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Le città di Batman

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Nonostante le rivendicazioni turistiche dell’omonima città dell’Illinois, è risaputo che Metropolis, la città di vetro e acciaio di Superman, sia in realtà New York visitata di giorno mentre City, fatta di oscuri grattacieli neogotici e patria di , sia la stessa New York nelle ore notturne. Lo ha affermato un autore che rappresenta uno dei pilastri della leggenda del cavaliere oscuro, quel Frank Miller che nel 1986 rivoluzionò il personaggio creato da Bob Kane e Bill Finger, riportandolo alla figura tenebrosa delle origini e imponendo un “canone” che dura ancora oggi.
Che, ancora, Metropolis sia figurativamente localizzabile a New York dalla 14esima strada in su, mentre per trovare dobbiamo muoverci nella grande mela dalla 14esima strada in giù è una verità che Dennis O’Neil, altra figura fondamentale della lunga storia di , ha rivelato e con la quale bisogna fare i conti. E molto si potrebbe imparare allora, per quanto complesso, a ripercorrere 75 anni di storie con una cartina di New York in mano, magari muovendosi sul serio tra le strade della Grande Mela. A grandi linee, a seguire O’Neil, quartieri come il Greenwich Village, Soho, Little Italy e Chinatown sarebbero di appannaggio del cavaliere oscuro (e l’esperienza di noi lettori può confermarlo), mentre i luoghi del quartiere Midtown, con le zone commerciali legate al Rockefeller Center, a Broadway e Times Square sarebbero località dove la frequentazione maggiore è quella dell’uomo d’acciaio.
Più complesso è accettare che, nella finzione della continuity della , Metropolis, Gotham City e New York coesistano come tre città distinte, in una geografia fittizia che le vede tutte collocate sulla costa orientale degli Stati Uniti e “prossime” tra loro. La storia La squadra più potente del mondo di Edmond Hamilton e Curt Swan del 1952 vede addirittura Bruce Wayne e Clark Kent partire per una crociera dal medesimo porto, quasi a suggerire forse un hub portuale comune alle due città di Metropolis e Gotham.
Dando per assodate le caratterizzazioni urbane delle due città fittizie fin qui descritte, rispetto alle quali ognuno di noi non può che trovarsi d’accordo (tanto solare, positiva e moderna è la città dell’uomo d’acciaio tanto gotica, perversa e malsana e la città dell’uomo pipistrello), può essere utile fare una rapida visita a molte delle incarnazioni di Gotham City che si sono avvicendate in 75 anni di storie, cercando di operare una descrizione sul ruolo del cittadino così come lo ha inteso e interpretato il nostro Bruce Wayne/Batman nel corso della sua vita editoriale.
Partiamo con La leggenda di Batman (1940), con la quale Bob Kane raccontava nuovamente le origini del cavaliere oscuro per il primo numero della testata Batman. La scarna descrizione dell’ambientazione urbana che fa Kane di Gotham è di grande evocatività e definisce, con pochi ed essenziali tratti, una città di alti e grigi grattacieli, totemici e distanti dal dramma che inermi cittadini come gli Wayne si trovano ad affrontare quotidianamente (terza vignetta di tavola 1).

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Bob Kane, La leggenda di Batman (clic sull’immagine per la versione ingrandita).

Definita con tale forza la scena urbana, la tavola 2 è tutta dedicata alla costruzione psicologica e fisica dell’uomo pipistrello, dal giuramento del Bruce ancora bambino alla posa plastica di Batman che si staglia tra l’oscurità di un cornicione e la luce di una grande luna piena.
Dai tenebrosi inizi del nostro eroe passiamo a un autore che più di altri ha lasciato il suo segno su Batman e la sua leggenda: Dick Sprang, continuatore di un segno grottesco che faceva capo a Chester Gould, e la cui opera è stata tanto centrale nell’epopea del cavaliere oscuro degli anni ’50 quanto Curt Swan lo è stato per Superman. Nella storia Il pericolo colpisce tre volte, caratterizzata da un registro narrativo scanzonato e leggero, ritroviamo una Gotham fatta di luoghi del lavoro e della produzione, di edifici abbandonati e in dismissione, di acciaio e bulloni, di veicoli che si muovono per terra, acqua e aria.

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Dick Sprang, Il pericolo colpisce tre volte (clic sull’immagine per la versione ingrandita).

Bisogna arrivare alla fine degli anni ’60 per tornare ad atmosfere più mature e all’introduzione di forti temi d’attualità sociale e culturale che non mancano di caratterizzare anche l’ambientazione urbana. Con la storia Hanno sparato al senatore! (1969) di Bob Haney (testi) e Neal Adams (disegni) scopriamo che l’identità di Bruce Wayne può arrivare ad essere in contrasto con quella di Batman, in una contrapposizione tra l’impegno politico e civile del primo (novello senatore chiamato a un voto che consenta l’emanazione di una legge anti-crimine) e l’attività di giustiziere notturno del secondo. Ad arricchire la narrazione arriva anche Oliver Queen alias Freccia Verde, in un ruolo “parallelo” a quello di Wayne/Batman, impegnato nella realizzazione di “New Island” una seconda e avveniristica Gotham del futuro.

