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“Blue” di Pat Grant. Un percorso di crescita fra il surf e la difficile convivenza nella diversità

 “Blue” di Pat Grant. Un percorso di crescita fra il surf e la difficile convivenza nella diversità - blue-coverNell’immaginaria cittadina australiana di Bolton tre compagni di scuola appassionati di surf si avventurano lungo il sentiero attraversato dalla ferrovia alla ricerca dei resti di un corpo investito da un treno. Questo è solo uno dei modi – il più semplice – per provare a ricostruire il clima narrativo di Blue (, 2014) fumetto dallo spunto autobiografico dell’australiano Pat Grant, uno dei volumi ospitati nella nuova collana “Psycho Pop”.

Ho usato anch’io il caro vecchio corpo-sui-binari.

ammette Grant – classe 1982 – nel richiamare il racconto di Stephen KingThe Body” (da cui il celebre film “Stand by me” diretto da Rob Reiner), ma sottolinea che l’episodio autobiografico è avvenuto ben prima di venire a conoscenza del testo di King.

La vicenda, dopo un breve e significativo prologo, si sviluppa lungo un flashback che il protagonista, Christian, ormai maturo e disilluso, ricompone narrando uno spaccato della sua infanzia in cui molto di quello che ha sotto gli occhi nel presente – luoghi, personaggi, valori, dinamiche sociali – risultava all’epoca estremamente diverso. È uno stravolgimento drastico quello che ha colpito Bolton nel volgere di poco più di un decennio. Descritta come una cittadina fin troppo ordinata e pulita, una “città dormitorio” controllata da telecamere di sorveglianza, è ormai un luogo abbandonato dai vecchi abitanti e in mano a una strana e decadente popolazione di esseri blu dai lunghi tentacoli che passa le giornate a ingozzarsi di noodles.
L’avventura dei tre ragazzini risale al tempo dei primi avvistamenti di questi strani esseri. Questa scelta – ben calibrata per gli sviluppi del sottotesto metaforico dell’intera vicenda – consente a Grant di focalizzare l’attenzione su un momento ben preciso nel percorso che riporta indietro nel tempo il narratore: è questo il momento della diffidenza – velata di razzismo – in cui qualcosa di alieno irrompe nella vita ben ordinata di un villaggio di provincia, inizio della fine degli equilibri di Bolton.

Quando cominci a raccontare storie sulla tua vita sembra tutto più chiaro di quando lo stavi vivendo.

Questa difficoltà di comprendere e restituire il senso di ciò che è stato è l’ostacolo principale di Christian, testimone oculare e narratore tragico, uno degli ultimi “umani” in una Bolton ormai completamente stretta fra i tentacoli stranieri. Armato di rullo e pittura bianca, si affatica invano, come in una cieca coazione a ripetere, per tentare di coprire gli strani geroglifici alieni – incomprensibili come una lingua sconosciuta alle orecchie di chi non si è mai mosso dal suo angolo di mondo protetto – che le creature blu vanno lasciando un po’ ovunque, lungo le strade e i muri che attraversano.

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L’iniziazione all’età adulta, rivissuta provando a fare luce sul proprio passato, diventa allora la somma di più curiosità/difficoltà, fra loro distinte ma collegate proprio attraverso il corpo dilaniato dello straniero: vedere, testimoniare e rapportarsi al diverso, necessario banco di prova anche per conoscere se stessi.

Queste tematiche, tenute insieme dalla passione per il surf – sport che agisce qui anche da splendida metafora del rapporto fra terra e mare, fra equilibrio dei corpi e forze naturali, come dimostra il saggio dell’autore che completa il libro – sono rese graficamente dal tratto ironico ed espressivo, pop nel senso migliore del termine, di Pat Grant.

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Una sorta di horror vacui si impadronisce di alcune delle tavole migliori del volume – tra cui alcune straordinarie splash page – concepite in formato orizzontale. Personaggi, oggetti, ambientazioni e elementi naturali compongono una realtà complessa e multiforme, facendo coesistere l’ironia espressiva e caricaturale dei volti e dei corpi con una resa precisa e dettagliata degli spazi e degli elementi che modellano questo microcosmo australiano.
La riduzione del cromatismo alle sole tinte marrone e azzurra (terra e mare, si direbbe, se le tonalità non fossero volutamente soffuse e antinaturalistiche) diventa quindi un espediente molto efficace per inserire le creature blu in un ambiente che, nonostante la diffidenza istintiva degli abitanti, possiede quel colore fra i suoi elementi costitutivi. Anche attraverso questo espediente, dunque, si intuisce la contiguità degli “alieni” rispetto al mondo che li accoglie e di cui ben presto si impossessano, aprendo forse uno spunto di riflessione ulteriore sullo statuto reale di questi esseri a prima vista tanto lontani nell’aspetto e nei costumi.

L’azione ripetitiva e priva di speranza di Christian – inutile imbianchino alle prese con un nuovo ordine che non gli appartiene più – sottolinea allora ancora una volta quanto sia difficile fare i conti con una lingua e una cultura diversa, se a dominare i rapporti con l’altro resta solo una fredda, rassegnata distanza.

Abbiamo parlato di:
Blue
Pat Grant
traduzione di Micol Beltramini
, 2014
96 pagine, brossurato, colore – 13,00 €
ISBN: 9788866348184

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