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Batman: i Capolavori anni ’80 – prima puntata

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Nel 2012, insieme ad alcuni amici, organizzammo una serie di incontri a tema fumettistico. Ci si riuniva in una bella libreria di Benevento, la Luidig, e volta per volta si presentava un personaggio, un autore o una casa editrice. Il primo incontro toccò a me e decidemmo di parlare di . Questi articoli nascono da quell’esperienza.

Sul finire degli anni ‘80 per la DC Comics lavoravano alcuni dei più interessanti talenti internazionali. Lo Swamp Thing di Alan Moore aveva dato il via alla British Invasion (Peter Milligan, Grant Morrison, Neil Gaiman, Dave McKean). Crisis on Infinite Earth aveva dato nuovo slancio alle vecchie testate, i film di Superman con Christopher Reeve erano stati un successo planetario. Insomma la DC Comics era il posto dove andare a lavorare se si era un autore di fumetti. E il personaggio su cui tutti volevano lavorare era chiaramente . Nella seconda metà degli anni ‘80 i migliori e più promettenti fumettisti del mondo si confrontarono col personaggio e nacquero alcuni dei più grandi capolavori del fumetto americano. In questo articolo e nel successivo cercheremo di raccontare alcune di queste opere e per farlo abbiamo deciso di analizzare poche pagine, poche tavole che però racchiudono spunti e colpi di genio. Cercheremo di mostrarvi come siano dense di dettagli le pagine di questi fumetti e di come valga la pena anche oggi, a distanza di tre decenni, riprendere in mano queste storie e rileggerle.

La prima storia di cui parleremo è the Dark Knight Returns, testi e disegni di , chine di Klaus Janson e colori di Lynn Varley.

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Di questa storia vedremo nel dettaglio due tavole tratte dal primo capitolo, dalle scena in cui Bruce Wayne ricorda il suo primo incontro col pipistrello.

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La prima cosa che balza agli occhi è che queste due tavole, come tante altre di The Dark Knight Returns, sfruttano la meta vignetta, una tecnica descritta da Will Eisner nel suo manuale Fumetto & Arte Sequenziale. In pratica la vignetta principale occupa tutto la parte inferiore della tavola (nella tavola a destra la scena della batcaverna) e la parte superiore contiene piccole vignette con dettagli che spiegano meglio il contesto.

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Altro aspetto che colpisce in queste due tavole è l’uso che fa  delle forme e dimensioni delle vignette per variare il ritmo del racconto. Ci sono le due vignette lunghe che raccontano una caduta lunga e profonda. Poi le vignette continuano ad avere la stessa larghezza, ma diventano più corte, come per raccontare la paura e l’ansia del giovane Bruce Wayne. Infine c’è un nuovo modulo di vignetta che viene introdotto, alto come le vignette precedenti, ma largo la metà.

Queste ultime vignette sono come uno slow motion che accompagna il movimento del ragazzo che si volta per scoprire l’arrivo del pipistrello. La cosa davvero affascinante di quest’ultima sequenza è che l’effetto di Bruce che si gira è ottenuto usando una singola immagine statica (il volto del ragazzo) spezzandolo in quattro piccole vignette.

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Infine la pagina si chiude con una grossa vignetta nera da cui spuntano due occhi e una bocca. La vignetta adesso è grande quanto il volto di Bruce Wayne, è come se fosse un controcampo. Il modo in cui il pipistrello viene rappresentato, con un dettaglio nel nero più profondo, permette a Frank Miller di raggiungere due risultati: la bestia resta misteriosa e quindi ancora più inquietante, il tempo si rallenta ancora di più, la sequenza della pagina si blocca quasi su questa grossa vignetta tutta nera.

