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Alla deriva

Alla deriva - immagine1-1566Sopra uno sfondo di un giallo vivace e uniforme c’e’ la figura di una donna abbandonata su una sedia, con lo sguardo vuoto intenta a fissare il nulla. Sembra essere completamente isolata da cio’ che la circonda, persa com’e’ nei propri pensieri.
Si presenta così Alla deriva (in originale Odds off) di Matt Madden, nuova proposta della , e in quest’immagine che compone la copertina sta tutto il senso di questo libro.

Il disegno scarno e disadorno, la tavola regolare nelle solide 9 vignette, servono all’autore per concentrarsi meglio sull’interazione dei vari personaggi che inesorabilmente stanno perdendo ogni punto di riferimento, andando letteralmente, come dice il titolo, alla deriva (esplicativa è la bella sequenza sognante di pagina 117).
Una coppia che si sta lasciando e uno scrittore che perde l’uso della scrittura per una strana malattia (forse l’unica licenza metaforica di un racconto fin troppo realista), sono gli attori di un piccolo dramma minimalista dove poco succede se non nei sentimenti e nella vita privata dei protagonisti. Cio’ non è da intendere come una mia critica all’autore, perché credo che Madden aveva proprio questo obbiettivo: parlare di quello che succede nelle nostre vite, le nostre speranze, i nostri amori, lasciando perdere l’enfasi e la retorica e asciugando la scrittura quel tanto che basta per non esser considerato uno spettatore distaccato o un narratore assente. E’ minimalismo in quanto l’autore guarda all’interno dei pensieri e dei sentimenti dei protagonisti e descrive oggettivamente la difficoltà nel relazionarsi tra loro, sempre alla ricerca, come sono, di un’ancora che non li lasci allontanare troppo dalla riva.

Stilisticamente vicino ai lavori di Jessica Abel, sua compagna nella vita, sia per quanto riguarda l’estetica narrativa sia per l’impostazione decisamente lontana dal fumetto mainstream, Matt Madden ritma il racconto con delle date, come se fosse dinanzi ad un diario, scandendo il tempo dell’evoluzione di una storia d’amore destinata a finire. Ma come nella vita, terminato il racconto si ha la sensazione che il capitolo sia chiuso solo in apparenza, ovvero che i personaggi proseguano la loro vita lontano dai nostri occhi di lettori, consapevoli che niente ha mai una fine certa.

L’ottima cura dei dettagli di una quotidianità fatta di piccoli gesti, semplici e naturali, e la capacità di inquadrare il carattere, a volte contrastante, dei personaggi fanno di questo libro un esempio riuscito di cio’ che il nord america ha da proporre nel campo della narrativa illustrata oggigiorno.

Concludendo, lodevole, come al solito (e rischio di ripetermi), la scelta dell’editrice Black Velvet di proporre questo genere di materiale, pubblicandolo in una confezione sobria ma perfettamente curata. Un’attenzione editoriale che vorremmo sempre vedere.

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