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Io e Batman: intervista a Fulvia Serra

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Io e Batman: intervista a Fulvia Serra - Fulvia-Serra1-e1408370226344, rivista mensile di fumetti, viaggi avventure”, è stato un tassello fondamentale per la cultura fumettistica in Italia. Fondata nell’ottobre 1983 (e pubblicata mensilmente fino al 1993), si andò ad affiancare ad altre riviste storiche come “Alteralter” e “Linus”.
All’interno di “” vennero pubblicati fumetti realizzati da alcuni tra i migliori autori del panorama italiano di quegli anni: da Hugo Pratt ad Andrea Pazienza, da Milo Manara a Guido Crepax. Col tempo, agli autori italiani si affiancarono i maestri del fumetto mondiale (Moebius, Enki Bilal, Alan Moore, Dave McKean, , per citarne solo alcuni).
La rivista era edita da Milano Libri, un’etichetta della Rizzoli, e diretta da Fulvia Serra, già direttrice di “Linus”. Fulvia Serra fu quindi responsabile dell’arrivo in Italia di opere come “Watchmen”, “V for Vendetta”, “Elektra Assassin” e di quel “The Dark Knight Returns” di che contribuì a segnare una svolta indelebile nella storia editoriale di .
In seguito fu coinvolta nella gestione del periodico della Glenàt dedicato a negli anni ’90, quindicinale che pubblicava storie recenti e ristampe, su cui videro la luce per la prima volta importanti archi narrativi come “Una morte in famiglia”, “Gothic”, “Venom” e l’inizio di “Knightfall”.
Nell’intervista che segue, Fulvia Serra ci narra di quegli anni, del suo rapporto con il Cavaliere oscuro di Miller e della successiva collana Glenàt su Batman, ma anche del suo modo molto personale di vedere il fumetto.

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Fulvia Serra, benvenuta su Lo Spazio Bianco.
Partiamo sulla sua “formazione fumettistica”: quali sono i fumetti che le hanno cambiato la vita?
Non mi hanno cambiato la vita sicuramente, ma sono questi i miei primi passi di lettrice di fumetto: “Topolino all’inferno” con i disegni di Angelo Bioletto e Pantera Bionda di cui non ricordIo e Batman: intervista a Fulvia Serra - panterabionda-001-e1408370756645o l’autore o gli autori, italiani se non sbaglio (1) . Sono primi passi che denotano: a) la mia carta d’identità; b) la mia libertà di accesso alle letture pur essendo davvero piccola, appena entrata alle elementari o giù di lì. Abitavo in un paesino delle Marche che non esisteva che sulle mappe delle miniere e delle raffinerie di zolfo della allora Montecatini. Genitori apparentemente aperti? Tuttavia io leggevo, tenendoci sopra un quaderno di frasi appena fuori dalle aste, ma ormai pensieri. Sapevo leggere da quando avevo quattro anni. E mi nascondevo perché almeno Pantera Bionda non era proprio una lettura adatta, ma mi piaceva la giungla, mi piaceva che somigliasse a Marina, che a voi non interessa, ma era un’amica di casa simpatica e divertente. Vestita in modo affatto diverso. Ora non so se le faccio un buon trattamento parlandone qui. Ma lei non c’è più, però le somigliava davvero.

