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Orfani #11 – gli eroi di Roberto Recchioni muoiono soli

Orfani #11 - gli eroi di Roberto Recchioni muoiono soli - Cover_Orfani11Da War Pigs a questo numero: sceglie di affidarsi a un countdown in vite umane per scandire i rintocchi finali della prima stagione di . Ma non è solo eliminazione fisica: è la fine della parabola anti eroica iniziata col primo volume.
Nel 2002 Manuel Agnelli degli Afterhours cantava “pensi di avere un credo, poi lo adatti a quello che sei” (1) . Verrebbe da dire che qui la faccenda è simile: ogni personaggio recita la propria parte seguendo le parole che gli sono state messe in testa dal mondo intorno, e che ha lasciato germinare nel terreno del proprio substrato emotivo. Non si sfugge a se stessi.

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Ci sono l’addestramento e l’omologazione, le regole come imperativo, che rimangono radicate in Jonas, nonostante tutto. C’è Ringo e il suo rifiuto dell’ordine imposto, la sua morale che non ammette mediazioni, si fregia di non adottare strategie e di conseguenza prende le strade più dirette e più sbagliate per portare avanti i propri ideali. C’è l’odio di Juno, che è rimasto acquattato fin dalla morte di suo fratello e non ha smesso di corrompere tutto il resto, al di là della ragionevolezza e degli affetti. Nessuno dei tre superstiti è un cavaliere senza macchia: sono tutti dei don Chisciotte deviati, che si lanciano contro i propri mulini a vento.

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, al di là degli strati scintillanti della fantascienza avventurosa, oltre il lessico da block buster americano con cui ama condire le proprie scene, ci parla di esseri umani che, come tanti, forse lottano per migliorare se stessi, ma a conti fatti soccombono, o meglio, cadono.
Tutti giù per terra segue questa caduta, metaforica ma anche tremendamente reale, concentrandosi sulla seconda coppia del gruppo, quella meno empatica, e dedicandole un trattamento sorprendentemente analogo alla coppia simpatica, i Ringo e Sam di Cuori sull’abisso.
Per dirla con il De Andrè citato nelle ultime pagine: “quando si muore si muore soli”. Non c’è confronto reale, fra i burattini di questa storia: nessuno riesce davvero a cambiare nessun altro. Le reclute possono combattere insieme e illudersi di vivere insieme, ma si scoprono sole nell’istante finale.

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Ma parliamo delle due linee temporali: il gruppo da giovane si ritrova a testare un dispositivo in grado di rendere sopportabile il viaggio nello spazio con l’accelerazione EPR. La prova, a cui si sottopone Juno, si trasforma in un’allucinazione letale che la vede confrontarsi con il suo defunto fratello Hector. Prevale un ritmo lento, con dialoghi che assomigliano a scambi di slogan fra i protagonisti.
Nel presente: Jonas cerca di impedire che i due ribelli attivino i motori EPR della nave di cui hanno preso possesso, mentre la Juric scatena su di loro il resto della flotta. Siamo in pieno Battlestar Galactica, con la frenesia della battaglia che fa da contraltare alla partita a scacchi nell’astronave. Poi la situazione precipita, concludendosi nella maniera più drammatica e più coerente con l’etica disperata e cattiva della serie.

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Ai disegni: Werther Dell’Edera rende il passato con le sue fisionomie dai bordi scabri e la caratteristica economia di dettagli, che non sacrifica inquadrature sempre interessanti. L’espressività intensa dei suoi personaggi ricorda in più di un momento Carlo Ambrosini, mentre le splendide sequenze dinamiche nei momenti onirici strizzano l’occhio nel modo migliore ai manga, grazie a giustificate linee cinetiche e a un’efficace distorsione di volti e scenari. I colori di Giovanna Nigro si adattano bene al lavoro di Dell’Edera, disponendosi secondo sfumature degli stessi cromatismi: i blu per la realtà, i gialli nella distesa di grano in cui si muove don Chisciotte, i rossi per la foresta teatro dello scontro con Hector.