Il ricordo di Wayne continua nella pagina di destra, questa volta con un insieme di otto vignette che racchiudono due movimenti. C’è lo zoom verso il ragazzo terrorizzato, un movimento interrotto solo da un veloce controcampo che ci mostra finalmente il muso della bestia. E poi c’è l’ala del pipistrello che attraversa tutte le vignette. Miller scompone il movimento dell’ala in tante sequenze e ne rappresenta un pezzo in ogni vignetta senza però spostarne la posizione, in pratica resta ferma nello spazio, ma si muove nel tempo. Il risultato è una meta immagine che attraversa le vignette e che conserva potenza e dinamicità.

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Dopo questa scena drammatica si arriva alla batcaverna oggi, a un Bruce Wayne vecchio, circondato da fantasmi e ricordi. La meta vignetta è vuota, silenziosa e grigia.

Dopo l’immenso successo di The Dark Knight, a Miller venne offerta la possibilità di rinarrare le origini di Batman, nacque così la miniserie Year One, con i disegni di David Mazzuchelli e i colori di Richmond Lewis.

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Anche in questa mini c’è una sequenza in cui Bruce Wayne si confronta con un pipistrello. È nel primo capitolo ed è una scena spalmata su tre pagine.

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Nella prima pagina ci sono due movimenti di macchina. C’è una carrellata che parte dal giardino di casa Wayne ed entra nella stanza dove si trova Bruce.

Notiamo che in ogni vignetta ci sono i dettagli che ci aiutano a comprendere meglio cosa sia successo. Nella prima vignetta c’è la macchina di Bruce Wayne che ha avuto un incidente, i passi sulla neve che vanno verso la casa, casa di cui vediamo degli ampi finestroni. Nella scena successiva siamo all’interno della casa e riconosciamo gli stessi finestroni. Vediamo in primo piano un busto su un piedistallo e un Bruce Wayne visibilmente ferito accasciato su una poltrona. Sono quindi bastate due vignette a Miller e Mazzuchelli per raccontarci una storia (l’arrivo di Bruce a Wayne Manor) e per presentarci la scena in cui si svolgerà la sequenza successiva. Tempo e spazio racchiusi in due vignette.
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Il secondo movimento della pagina è guidato dalla simmetria della tavola. Lo spazio nero tra le prime due vignette guida il nostro sguardo verso la mano di Bruce e poi verso il centro dell’ultima vignetta. Dopo averci spiegato dove si trova Bruce, la storia ci sta guidando verso lo scontro/dialogo che è in atto tra Bruce Wayne e il fantasma di suo padre.

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Nelle due pagine successive la simmetria della tavola continua ed è sul suo asse, su questa linea centrale, che avviene la vera azione, la rinascita di Bruce Wayne e la creazione di Batman. Si parte dal piccolo Wayne al cinema, tra madre e padre. Poi cì sono le due vignette che rappresentano il punto di rottura, la morte di Martha e Thomas Wayne. Qui le due vignette sono mute, la simmetria è data dallo spazio nero tra i due disegni che mostrano il momento degli spari che colpiscono i due genitori di Bruce, due momenti separati nel tempo ma qui racchiusi in uno stesso modulo e congelati. Il racconto riprende con il piccolo Wayne tra i corpi dei genitori, perfetta simmetria della scena di inizio pagina. La pagina si chiude con gli occhi del piccolo Bruce, sempre perfettamente allineati col centro della pagina.
Il lettore a questo punto gira pagina e si ritrova gli stessi occhi, ma del Bruce adulto, quello che si trova a Wayne Manor di fronte al ricordo/fantasma del padre. Al centro della pagina finalmente arriva la rinascita, l’arrivo dell’animale totemico, del pipistrello che rompe il vetro e si posa sul busto di Thomas Wayne. Nell’ultima striscia di vignette, al centro, racchiuse in un unico disegno ci sono finalmente tutte e tre i protagonisti della nostra storia, il pipistrello, Bruce Wayne e suo padre, riconciliati, uniti verso un progetto comune, la nascita di Batman.

Queste poche pagine sono un esempio lampante di come il fumetto non sia solo testo e disegno, ma sia tempo e ritmo, spazio e suoni, sensazioni ed emozioni.

Nel prossimo articolo parleremo di due altri capolavori: Arkham Asylum e The Killing Joke.

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