Lei ha contribuito a portare in Italia e diffondere opere come Watchmen, V for Vendetta, Ronin, Elektra Assassin e The Dark Knight Returns (solo per citare il mercato americano). Che cosa ha rappresentato quel periodo per l’evoluzione della cultura fumettistica in Italia?
Ritorno alla domanda iniziale: eccoli i fumetti che mi hanno cambiato la vita, il pensiero e, spesso, il modo dell’ironia. E mi hanno allenato alla velocità di riflessi e di parola. Peanuts, Krazy Kat, Donnesbury, Pogo, Li’l Abner, Feiffer, Bristow, Copi, Fra Salmastro, B.C., Valentina, da lettrice e ormai redattrice. Molto più tardi quando divenni direttore responsabile e mi misi a cercare nuoviIo e Batman: intervista a Fulvia Serra - CalvinHobbes1 orizzonti, durante un viaggio a Santa Rosa per discutere con Charles Schulz del mio progetto “Snoopy”, incontrai Calvin e Hobbes e fu amore a prima vista. Lo portai a Milano e lo pubblicai. Anche i lettori se ne invaghirono e ancora dura la nostalgia. La formazione nel fumetto è un’opera in continua evoluzione. Oggi leggo graphic novel, incontro la storia nei disegni apparentemente rozzi di Joe Sacco che anche con una frase (“abito una pozzanghera più in là”) mi apre un mondo e mi fa capire più di tante pagine di reportage di guerra. Attendo il ritorno di Bill Watterson e aspetto un suo cenno per riaprire le sue pagine.
Ho contribuito a portare in Italia queste opere? Sì, l’ho fatto con coscienza e passione. Mi piace che grazie al 75° anniversario di Batman lo si ricordi.
Ho pubblicato anche un’altra grande opera della letteratura disegnata: Maus. Prima in capitoli e poi in due libri non ancora superati dalle successive edizioni della Einaudi. Quelli di Milano Libri-Rizzoli avevano la traduzione di Ranieri Carano, colui che fu traduttor dei traduttori … da Li’l Abner attraverso Moomin per approdare al Falò delle Vanità. Poi tradurrà anche i Peanuts.
Ma per rispondere un po’ più precisamente, in quel periodo, siamo nel pieno degli anni ‘80, Corto Maltese, il mensile, l’ho studiato e pubblicato nel 1983: erano anni di ricerca, di crescita, di un livello molto colto e nuovo di narrazione adulta (per lettori avvertiti, come dicono i francesi) e una nuIo e Batman: intervista a Fulvia Serra - cortomalteserivista077-e1408371284139ova cultura del leggere per immagini libera e mai a un livello dispari, ma sempre all’altezza delle atmosfere evocate dalla scrittura. Ronin? Un Frank Miller che già faceva presagire, e forse ha liberato il Batman del Cavaliere oscuro. Non abbiamo rispettato la cronologia? Era necessario per aprire le pagine di Corto anche alla narrazione super-eroica. Bisognava non aggredire il lettore. Sempre ostile ai cambiamenti di rotta dell’Ammiraglia.
Ricordo perfettamente quanto mi colpì allora del Batman di Miller: il respiro della narrazione e i piani larghi e solidi dell’architettura della pagina in cui un Batman esistenzialista, maturo, con un diverso approccio all’avventura, meno “giocoso”, lo direi intenso, mi ha attratto e mi ha riportato dentro il mondo DC con prepotenza e curiosità. Il resto è venuto da sé, dopo letture coinvolgenti. Avrei voluto pubblicare molto di più di quanto sono riuscita a fare. Per la DC erano anni creativi e ricordo tanti racconti bellissimi, inquietanti. E il mio tentativo di fargli pubblicare il nostro Sergio Toppi. Non realizzato perché, come capita in ogni situazione del genere, andò via la mia corrispondente in DC con cui eravamo arrivati a un accordo di massima e chi le successe non volle dargli seguito. Anche Beppe Madaudo subì la stessa sorte. Ma questo lo so io e neppure lui lo seppe mai.

