsi sulla tavola come una “gabbia” a pag. 117, per preludere di lì a poco all’ inevitabile separazione.
Poi la fine arriva davvero, con Raina e col periodo delle illusioni, che pero’ non finiscono davvero mai, come ci ricorda splendidamente il mito della caverna di Platone: per crescere Craig impara faticosamente a rinunciare ai filtri che nascondono la realta’, dalla fede senza speranza ai ricordi agrodolci di un inverno. Poco importa che le cadute siano ricorrenti come i motivi geometrici della coperta e il bilancio del “confronto” fra vita e rappresentazione insicuro: alla fine si è comunque scoperto il sole fuori dalla caverna, anche se solo per un istante. (Davide Garassino)

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