Interviste

Il senso di Jessica per i personaggi – Jessica Abel (Versione Italiana)

immagine1-15491

Il senso di Jessica per i personaggi - Jessica Abel (Versione Italiana) - immagine1-1549In occasione del suo viaggio in Italia in compagnia del marito Matt Madden, venuti per presentare i loro più recenti lavori tradotti nel nostro paese (Radio e Alla Deriva), è nata questa intervista ad una delle nostre autrici preferite. Affamati come siamo di sue opere, Radio si è rivelato un piccolo antipasto ad una futura e più corposa pubblicazione italiana.

Ho visitato il tuo sito, e mi guardero’ bene dal proporti una delle Top Seven Questions you are Always Asked! Quindi, per chi volesse sapere dei tuoi inizi o delle influenze nei tuoi fumetti, consiglio di visitare www.artbabe.com/allaboutme/topfive.html. Sbrigate queste incombenze, rimane in ogni caso da fare l’intervista! Innanzitutto, benvenuta in Italia! Torneremo dopo sul belpaese, ma intanto volevo chiederti: è il tuo primo viaggio da queste parti? Cosa conoscevi dell’Italia (ti prego, non dire pizza, spaghetti, mandolino e mafia!)?
A dire il vero, sono stata in Italia diverse volte. Per due volte a metà degli anni Novanta sono andata a un programma volontario per il recupero architettonico ad Altamura, in Puglia (vicino a Bari), dove ho aiutato a lavorare in una vecchia masseria fuori città che stavano restaurando assieme ai suoi giardini circostanti, che doveva essere trasformata in un centro per visitatori. Mentre ero laggiu’, visitai Bari, Matera, Gravina, Castel del Monte e altri luoghi della zona. Conobbi molti amici, che speravo di riuscire a visitare durante questo viaggio, ma non ce l’ho fatta con il tempo! Ecco il programma con cui ho lavorato: www.altanet.it/eutropia/index.html. Il secondo anno che andai lì incontrai il traduttore , che fece in modo che facessi da giuria per una mostra di giovani autori al festival di fumetti di Bari. So che non è la tipica esperienza da turista, ma amo il Sud e mi piacerebbe proprio ritornarci per un periodo più lungo.
Inoltre, alcuni anni fa sono stata ospite all’ExpoCartoon a Roma, nella sezione Altervox. Di nuovo, mi sono divertita molto e sono stata contenta di incontrare molti giovani disegnatori e aspiranti editori indipendenti, oltre a rivedere i miei amici Michele Ginevra (del Centro Fumetto ) e Jorge Vacca, della Topolin Edizioni.
Sono stata anche a Bologna, ma solo per pochi giorni, all’inizio di agosto… faceva così caldo che mi potevo muovere a malapena. Questa volta non vedo l’ora di essere in grado di uscire di giorno e vedere più cose!
E se vogliamo parlare di quell’argomento, mi diletto di cucina italiana praticamente tutti i giorni (soprattutto seguendo le ricette della mia eroina, Marcella Hazan) e non solo spaghetti! Non sono io che devo dire di essere brava, ma mio marito e gli amici mangiano di gusto…

Dici di esser cresciuta, tra gli altri, con Wonder Woman e Devil: come vedi l’attuale situazione del mercato USA, così sbilanciato verso storie supereroistiche tanto distanti dalle tue?
Beh, non ci penso molto. Considerando quello a cui presto attenzione, sono interessata quasi completamente a fumetti letterari e anche ai fumetti europei. Pero’ credo che qui le cose stiano cambiando. Sempre più lettori che non leggevano fumetti adesso lo stanno facendo e questo significa che i numeri stanno cambiando. Sempre più fumetti non di avventura stanno uscendo e sempre di più vengono comprati. Quindi vedo questa situazione come uno sviluppo positivo.