Negli anni Novanta ha partecipato a riportare un personaggio come Batman al grande pubblico con la Glenàt. Cosa ricorda di quell’esperienza?
Stiamo parlando del Batman seriale, dei fascicoli quindicinali che ho ripubblicato per l’edizione Glenat Italia, società del gruppo Rizzoli. Erano ormai più di vent’anni che la Cenisio aveva cessato di pubblicarli. Una curiosità: poiché il direttore generale dell’area libri del gruppo RCS era un caro amico e poiché ambiva a qualcosa di più che dirigere libri (voleva diventare pubblicista) lo misi nel tamburino, mentre io mi autonominai regista della pubblicazione. Era ovviamente un divertissement perché non poteva lui con un quindicinale – cheIo e Batman: intervista a Fulvia Serra - BatmanGlenat13 si chiamasse Batman o Superman – acquisire crediti sufficienti per diventare giornalista pubblicista e così fu.
Tuttavia devo dire che Batman risentì del mio approccio editoriale. Subito mi preoccupai dei contenuti e ci furono rubriche d’autore (Antonio Caronia che molto esplorava e molto sapeva); allevai anche un giovane (Andrea Voglino) che ora mi ritrovo nel mio nuovo mondo (la produzione di cartoni animati per cinema e televisione), un po’ meno giovane, ma sempre attivo e con la stessa voce di allora. Le rubriche e le conversazioni che avevo affiancato alla riedizione di Batman, credo che fossero l’innesto attualizzante per la rivisitazione di un grande classico della memoria collettiva.
Batman lo avevo amato in tutta la sua complessità, ho voluto per questo accogliere le intersezioni, i molteplici filoni narrativi che ne hanno caratterizzato non poco il cammino editoriale originario.
L’ho riproposto in tutte le sue diverse manifestazioni editoriali storiche e nuove (collane tipo Detective Comics, Batman e Legends of the Dark knight, miniserie come Azrael, graphic novel come il Dark Knight etc) che contribuivano a sfaccettarne il carattere in un mosaico percettivo avvolgente.
Via via, nel corso del tempo, credo che la raggiunta o supposta completezza o l’esaurimento dell’universo narrativo o una crisi creativa non ammessa, costrinsero anche la DC a risolverne la pubblicazione in modo ultimativo con la “caduta” e paralisi dell’eroe. Metodo drastico e psicologicamente efficace.
La fine della pubblicazione italiana con Glenat (con il numero 52) coincise con il mio ultimo giorno in Rizzoli, il 15 Marzo 1995. Anche questa data è significativa… siamo ancora nel secolo scorso (trent’anni di appartenenza a Linus e territori contigui in full immersion). In fondo avevo anche osato riproporre i miti degli anni ‘30 e ‘40, che resistono ancora. Ma cozzai contro la direzione della casa editrice che, dal 1972, aveva acquistato la Milano Libri Edizioni che conteneva me e avrebbe avuto Oreste Del Buono come direttore responsabile eIo e Batman: intervista a Fulvia Serra - GLENAT_BATMAN025-e1408372847727 irresponsabile, come amava definirsi, per vezzo, forse. Ma la realtà superò il vezzo.
Il direttore generale dei periodici degli anni ‘80, Vallardi, mi aveva detto: “Vede Serra, noi non abbiamo la vocazione per questo genere editoriale.” Avrei dovuto impensierirmi, ma non lo feci. Ne avevo sentite e continuai a sentirne tante di analisi demenziali… Era la fine del ’94.
Ma non devo parlare di me anche se è inevitabile.

