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Batman #27: Città Oscura, prima parte

Le origini di Cappuccio Rosso secondo Greg Capullo
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Tramonto. Il cielo si colora di arancio e rosso, mentre il sole viene nascosto dall’orizzonte. Una figura scura e nera si cala dall’alto, appesa a un filo sottile. Con un braccio si regge alla fune, che fa ruotare con maestria, e con l’altro afferra per il collo uno dei tre criminali che, armi in pugno, sui tetti della città hanno appena compiuto un crimine, o si preparano a compierlo. La sorpresa. La paura. Quella figura che esce dall’oscurità ha ali da pipistrello.

È e così si presenta ai lettori sulla copertina di Detective Comics (vol 1) #27, l’albo antologico che vedeva l’esordio del personaggio.
Batman #27: Città Oscura, prima parte - batman_27_cover_lionQuella stessa copertina viene omaggiata da nella scena iniziale di (vol 2) #24, pubblicata in Italia su Batman #27 della Lion, ma a differenza della copertina di Bob Kane, dove viene afferrato un gangster tipico degli anni Trenta, nella doppia splash page di Capullo, il Cavaliere Oscuro afferra uno dei Cappucci Rossi che stanno colpendo Gotham con una lunga serie di crimini. È la prima uscita di Bruce Wayne nei panni che lo hanno reso famoso negli ultimi 75 anni di vita editoriale, ma viene sapientemente utilizzata da per costruire una delle scene più spettacolari di Città Oscura, secondo arco narrativo di Anno Zero.
È evidente, girando ogni pagina, che i due autori stanno realizzando un prodotto di alta qualità, cui tengono particolarmente. I vari passaggi narrativi hanno un gusto tra il cinematografico e il teatrale, mentre il nodo narrativo principale, la città, viene sottolineato nella conferenza stampa di Bruce Wayne, che in diretta chiede ai suoi concittadini:

Cosa vi piace davvero di Gotham?

Da qui fino all’ingresso di Batman, emerge un Bruce Wayne forte e ispirato, ottimamente caratterizzato, le cui battute rivolte a Cappuccio Rosso sembrano la miglior risposta possibile a The Killig Joke di Moore, dove la casualità di una brutta giornata aveva tolto ogni senso alla vita precedente del criminale.
La storia di Snyder, però, la si apprezza anche per i dettagli: le capacità scientifiche di Cappuccio Rosso 1, per esempio, o ancora la descrizione della prima batcaverna (una fornace, cinque portatili posti sulle rocce, alcuni generatori), o gli schizzi di Batman nella bacheca del commissariato di Gotham, o la gag da film di Stanlio e Ollio sulle scale nello stabilimento chimico dove si chiude lo scontro con la gang.

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Le origini di Cappuccio Rosso secondo Jim Aparo
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Le origini di Cappuccio Rosso secondo

Tutti i dettagli, lascio al lettore scoprire gli altri, sono costruiti in funzione del nodo conclusivo, il confronto sulla passerella pericolante posta sopra la vasca delle sostanze chimiche. Mostrata per la prima volta da Bill Finger, Lew Sayre Schwartz e George Roussos su Detective Comics #168, albo dove venne introdotto il Cappuccio Rosso, la precedente identità del Joker. Snyder e Capullo, seguendo quanto fatto anche da altri grandi autori, come Len Wein e Jim Aparo, Alan Moore e Brian Bolland o al cinema dal regista Tim Burton (1) , reinterpretano questo momento topico di retrocontinuity e, più che nelle versioni precedenti, calcano la mano sulla premeditazione di Cappuccio Rosso nel salto verso la vasca: non è solo un gettarsi tra sostanze chimiche pericolose per sfuggire al proprio avversario, ma anche un senso di onnipotenza, ben rappresentato dal sorriso sotto il cappuccio e dall’emblematica battuta:

Ma invece è solo l’inizio.

Ricorda in tutto e per tutto quel senso di onnipotenza che hanno molti dei mafiosi da strada, pronti a uccidere anche a volto scoperto: nessuno li denuncerà, nulla potrà fermarli, nessun proiettile o poliziotto potrà far loro del male.
È un senso di onnipotenza che sembra avere anche l’Enigmista, che sfida apertamente la città nella backup story, scritta da Snyder con James Tynion e disegnata da Rafael Albuquerque, annunciando da vari maxi-schermi l’esplosione di una serie di bombe, ribadendo con le azioni le parole del futuro Joker: è solo l’inizio.

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Nel frattempo, nel presente, probabilmente prima dell’inizio di Trinity War (2) , Batman deve affrontare Wrath proprio sulle pagine di Detective Comics. John Layman, con i disegni muscolari di Jason Fabok, porta a conclusione una saga difficile per il Cavaliere Oscuro, che è stato messo a confronto con un avversario che era a lui in tutto e per tutto speculare. Layman, poi, mutua un concetto già espresso nell’ultimo film della trilogia di Nolan: la vicinanza del Cavaliere Oscuro con le forze dell’ordine. L’ultimo assalto a Wrath, portato dalla polizia schierata alle spalle di Batman non può non ricordare al lettore che abbia anche visto quel film l’assedio da parte della polizia alla borsa di Gotham.

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Infine Nightwing: arriva finalmente a conclusione la vicenda di Tony Zucco e del Burlone. Kyle Higgins, supportato ai disegni da un ottimo Will Conrad, mostra le origini del Burlone in un episodio che, tutto sommato, risulta ben scritto e abbastanza attuale nel soggetto. Nella trama, infatti, confluiscono i temi della corruzione e della rivolta sociale, ma, come Nolan, Higgins ribalta la nobiltà della rivolta, e in un certo senso ribalta anche il punto di vista di V for Vendetta, riducendo le motivazioni del Burlone a semplice vendetta per la morte del genitore. Unico dettaglio negativo è come Higgins trasmette al lettore queste informazioni: utilizza, infatti, Tony Zucco per raccontare a Nightwing delle origini del terrorista, di fatto rinunciando all’aspetto investigativo del personaggio proprio nel finale della saga. Probabilmente questa conclusione adrenalinica, certamente efficace nel complesso, è stata suggerita dalla necessità di dover chiudere l’arco narrativo per non lasciarlo in sospeso per due mesi, dovendo ospitare nel numero successivo un tie-in con Anno Zero.

Abbiamo parlato di:
Batman #27
, Greg Capullo, James Tynion IV, Rafael Albuquerque, John Layman, Jason Fabok, Kyle Higgins, Will Conrad
Traduzione di Stefano Visinoni
, luglio 2014
108 pagine, spillato, colore – 4.50€


Note:
  1. In effetti, nel primo film di Batman, non fu Cappuccio Rosso a cadere nel bagno chimico, ma Jack Napier, il gangstar responsabile, in gioventù, della morte dei genitori del Bruce Wayne di quella pellicola 

  2. La supposizione viene lasciata al lettore, mancando indicazioni editoriali sia da parte della supervisione originale, sia da parte dei curatori italiani 

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