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Speciale Miyazaki: intervista a Gualtiero Cannarsi, la “voce” italiana dello Studio Ghibli

Speciale Miyazaki: intervista a Gualtiero Cannarsi, la "voce" italiana dello Studio Ghibli - CannarsiGualtiero Cannarsi è, senza ombra di dubbio, uno tra i più fini conoscitori dell’opera del maestro Miyazaki Hayao. Appassionato di animazione, esperto e studioso della cultura nipponica, Cannarsi è il responsabile dell’adattamento e del doppiaggio italiano dei film dello ; a lui si devono le nuove versioni de La Principessa Mononoke e de La Città Incantata, che in questo 2014 sono ritornate nelle sale cinematografiche del nostro Paese. E sempre lui è il responsabile dell’adattamento di , l’ultimo film realizzato da Miyazaki, nei cinema dal 13 al 16 settembre.

Ciao Gualtiero, e benvenuto su LoSpazioBianco. Andiamo a cominciare?
Volentieri! E grazie per l’interesse e lo spazio concessomi!

Dunque, chi è Gualtiero Cannarsi, cosa fai e come sei arrivato a fare quello che fai?
Ah, questa è facile! Sono un appassionato di vecchia data di animazione e manga che ben presto nella sua vita, agli albori di questa piccola industria di settore, ha iniziato a collaborare con aziende distributrici di intrattenimento giapponese. I miei primi “lavoretti” sono stati in ambito editoriale: a diciassette anni ho ottenuto la mia prima pubblicazione su una rivista nazionale. È stato così che fumetto, animazione e videogiochi hanno iniziato a diventare il mio lavoro oltre che la mia passione. E siccome sono il tipo che si interessa delle cose e poi le approfondisce e si documenta, alle mie passioni ho sempre affiancato la ricerca. E lo studio e la ricerca allargano la visione delle proprie passioni, no? E da lì l’allargarsi delle competenze professionali. Ed eccoci qua.

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Gualtiero Cannarsi al Ghibli Museum

Mettiamo i puntini sulle “i”: sei ufficialmente legato allo , come si potrebbe desumere leggendo la tua scheda su Wikipedia, o preferisci puntualizzare qual è il tuo ruolo e quale rapporto professionale ti lega allo studio fondato da Miyazaki Hayao?
Sono la persona che si occupa della localizzazione italiana delle opere dello Studio Ghibli per il distributore italiano Lucky Red e precedentemente lo facevo per la Buena Vista. Così sono ormai una dozzina d’anni che mi occupo artisticamente dei film dello Studio Ghibli in Italia: questo ha consolidato un rapporto diretto con lo staff giapponese che, all’interno dello Studio, si occupa della gestione del reparto creativo internazionale. Il che, nello specifico, spesso si è tradotto e si traduce in collaborazioni e scambi di opinioni per via diretta, a tutto beneficio della resa dei film Ghibli in italiano.

Sempre la “famigerata” scheda Wiki descrive la tua attività professionale come adattatore dialoghista e direttore di doppiaggio. A grandi linee ti andrebbe di spiegarci in cosa consiste, praticamente, il tuo lavoro quotidiano?
Principalmente, le mie attività sono quelle di scrivere il copione italiano per il doppiaggio dei film su cui lavoro e quindi dirigerne il doppiaggio in sala. Il primo di questi compiti viene svolto a partire da una traduzione italiana operata sul copione giapponese, in genere per mano di selezionati traduttori bi-madrelingua italiana e giapponese; la seconda avviene invece in studio di doppiaggio, dove il direttore è un po’ il regista che si occupa di guidare la recitazione dei doppiatori sul copione italiano, dietro al testo e al suono della recitazione dell’originale.

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Conan il ragazzo del futuro (1978)

Quanto è importante, nella tua professione, la conoscenza della cultura, della storia e della società alle quali appartiene la lingua che devi tradurre in italiano?
Direi che è molto importante. Un lavoro come quello di localizzazione di un film, sino al doppiaggio effettivo, altro non è che un lavoro di traduzione in senso lato. Si tratta di comprendere profondamente un’opera che si esprime in un’altra lingua, in un’altra cultura, e renderla nella propria lingua (non nella propria cultura, però, la cultura non si traduce!). E per poter comprendere la cultura d’origine, e quindi renderla nella propria lingua, è sicuramente necessario conoscerla quanto più a fondo possibile.