Che cosa è mancato in quella pubblicazione, e nella gestione editoriale del personaggio Batman e di tutto l’universo DC per molti anni a seguire?
Non so pensare a cosa sia mancato nel progetto Batman fatto con Glenat. Certo tutti possiamo sbagliare. Però il mio Batman aveva un buon andamento, sostenibile con l’edicola; e i risparmi di scala che facevamo un po’ tutti, a cominciare dai collaboratori, lo dimostravano: costava proprio poco. E l’edicola ripianava i costi e qualcosa in più. Niente pubblicità, né nelle pagine, né promozionale. Ma tutto, credo ora, si può inserire in quella frase della direzione: se “non c’era la vocazione” ci avevano messo un bel po’ di tempo ad accorgersene. Dal 1972… Ma gli “sragionamenti” editoriali ci porterebbero lontano. Anche se pure Batman ne fu coinvolto.
Nell’universo DC è più difficile mettere il naso. Anche se l’ho conosciuto in tutta la sua potenza e grandezza e anche nella sua disorganizzazione.
Troppo vasto per essere pubblicato nelle mie riviste Corto Maltese oltre al quindicinale Glenat e Alteralter. Poche pagine per contenere tutto ciò che di straordinario usciva dalla DC, nel suo momento d’oro. Una DC Comics che soffriva del resto, al suo interno, di evidenti disorganizzazioni. A questo è da attribuirsi il ritardo nel completare la pubblicazione a puntate su Corto del Ritorno del Cavaliere oscuro. Quel capolavoro di Frank MillerIo e Batman: intervista a Fulvia Serra - CORTO-MALTESE-RIVISTA-052 ne sofferse, come i miei lettori, e me ne presi tutte le colpe. Avevo sbagliato a fidarmi di un’apparente grande squadra, la DC, che invece tardò in modo insopportabile la consegna delle pellicole (allora si stampava così, pellicole e lastre) necessarie alla continuazione della pubblicazione. Non riuscivano a recuperarle da uno stampatore o editore cinese, ammettevano.
L’unica giustificazione che seppi dare alla mia precipitosa pubblicazione: la scoperta e il fascino di quell’incredibile capolavoro che mi aveva tanto entusiasmato da volerlo condividere subito con i lettori. Quel Batman maturo, umano, potentemente nuovo.
Mi riscattai con la pubblicazione immediata della bellissima raccolta in volume che ebbe un successo strepitoso. Nonostante me? Questo interrogativo va ai tanti che neppure conosco, ma non so perché, continuano a non considerarmi per quello che ho fatto e mi fanno oggetto di un revisionismo anche della mia storia minuscola (sturiellèt direbbe Andrea Pazienza ma con affetto, in fondo era una mia creatura anche lui, visto che lo pubblicai sconosciuto e per la prima volta apparve in pagina con le sue “Straordinarie avventure di Pentothal” all’insaputa di Odibì, allora direttore di Alterlinus, ma sempre in giro a dirigere ogni altra casa editrice o collana, altrove nelle sue molteplici vesti e mansioni. Si fidava di me).

Tornando a BatmIo e Batman: intervista a Fulvia Serra - CORTO-MALTESE-RIVISTA-069-e1408373159995an, qual è la storia che preferisce?
Il mio prediletto, inutile ribadirlo, è diventato prepotentemente il Batman di Frank Miller. Tuttavia anche nei cartoni animati, che non ho più avuto occasione di vedere, trovavo una modernità narrativa e una suggestione grafica che mi è ancora congeniale.

Cosa ne pensa di questa costante necessità del fumetto americano di rinarrare le origini dei personaggi, modificandone dettagli più o meno significativi, per renderle più appetibili a un gusto contemporaneo?
Del fenomeno, tutto americano credo, di ripartire sempre dalle origini nella riproposta di pubblicazioni ormai chiuse con la parola fine, posso dire che secondo me si tratta di trovate editoriali per arrivare a un pubblico nuovo che ha nuove esigenze narrative: ma sono solo piccoli spostamenti della realtà. Noccioline, per dire di avere messo la firma alla nuova proposta anche del Batman che fu e che a tutti suggerisce. Graficamente forse la storia è diversa, lì sta il vero ringiovanimento, nel disegno. Ovviamente, tranne in casi eccezionali che si possono esemplificare in Frank Miller: con lui Batman davvero rinasce, davvero ritorna ed è come se non fosse esistito mai prima di così. Un grande prologo dal futuro? Un grandioso flash-forward? Altro che semplice rinascita editoriale! Da quello, questo oggi è Batman. Il resto? Fanno ormai 75 anni. E non credo che finirà qui.
Sono grata a Lo Spazio Bianco che mi ospita. Mi piace Lo spazio bianco.

Intervista condotta via mail a Luglio 2014


Note:
  1. Pantera Bionda è stata una serie italiana pubblicata a partire dall’Aprile 1948, realizzata per i testi da Gian Giacomo Dalmasso e per i disegni da Enzo Magni, in arte Ingam o Gamin; il personaggio di Pantera Bionda si ispirava a Tarzan, aggiungendo elementi di protofemminismo. Viene considerata precorritrice del genere erotico, tanto da arrivare ad essere vittima della censura. 

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