Nei tuoi fumetti curi molto i dialoghi, ed è forse la qualità che emerge più di tutte. Come nascono? Come crei il dialogo, come immagini il botta e risposta tra due personalità distinte?
Non so proprio come rispondere a questa domanda. Sicuramente porgo molta attenzione al dialogo, ma devo anche dire che è qualcosa che mi viene naturale. Non diro’ che “sento” le voci dei personaggi, perché non è giusto, ma posso capire se quella persona avrebbe detto una battuta. Credo di aver sviluppato un senso completo dei personaggi, compreso il modo di esprimersi, e il dialogo segue in maniera naturale.

Che rapporto hai con i tuoi personaggi? Sono manifestazioni della tua persona, in qualche modo, o cerchi di separartene?
A volte. Di solito, pero’, sono combinazioni di caratteristiche che ho osservato nelle altre persone. Sento che sono molto diversi da me e posso pensare a loro e osservarli come se fossero amici e conoscenze.

Oltre ai dialoghi, trovo che tu sia molto efficace in un’arte forse ancora più difficile. Gestire i silenzi! Il silenzio imbarazzato, il silenzio confuso, il silenzio come manifestazione di un momento interiore. Quanto c’e’ di pensato e quanto di spontaneo nella scelta dei tempi delle parole e delle non-parole?
Di nuovo, penso che venga dal fatto che ho un perfetto senso dei personaggi, compreso come parlano e interagiscono. Quando penso a una scena, in un certo senso la metto in scena nella mia testa mentre la sto scrivendo e penso anche alle emozioni che sono connesse con ogni frase, così quando sembra che ci debba essere un silenzio per esprimere un significato, ecco che salta fuori. è un beneficio del fumetto, come del cinema, di poter essere in grado di “scrivere” con efficacia il silenzio. La prosa è molto limitata nella sua capacità di esprimere quell’importante tipo di comunicazione.

Dalle tue opere emerge fortemente la voglia di comunicare, di parlare di un mondo vicino, vero. E’ capitato che qualcuno ti confidasse di essersi ritrovato perfettamente in uno dei tuoi personaggi?
Oh, certo, mi accade sempre. La cosa interessante è quando qualcuno interpreta un personaggio in un modo completamente diverso dal mio, e poi si identifica con ESSO.

Questa è strana! E’ un poco come se “tradissero” il senso del tuo fumetto? O è un momento interessante per capire come i lettori vedono e capiscono quello che volevi comunicare?
No, voglio solo dire che è gratificante capire che sono stata in grado di scrivere un personaggio più ricco e complesso di quanto avessi pensato. Che il comportamento del personaggio ha più sfumature di quanto sapessi, e che può essere interpretato in modi a cui non avevo pensato. Questo accade sempre quando guardi le persone vere, così è fantastico quando accade nei miei fumetti.

Parlaci de “La perdida“: come è nata l’idea per questo fumetto, e quanti differisce dalle altre tue opere, come “Artbabe“?
L’idea per “La Perdida” nasce fondamentalmente dalla fondamentale ragione che sentivo il bisogno, in quel momento, di realizzare qualcosa che fosse più lungo, un romanzo a fumetti. Dalla versione auto-prodotta di “Artbabe” in avanti ho sempre cercato di fare qualcosa di diverso e che fosse una sfida… nei primi quattro numeri di “Artbabe” le storie erano tutte corte, perché nascevano dalla mentalità delle antologie autoprodotte per cui di solito le storie che venivano chieste erano molto brevi. Poi, con il quinto albo, finanziato dal premio Xeric, ho realizzato una storia di otto pagine, “Jack London“, che rappresentava il racconto più lungo che avessi mai realizzato. Poi è venuto la versione Fantagraphics, in cui avevo 24 pagine a disposizione, per cui feci delle storie di 18-20-24 pagine. Poi è venuto “Radio“, che erano 30 pagine… e poi decisi di fare “La Perdida” con cui volevo misurarmi con una narrazione ancora più lunga. Adesso che l’ho quasi finito non mi interessa più il mio assunto iniziale, e probabilmente tornero’ a fare delle storie più brevi.