Quali sono state le tue “prime volte” con il mondo di Miyazaki, rispettivamente da appassionato e da professionista?
Come per molti italiani, inizialmente ho incontrato le opere di Miyazaki Hayao senza neppure conoscere il nome dell’autore: ero un bambino quando vidi in televisione Conan il ragazzo del futuro e Lupin III – Il castello di Cagliostro e amai molto queste opere. Ero invece già un ragazzo che muoveva i suoi primi passi nell’ambito professionale quando vidi, in giapponese e senza sottotitoli, Majo no Takkyuubin (Kiki – Consegne a domicilio), sapendo che “era un film di Miyazaki”. Avevo diciassette anni e rimasi folgorato, anche se del film non avevo capito praticamente nulla e, anzi, persino le domande che mi ero posto erano tutte sbagliate. Che imbarazzo, a ripensarci!
Professionalmente, la prima cosa di Miyazaki Hayao su cui ho lavorato è stato proprio quel film, nel 2002, per il doppiaggio targato Buena Vista. Talvolta esistono davvero dei fili invisibili che legano il nostro destino con quello di altre persone o cose

Speciale Miyazaki: intervista a Gualtiero Cannarsi, la "voce" italiana dello Studio Ghibli - 03A maggio scorso, per tre giorni, è tornato in sala Principessa Mononoke, da molti considerato il capolavoro di Miyazaki Hayao, con un nuovo adattamento e doppiaggio ad opera tua, completamente diverso da quello con cui anni fa il lungometraggio era stato presentato al pubblico italiano. In un’altra intervista hai dichiarato che il vecchio adattamento stravolgeva per un buon 70% il significato dell’opera e dei dialoghi. Ti andrebbe di spiegarci da cosa sei partito per lavorare a questo nuovo adattamento, sicuramente più aderente all’originale giapponese?
Sono partito dall’unico corretto referente del caso: l’originale. Ogni referente diverso dall’originale è sempre indebito e non deve essere in alcun modo preso in considerazione.

Lo scorso giugno ha visto il ritorno nelle sale di un altro film di Miyazaki, La città incantata, anch’esso presentato con un nuovo adattamento italiano da te curato. Che differenze ci sono state tra il lavoro su questa pellicola e quello su Principessa Mononoke?
Non c’è stata alcuna differenza se non quella tra i due film in quanto tali. Come lavoro, è il medesimo: rendere in italiano un originale, né più né meno. Si parte dall’originale e da quello non si deve divergere, in nessun comparto della lavorazione, dalla traduzione, all’adattamento, al doppiaggio, al mix finale.
Nel caso specifico, si tratta di due film molto diversi tra loro, certo, ma proprio il modo di operare che ho esposto è quello che permette di mantenere fedelmente la natura di ciascuno di essi e indi le loro peculiarità e vicendevoli differenze.

Speciale Miyazaki: intervista a Gualtiero Cannarsi, la "voce" italiana dello Studio Ghibli - 04A settembre arriverà finalmente nelle sale italiane, per tre giorni, , l’ultima fatica di Miyazaki, presentata lo scorso anno in anteprima al Festival del Cinema di Venezia. Anche di questa nuova pellicola hai curato adattamento dialoghi e direzione del doppiaggio. Parlaci un po’, nei limiti degli spoiler, di questa nuova pellicola, che sembra essere tra le più “realistiche” del maestro giapponese, se non anche la più autobiografica.
Si tratta senza dubbio di un film molto sentito e molto maturo. I dichiarati intenti del regista erano quelli di “rappresentare l’uomo a tuttotondo” e “raccontare il vento di un’epoca”. Credo che Miyazaki Hayao abbia centrato perfettamente questi obiettivi.
È un film molto intenso, ma al tempo stesso assai delicato. La sua veridicità non è soltanto quella del realismo storico, ma direi soprattutto quella del realismo dell’umanità del personaggio. Forse proprio questo, unito alla componente culturale molto spiccata e profondamente intrisa in ogni scena, rende più ostica la lettura della pellicola a un pubblico straniero come quello italiano, ma al tempo stesso anche infinitamente più arricchente.
Si tratta davvero di un film che merita di essere visto, sentito a fondo, approfondito e capito. Per quanto sforzo tutto questo possa richiedere, chi si proverà nel tentativo sicuramente ne trarrà grandissimo valore.