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A , coadiuvato per la colorazione da Alessia Pastorello, toccano i corridoi dell’astronave e la battaglia nello spazio, resi entrambi spingendo sulla profondità prospettica, mentre le tonalità si diversificano rispetto alla prima parte, riempiendo le tavole di colori accesi che si sposano con le ambientazioni sintetiche. I volti e le fisionomie, resi in linee più pulite rispetto a Dell’Edera, fanno pensare a tratti a Ferdinando Tacconi. Per gli amanti della “lettura veloce alla Recchioni”, la sequenza dell’accelerazione verso la Terra regala 14 tavole (quasi) mute che abbandonano progressivamente i tratti neri e vanno verso una spettacolare computer grafica che ricorda da vicino l’approccio visivo di Massimo Carnevale. Difficile scorrerle senza soffermarsi ad ammirarle.

Insomma: in queste pagine c’è passione, c’è sense of wonder e c’è una storia consapevole di se stessa e dei propri meccanismi. Ovvio, attendiamo il capitolo finale per capire dove davvero vuole arrivare. Ma per ora è stata una bella cavalcata.

Abbiamo parlato di:
Orfani #11 – Tutti giù per terra
Roberto Recchioni, Werther Dell’Edera,
, agosto 2014
98 pagine, brossurato, colore – 4,50 €

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Note:
  1. “Sulle labbra”, dall’album “Quello che non c’è” (2002)  

6 Commenti

6 Comments

  1. Loris Crivellaro

    18 agosto 2014 a 15:10

    Ciao Vittorio,
    Bella recensione per un numero di Orfani per me bellissimo, sopratutto per i disegni.
    Ti segnalo una piccola svista.
    Come affermato da Franco Busatta nel suo scritto in seconda di copertina pare che…
    I colori della prima parte disegnata da Dell’Edera siano di Giovanna Niro.
    I colori della parte disegnata da Cavenago siano di Alessia Pastorello, tranne per la spalsh page 74-75 e le pagine da 77 a 84 e 86 che il buon Gigi avrebbe voluto colorarsi da se.
    Anche se personalmente, e gli chiederò conferma, ritengo che Cavenago abbia colorato da 74 a 85, perdendo progressivamente il contorno nero a china (digitale) per arrivare al “pittorico” delle scene dell’Albero, per poi recuperare i contorni neri e tornare a cedere la redini coloristiche alla Pastorello.
    Stai bene,
    Loris

    • la redazione

      la redazione

      18 agosto 2014 a 16:28

      Annalisa Leoni ha dissipato tutti i dubbi :)

    • Vittorio Rainone

      Vittorio Rainone

      19 agosto 2014 a 16:57

      Ciao Loris, grazie di essere passato e grazie per l’apprezzamento. Orfani ci ha messo un po’ a ingranare, ma gli ultimi numeri sono stati un crescendo. Sono molto curioso per il finale di stagione.

      • Loris

        19 agosto 2014 a 21:43

        Grazie a te. Articolo davvero interessante. Finale di stagione coi fiocchi grazie al maestro RRobe. E, pare, che anche l’ottimo Emiliano Mammucari abbia dato il meglio di sé (coi colori di Annalisa Leoni) per raccogliere l’assist di Dell’Edera e Cavenago per i fuochi d’artificio finali. Attesa e attese d’obbligo.

  2. Annalisa

    18 agosto 2014 a 13:57

    In realtà la parte di Werther è colorata da Giovanna e quella di Gigi da Alessia ( a parte le tavole pittoriche). Fonti: sono una delle coloriste. ;)

    • la redazione

      la redazione

      18 agosto 2014 a 16:28

      Grazie della precisazione, avevamo chiesto conferma all’ufficio stampa per evitare dubbi, ma probabilmente non ci siamo intesi a dovere.

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