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Raccontando Rocco Scotellaro: Giuseppe Palumbo “si distrae al bivio”

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Raccontando Rocco Scotellaro: Giuseppe Palumbo “si distrae al bivio” - Copertina-Lavieri1Uno si distrae al bivio. La crudele scalmana di Rocco Scotellaro è l’opera con la quale ha vinto  il premio Attilio Micheluzzi come Miglior Storia Breve al Napoli Comicon 2014, ed è un libro a fumetti che racchiude al suo interno tanti aspetti e significati.
Partiamo da quello a cui Palumbo sembra tenere di più: questo volume è un omaggio che l’autore ha sentito la necessità di fare a Rocco Scotellaro, poeta e scrittore lucano morto nel 1953 a soli trent’anni, che oggi viene ricordato più come personaggio politico che come narratore.
è anch’egli di origini lucane e ricorda di avere visto da sempre in casa le opere di Scotellaro, di cui il padre Franco, anch’egli poeta, aveva riempito la libreria. Come accade a molti, anche Palumbo, da ragazzo, è stato restio ad avvicinarsi a quei volumi, convinto di trovarci dentro solo cose del passato, arcaiche, inutili; ma crescendo l’autore ha vinto i suoi pregiudizi e, una volta lette, le pagine di Scotellaro gli sono rimaste dentro e sono fermentate in lui, finché, in piena maturità artistica, Palumbo ha scoperto che quel “personaggio lo aveva nell’anima da un pezzo”.

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La premiazione di Giuseppe Palumbo al Napoli Comicon 2014

Da qui nasce la necessità di rendere omaggio al Rocco Scotellaro narratore, più che al personaggio politico, e, al contempo, omaggiare anche la figura paterna, alla quale il libro è dedicato. Una prima versione, di poche pagine, nasce dalla matita di Palumbo dieci anni fa per poi, nel 2013 (rispettivamente a novanta e sessanta anni dalla nascita e dalla morte di Rocco Scotellaro), prendere la forma definitiva pubblicata da Lavieri.

Raccontando Rocco Scotellaro: Giuseppe Palumbo “si distrae al bivio” - 031Dicevamo dei tanti aspetti di questa opera. L’abbiamo definita, come ha fatto lo stesso Giuseppe Palumbo, un libro a fumetti, ma più calzante sarebbe dire che questo è un racconto illustrato. Perché il numero di didascalie è di gran lunga superiore al numero delle “nuvolette” tipiche del fumetto; le tavole, le immagini che affiancano il testo e lo “spiegano” sono importanti nella struttura globale della storia, ma una delle caratteristiche principali della Nona Arte, cioè la sequenzialità, viene in parte sacrificata dall’autore, o meglio reinterpretata. Come a voler dare importanza alla parole presenti nelle didascalie, quei testi tratti direttamente dal racconto di Rocco Scotellaro.
I disegni di Palumbo servono per aiutare il lettore a sintonizzarsi sulle parole, sul loro significato e sugli stati d’animo che evocano. Ed è bravo l’artista ad abbandonare il tratto netto, deciso, l’uso abbondante delle campiture nere che contraddistingue la sua produzione più popolare. Lascia invece andare il suo stile a un mood onirico, caratterizzato da tavole acquerellate nelle quali si muovono personaggi definiti da tratti di pennello mai marcati, che spesso sfumano all’interno dei paesaggi e degli ambienti che fanno da sfondo alla narrazione.

Raccontando Rocco Scotellaro: Giuseppe Palumbo “si distrae al bivio” - 021Il doppio, la dualità sono un’altra componente importante di quest’opera, quasi a richiamare e a sottolineare la parola “bivio” presente nel titolo del racconto di Rocco Scotellaro.
Il libro si divide, appunto, in due parti: l’interpretazione, da parte dell’artista, del racconto Uno si distrae al bivio, che Scotellaro scrisse neanche ventenne e che molti studiosi indicano come il più rappresentativo della poetica dello scrittore di Tricarico; e una seconda parte chiamata La crudele scalmana di Rocco Scotellaro, una sorta di breve ma efficace biografia del personaggio che Palumbo inserisce all’interno di un racconto autobiografico, quel viaggio a Tricarico fatto nel 2003 insieme al padre, prima di mettersi al lavoro sul libro, alla scoperta proprio di Scotellaro attraverso coloro che lo avevano conosciuto e studiato.
Raccontando Rocco Scotellaro: Giuseppe Palumbo “si distrae al bivio” - 05Questa seconda parte si conclude con le stesse parole con cui inizia la prima, “Io Ramorra l’avevo nell’animo da un pezzo”, quasi a indicare una circolarità dei due pezzi che compongono l’opera, una loro interscambiabilità di lettura assolutamente efficace e che viene anche voglia di consigliare per una seconda lettura del libro.
L’ambivalenza ritorna anche nella bicromia scelta da Giuseppe Palumbo per i disegni della prima parte.
Due tonalità: un colore tra l’ocra e il marrone chiaro a segnare i fatti e le vicende reali del racconto, cui fa da contrappunto un tono azzurro che contraddistingue i momenti del sogno del protagonista della storia, Giorgi Ramorra, come anche i momenti d’incontro tra Scotellaro e il personaggio da lui inventato, immaginati dallo stesso Palumbo.
In questa bicromia si stagliano, nette, immagini di colore rosso, associate spesso alle presenze femminili, a evidenziare una sorta di file rouge, quella passione per le donne trasversale e che attraversa tutta l’opera e la vita di Rocco Scotellaro.

Infine, questo libro è anche un’altra cosa: l’opera in un certo senso più apertamente biografica di Giuseppe Palumbo e sicuramente la più rivelatrice. Perché è davvero difficile non trovare un’affinità e un’evidente somiglianza sonora tra il nome del protagonista del romanzo di Scotellaro, Giorgi Ramorra e il primo personaggio popolare creato da Palumbo, Ramarro (il primo eroe masochista). L’inversione di due vocali, che non può essere un caso, una coincidenza (1) .

Abbiamo parlato di:
Uno si distrae al bivio. La crudele scalmana di Rocco Scotellaro
Giuseppe Palumbo
Lavieri, 2013
48 pagine, colore, 10,00 €
ISBN: 9788896971222

Leggi l’intervista a Giuseppe Palumbo su “Uno si distrae al bivio”

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Note:
  1. La parola ramorra in dialetto lucano significa proprio ramarro 

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