Addentriamoci un po’ in qualche particolare di questo tuo ultimo lavoro. I doppiatori italiani scelti per Si alza il vento sono tutti vincitori di provino e sono stati scelti direttamente dallo Studio Ghibli in Giappone. Ci spieghi com’è avvenuta la selezione e qual è stato il tuo ruolo in essa?
È pratica comune per tutti i film dello Studio Ghibli. La cosa è rara nel mondo dell’animazione giapponese, ma del tutto comune in quello delle major cinematografiche internazionali.
Essenzialmente, il direttore del doppiaggio italiano seleziona una rosa di candidati per ciascun personaggio per cui sono richiesti provini. Questi provini sono delle brevi scene che vengono doppiate da tutti i candidati per ogni ruolo. I provini vengono quindi inviati allo studio di produzione originale che seleziona i doppiatori per ciascun personaggio all’interno della rosa delle proposte inviate dall’Italia. Nel caso dello Studio Ghibli, questa selezione viene fatta anche tramite un consulto con il direttore di doppiaggio, ovvero il sottoscritto.
Ma i miei colleghi esperti di major americane mi dicono che quest’ultimo dettaglio è tutt’altro che comune, poiché la maggioranza degli studi di produzione straniera preferisce piuttosto selezionare i provini in modo del tutto svincolato dalle opinioni degli operatori italiani.

Speciale Miyazaki: intervista a Gualtiero Cannarsi, la "voce" italiana dello Studio Ghibli - 05Che persona è Miyazaki Hayao e hai mai avuto il piacere conoscerlo di persona? Per te che comunque lo “conosci” bene, quanto è vera la sua ultima (ed ennesima) dichiarazione di ritiro professionale?
Se dovessi descrivere Miyazaki Hayao con una sola parola direi che si tratta, in primis, di un artigiano. Quando l’ho conosciuto, lui si raccomandava di considerarlo sempre come “un normale vecchietto”, soprattutto di non chiamarlo mai “maestro” e posso dire in sincerità che la sua non era certo affettata falsa modestia. È una persona che ama fare quel che ha fatto per tutta la vita: l’animatore. E l’animazione, fatta come la fa Miyazaki Hayao, è un lavoro artigianale.
Personalmente credo che la sua recente dichiarazione ufficiale di ritiro dal mondo dei lungometraggi animati sia onesta e veritiera. Se poi riuscirà davvero a tenersi lontano da ciò che più di tutto ama fare, solo il tempo lo potrà dire.

Qual è, a tuo parere, l’opera più rappresentativa della poetica di Miyazaki e quale quella che preferisci?
Credo che ogni opera di Miyazaki Hayao rappresenti squisitamente il momento in cui essa è stata realizzata. Rappresenta il momento esterno e interno all’autore, ovvero il momento del “mondo dell’animazione” e il momento della crescita dell’uomo e regista Miyazaki. Non è possibile cristallizzare l’operato o il pensiero di un uomo in un solo dato momento: tutto ciò che è umano vive in una tetradimensionalità la cui quarta dimensione è il tempo. Credo che per poter meglio comprendere ogni singola opera di un uomo la si debba sempre collocare nell’arco dell’espressione della vita intera dell’uomo in questione.
Per quanto riguarda i miei personalissimi e del tutto insignificanti gusti personali, al momento le opere di Miyazaki Hayao che mi sono più care sono probabilmente Kaze no Tani no Nausicaä, Majo no Takkyuubin e Mononoke Hime (Nausicaä della Valle del vento, Kiki e Principessa Mononoke).

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della Valle del vento

Visto che nel 2014 sono tornati in sala Principessa Mononoke e La Città incantata, a settembre arriva Si alza il vento. La domanda è d’obbligo: dovremo aspettare molto per Nausicaä della Valle del Vento? C’è qualcosa di veritiero nelle voci che stai lavorando proprio a quell’adattamento?
Precisando che io non sono comunque un interno della Lucky Red, e che in questo frangente non sono titolato per parlare a nome dell’azienda, posso solo dire che a mia gnosi le ragioni del “ritardo” nella distribuzione italiana di Nausicaä della Valle del Vento dipendono esclusivamente dalla momentanea indisponibilità dei materiali cinematografici digitali per il film. Non vi è insomma alcun pregiudizio di Lucky Red nei confronti di questa storica pellicola, a me per primo così cara.
Ho già lavorato due volte al copione italiano di Nausicaä: la prima per un doppiaggio rimasto inedito realizzato più di una decade fa dalla Buena Vista, la seconda per i sottotitoli usati per una proiezione in seno a una rassegna Ghibli che si tenne al Roma Film Festival del 2010, sempre a mia cura. Quando ridoppierò il film con la Lucky Red si tratterà quindi di un’ulteriore riscrittura e raffinatura del copione italiano, ma non sono attualmente occupato su questo titolo.