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Bob Haney, Neal Adams, Hanno sparato al senatore! (clic sull’immagine per la versione ingrandita).

Se la story line di Freccia Verde è ancora il portato degli anni ’60 e delle utopie architettoniche che volevano espandere e rivoluzionare la dimensione stessa della città (da ricordare l’utopia di gruppi di avanguardia architettonica come gli inglesi Archigram), la sottotrama di Wayne parla dell’impegno politico, civile e sociale che avrebbe caratterizzato la scena urbana negli anni ’70 (i movimenti studenteschi, le lotte politiche e antimilitariste, la presa di coscienza sui limiti di uno sviluppo forsennato e dello spreco di risorse) (1) .
Gli anni ’80 e l’opera Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller come sappiamo hanno rinnovato alla base la figura di Batman e del suo mondo. Il nostro eroe è un personaggio complesso e tormentato, la città in cui si muove è una scenografia neogotica e ottocentesca scaraventata di peso nel presente dell’america reaganiana della guerra fredda, tra violenza e degrado urbano.

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Frank Miller, Il ritorno del cavaliere oscuro (clic sull’immagine per la versione ingrandita).

Tra le pieghe della storia il ritorno del “vecchio” Batman sulla scena costituisce anche quell’atto che ispira la rinascita della coscienza dei cittadini di Gotham, che dalla figura del cavaliere oscuro si sentono ispirati a ritrovare una dimensione di comunità (come la storia del negoziante Peppi Spandek, che salva una donna che sta per essere derubata davanti al suo negozio-prigione e che “sente come un rombo nelle orecchie”, o come il gruppo di cittadini che di fronte alla tragedia di una Gotham in fiamme cooperano assieme: “lo spirito si espande veloce come il fuoco, da chissà dove spuntano due infermiere […] un camionista tira fuori una leva da un cassone e sfascia un idrante […] si forma una catena”).
Volendo forzare l’interpretazione dell’opera di Miller, il ruolo di Bruce Wayne/Batman è quello di un abitante che esercita una cittadinanza attiva, che potremmo definire insorgente secondo una definizione coniata dall’antropologo James Holston alla fine degli anni ’90 e descrive il ruolo di quei movimenti di cittadini che, in maniera più o meno consapevole, creano spazio di cittadinanza per gruppi sociali o istanze che i poteri istituzionali rifiutano di riconoscere.
Il Cavaliere oscuro di Miller vuole ristabilire la legalità anche e soprattutto dove lo Stato e le istituzioni hanno fallito, ricominciando dal basso, dai cittadini che attraverso il loro impegno individuale e collettivo possono cambiare le cose (“per ridare senso a un mondo minacciato da gente peggiore che non ladri e assassini” recita la didascalia con cui si conclude la storia). Negli anni ’70 sono nati movimenti urbani che ancora oggi agiscono e si moltiplicano, come Reclaim the street o Guerrilla Gardening, caratterizzati dalle lotte per la difesa di quelli che, nella società contemporanea della crisi economica internazionale, sono detti i beni comuni. Il ruolo politico e sociale di Bruce Wayne/Batman rispetto alla storia di Haney e Adams del 1969 diventa più articolato e sfaccettato e Miller trasforma il classico archetipo di destra del vigilante che si fa giustizia da sé in un personaggio che con le sue azioni muove l’ispirazione collettiva di una cittadinanza, o meglio di quella parte di cittadinanza che sceglie di ribellarsi alle autorità e rovesciare il sistema di potere.
Interpretato in tal senso, il Batman de Il ritorno del cavaliere oscuro è un cittadino che, anche commettendo quello che agli occhi dell’ordine costituito (impersonato nel fumetto da Superman e dal suo essere al servizio del governo americano) è un reato, fa quello che andava fatto, quello che le istituzioni pubbliche avrebbero dovuto fare, se non si fosse definitivamente esaurito il loro ruolo di garanzia del bene collettivo.

(Un grazie speciale a Carlo Gubitosa per i suoi consigli e le sue riflessioni.)

 

 


Note:
  1. Fin dalla Conferenza di Stoccolma (1972), si è cercata la definizione di uno sviluppo economico che non danneggiasse l’ecosistema. Nel 1983 fu istituita la Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo, con lo scopo di elaborare un’“agenda globale per il cambiamento”. La Commissione era presieduta dalla norvegese Gro Harlem Brundtland, e nel 1987 pubblicò un rapporto che introduceva la teoria dello sviluppo sostenibile: “Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni della presente generazione senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.” 

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