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Ken Parker: Oltre la frontiera – I Classici di Repubblica Serie Oro # 50 – 6,90euro

C’era una volta Sergio Leone, un paio di occhi di ghiaccio, una maglietta bucherellata ed un motivetto fischiato da soli. Bastava questo, ed un western sudato, alticcio, polveroso come le campagne laziali in piena estate prendeva forma, e scriveva la storia del mito della frontiera. Poi c’era una volta, appena dopo, Willer, gli indiani-che-poi-cosi’-cattivi-non-sono ed un pugno di virili valori. Con queste nuove caratteristiche, il western usciva dal mito e si faceva avventura, non priva dell’intento formativo che di questo genere narrativo è la molla. Oggi c’e’, forse, molto poco. La fisionomia presa a prestito da , insieme attore anti ed hollywoodiano, tra l’altro poco specializzato in ruoli western. Il mito del west stritolato dalla logica politicamente corretta della revisione storica. L’ideale dell’eroe polverizzato dalle umane meteoriti di bombe ed aerei piovuti dal cielo in cinquant’anni e un po’ di storia. Se perfino le meraviglie dai superpoteri d’oltreoceano hanno superproblemi e gettano la spugna, non può non ammalarsi un genere narrativo che è sparito dall’editoria cartacea non fumettistica; che viene cinematograficamente contaminato con altri generi, forse per scarsa fiducia nelle sue proprie forze; e che è proposto nei palinsesti televisivi, quelle rare volte, con inadatti ritocchi al trucco.
Ken Parker di ed è disegnato benissimo, scritto con altrettanta efficacia, ma già ispirandosi fisicamente ai volti più conosciuti della cinematografia americana, pur facendo omaggio ed insieme punto di riferimento alla grandissima scuola di fabbricazione di storie d’oltreoceano, dichiara di rinunciare alla denominazione di origine controllata dei vari buoni, brutti e cattivi…il marchio all’italiana. Le storie pertanto ripropongono il modello sperimentato del ribaltamento del genere trasformandolo in una sorta di avventuroso racconto intimista, in cui il protagonista lotta contro la spietatezza della natura, si stupisce una volta di più della fragilità degli amori, conferma la solida lealtà dei suoi sentimenti e si sforza, con poco successo, di convivere con i fantasmi del proprio passato. Insomma, secondo un solco che e’, si’, molto bonelliano, ma che rischia di codificare un modus operandi che, forse, risale alla struttura delle redazioni di Topolino, soprattutto dagli anni settanta in poi: prendo un gruppo di eccellenti talenti italiani e li pongo al servizio di una filosofia che non e’, pero’, italiana. Giochiamo a chi indovina per primo da che luogo della terra proviene?

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