Sempre a proposito di Nausicaä: da qualche anno si parla molto di un suo seguito. Si dice anche che il più accreditato artista per la sua creazione e direzione sarebbe Anno Hideaki, il creatore di Neon Genesis Evangelion, che proprio allo Studio Ghibli ha mosso i suoi primi passi professionali. Sembra che lo stesso Miyazaki lo abbia indicato come il più adatto per questo compito. Tu hai qualcosa che puoi dirci in proposito?
Ho sentito la precisa intervista in cui Miyazaki Hayao ha dichiarato quel che citi. È noto che Anno Hideaki è un grandissimo fan del manga originale di Nausicaä, ma quanto alla possibilità di un sequel del film o  del coinvolgimento del regista di Evangelion credo che si tratti solo di scherzose boutade poi ingigantite dalla stampa giapponese come da quella internazionale.

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Miyazaki Hayao e Suzuki Toshio

Una voce che invece è stata confermata, dalle parole di Suzuki Toshio, è quella  sulla “ristrutturazione” dello Studio Ghibi: la produzione di animazione è stata sospesa a data da destinarsi. Molti appassionati e operatori del settore hanno parlato di chiusura dello Studio e in generale hanno letto questo evento come la fine di un’epoca. Tu cosa pensi in proposito?
Lo Studio Ghibli nacque sulla scia del successo di Nausicaä con il dichiarato intento di “produrre i film di Miyazaki Hayao”. Il suo modello di business originale era: se produciamo un film che ha successo, ne faremo un altro; se un film di nostra produzione floppa, chiudiamo. Era insomma uno studio che esisteva per fare film, non erano i film che si facevano per far esistere lo studio. Tuttavia, dopo il successo di Kiki, lo Studio Ghibli fece quello che era un po’ il sogno socialista di Miyazaki: assumere gli animatori a tempo pieno piuttosto che impiegarli a cottimo, come freelance. Per questo motivo, ma in generale per l’idea di produrre animazione di qualità tutta fatta a mano e fatta da mani giapponesi, ho l’impressione che il modello di business dello Studio Ghibli fosse un po’ anacronistico.
Il Giappone è un paese già da molto tempo in piena postmodernità: la superproduttività del miracolo economico post-bellico è un ricordo del passato. E il lavoro manuale dell’animazione è un lavoraccio, spesso delocalizzato in paesi in una precedente fase dello sviluppo economico. Non a caso già da tempo il Giappone delocalizza l’animazione ‘bruta’ in Corea, mentre negli anni ’60, ’70 e ancora ’80 il Giappone faceva anche animazione manuale per l’America.
Speciale Miyazaki: intervista a Gualtiero Cannarsi, la "voce" italiana dello Studio Ghibli - 08Con il suo modello di business antiquato, lo Studio Ghibli ha sinora prodotto dei capolavori di artigianato animato dai costi davvero mostruosi, pressoché fuori mercato. E, per sostenere una simile impresa, ogni film Ghibli doveva essere non solo un successo, ma un evento nazionale. Simili giganteschi eventi li si poteva creare con certe firme, non con chiunque: in particolare Miyazaki Hayao da più di una decade viene ormai considerato in Giappone un vero fuoriclasse dell’animazione, nel senso che i suoi film non vengono neppure percepiti come “cartoni animati”, ma semplicemente come splendidi film, e raccolgono un bacino di pubblico molto più ampio, più popolare, di quello dell’animazione stessa.
Dunque, benché allo Studio Ghibli si sia riusciti ad allevare due successori della tradizione, ovvero i due giovani registi Miyazaki Gorou e Yonebayashi Hiromasa, ritengo inevitabile che, con l’effettivo ritiro di Miyazaki Hayao, qualcosa fosse destinato a cambiare drasticamente. Staremo a vedere.
Personalmente, non vedrei il dramma e neppure la tristezza di una possibile chiusura dello Studio: le opere sinora create non scompaiono, ovviamente, e anzi si chiama perfetto ciò che è compiuto, concluso. Per essere perfetta, ogni cosa che abbia avuto un inizio deve pure trovare una sua fine, no?

Concludiamo dunque parlando del tuo rapporto con il fumetto: da appassionato o da semplice fruitore una tantum? Quali sono i fumetti in qualche modo significativi per la tua esperienza di lettore e qual è stata l’ultima opera che hai letto o stai leggendo?
Sono stato un avido appassionato del fumetto. Da bambino ho letto tonnellate di Topolino ereditate da cugini e da un fratello maggiore, poi sono stato io stesso un abbonato. Da ragazzo ho letto fumetto Bonelli, poi manga, poi qualcosa di americano, poi ancora tanto manga. È stata senza dubbio una fetta considerevole della mia formazione.
Oggi come oggi sono, per un motivo o per l’altro, un lettore meno che occasionale. Le ultime opere a fumetti che ho letto sono state i finali di ShinSeiki Evangelion e Gunslinger Girl.

 Grazie per la tua disponibilità Gualtiero!

 Intervista effettuata via mail e conclusa il 17/08/2014

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