Quando uscirà l’ultimo albo? Hai incontrato difficoltà nel realizzare questa opera?
Ci sarà ancora un numero, probabilmente attorno a dicembre. Ho avuto qualche difficolta’, se così si può dire… avevo calcolato che per farlo ci sarebbero stati quattro numeri (per circa 2 – 2 anni e mezzo), ma saranno cinque anni e più probabilmente quattro anni. Comunque è abbastanza normale reimpostare e ripensare al tuo lavoro mentre lo stai facendo. E nella mia vita ho fatto molte altre cose nel frattempo, che fanno parte del ritardo.

Radio” è un bell’esempio di giornalismo a fumetto, in cui tra l’altro si percepisce la curiosità che ti ha animato. Vedremo altre tue opere di stampo simile?
Il senso di Jessica per i personaggi - Jessica Abel (Versione Italiana) - immagine2-1549Forse no. è stato molto impegnativo e non lo rifarei senza avere quel tipo di esatta coincidenza tra i miei interessi e quello che il cliente o il redattore vuole. è stata una situazione molto inusuale.

L’autoproduzione americana come sta? L’impressione da fuori è che l’offerta sia quanto mai varia, viva e qualitativamente molto interessante. Da dentro, anzi, da diretta responsabile di questa impressione, come la vedi?
Sono passati degli anni da quando mi auto-producevo e per me è stata un’esperienza temporanea. Non ho mai avuto l’intenzione di continuare se fossi riuscita a trovare un editore per pubblicare le mie cose. Detto questo, ci sono molte cose interessanti che sono auto-prodotte, ma c’e’ anche un SACCO di merda. è questo il punto: tu prendi tutto. Qualsiasi cosa una persona vuole stampare, viene stampata. E sebbene alcune cose siano meravigliose, ma troppo raffinate o non commerciali per essere pubblicate (una quantita notevole), la maggior parte di quello che viene auto-prodotto è troppo brutto perché chiunque lo voglia pubblicare. Penso che sia fantastico che chiunque possa buttare fuori qualcosa, ma non ho grosse aspettative dal gruppo nella sua interezza. Comunque, è fantastico quando mi stupiscono.

A proposito di editori, com’e’ il tuo rapporto con la Fantagraphics? E’ importante per te il confronto con l’editore, ed in cosa?
Il rapporto è buono, ma minimo. Parlo a malapena con loro a meno un albo non sia dal tipografo. Sarebbe bello avere un rapporto editoriale più stretto con un editor, ma la combinazione della difficoltà e la stranezza di editare fumetti, tutto fatto da una persona, e l’economia della forma artistica (per esempio, loro sono sempre occupati, come lo sono io), detta il fatto che uno stretto rapporto non sia una norma nel fumetto letterario.

Torniamo a parlare d’Italia! Fumettisticamente, conosci qualche autore o qualche fumetto italiano?
Certo, e anche molti. Come Francesca Ghermandi, , Matticchio, , , , , Mattotti e molti altri di cui ho visto poco (dentro “Schizzo” o altri albi che ho preso) e sembrano interessanti, ma i cui nomi non mi vengono immediatamente in mente.

Purtroppo autori come quelli proposti dal Centro Fumetto spesso sono poco noti al grande pubblico, ed hanno un mercato molto limitato. Pensi che ci sarebbe spazio in America per esportare le loro opere? Pensi che sarebbero accettate e comprese?
C’e’ sempre un po’ di spazio, ma solo un po’. Il mercato del fumetto letterario è sempre stato notevolmente chiuso agli autori stranieri tradotti per qualche ragione di cui non ho idea. Non ha senso dato che le preoccupazioni di molti autori europei sono le stesse di quelli americani. Quindi anche qui c’e’ un mercato molto piccolo, come in Italia.

In quali altri paesi sono state tradotte le tue opere? Cosa significa per te arrivare ad un pubblico diverso da quello di origine?
Non tanti. Gli italiani sono i miei più grandi fans! Per una qualche ragione, il numero maggiori delle mie pubblicazioni sono in Italia. Un mio libro deve uscire in Spagna e ho storie in tedesco, francese, svedese e spagnolo. Forse qualcos’altro. Per me è importante che il mio lavoro sia conosciuto all’estero, è un ottimo modo per creare contatti con persone di altre culture e questo è molto importante.

Credi che il mondo che disegni sia pienamente comprensibile anche al di qua dell’oceano?
Non ne ho idea. Ne dubito. Penso che molto di quello che faccio sia, in superficie, estremamente americano, ma le persone nel profondo sono come tutte le persone ovunque, così c’e’ molto che verrà tradotto a cui le persone si possono collegare. Inoltre, nel bene e nel male, la cultura americana è ovunque (sebbene in una versione bastardizzata… non un grande riflesso di quello a cui sono interessata…), e così le persone nel mondo possono avere qualche piccolo indizio dei dettagli culturali che utilizzo per raccontare le mie storie.

Una delle cose singolari del panorama italiano è che sono pochi i fumetti che parlano di gente comune, sono pochi gli autori che scrivono di cose di ogni giorno. Tra gli indipendenti americani, invece, sembra uno dei principali filoni! Seconde te, ci possono essere dei motivi culturali in questa disparita’?
Potrebbe essere. Siamo una cultura di osservatori del proprio ombelico, questo è certo. Ci piace parlare di noi stessi e dei nostri amici e analizziamo e sezioniamo il comportamento. Questo lo intendo in un senso generale: gli americani, nel loro complesso, sono qualcosa di questo genere. Pero’ non voglio parlare per il lato italiano!

Condividere parte dei propri interessi con il proprio partner (Matt Madden) è alla base di un bel rapporto di coppia. Essere entrambi autori di fumetti quanto ha pesato nel vostro rapporto, nei suoi inizi ed in quello che è a tutt’oggi?
Nel senso che quello è il modo e il perché ci siamo incontrati, è molto importante. Inoltre, è fantastico avere accanto qualcuno che sa e capisce quello che sto facendo (e viceversa). Il fumetto è una cosa lunga e difficile, lui lo sa e può essere di sostegno, e io posso fare lo stesso con lui. Naturalmente ci sono altre cose che sono comode, come il fatto che abbiamo bisogno dello stesso tipo di spazio per lo studio e possiamo dividere alcuni materiali e delle cose.

Avete mai fatto un fumetto a quattro mani, o pensate mai di farlo?
Abbiamo fatto una-due pagine. Ma lavoriamo davvero in modo diverso e siamo, da un punto di vista artistico, interessati a cose diverse, così non è poi una così interessante.

Mi incuriosisce molto, nel tuo sito, la sezione Artbabe Army! Cos’e’ questo spazio? Qual è il suo obiettivo?
Non sono certa che abbia uno obiettivo concreto. Le cose che sono lì sono delle cose casuali a cui sono interessata e pensavo di metterle su perché per me era divertente e pensavo potesse essere divertente anche per i lettori. In un certo modo, è un posto per le persone a cui piacciono i miei fumetti e vogliono trovare qualcos’altro. Anche se non sono più fumetti ma solo delle altre cose dal mio mondo. Comunque, ha una bassa priorità ed è per questo che è un po’ vuoto. Un giorno forse faro’ dell’altro.

Ringraziamo sentitamente Jessica, dandole appuntamento per la prossima opera che verrà tradotta (speriamo presto) in italiano, e la nella persona di , per la disponibilità nel farci da intermediario e traduttore.
Ricordiamo a tutti che, per essere sempre aggiornati sulla produzione di Jessica Abel, il suo sito personale è www.artbabe.com. Buona visita!

(traduzione )

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Spazio Bianco: nel cuore del fumetto!

Inizio