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Julia, L’investigatrice dell’animo – I Classici di Repubblica Serie Oro #41 – 6,90 euro

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Julia, L'investigatrice dell'animo - I Classici di Repubblica Serie Oro #41 - 6,90 euro  - immagine1-2585Julia, a dispetto dell’ambientazione, delle storie e della stessa fisicità dei personaggi, è un fumetto poliziesco italiano che in qualche modo rovescia l’abituale operazione di trasporre sul grande schermo le avventure disegnate. Julia, in una sala cinematografica, è già proiettata dichiaratamente dalla scelta di assegnare ai protagonisti della storia le fattezze di personalità note e riconoscibili dell’universo di celluloide. Julia Kendall, la criminologa che spesso resta suo malgrado coinvolta in complesse indagini poliziesche, ha il viso aguzzo ed indifeso di Audrey Hepburn, forse l’attrice più bella ed elegante degli anni d’oro di Hollywood; la sua governante/mamma/vocedellacoscienza Emily ha il piglio energico e la pettinatura indiavolata di Whoopy Goldberg; per il corpulento e bonario sergente Ben Irving è stata ritagliata la struttura ingombrante, ma già simpatica, di John Goodman; infine, il tocco un po’ inquietante e fascinoso del profilo di John Malkovich non lascia mai scivolare inosservata la presenza del tenente Alan Webb. Ma soprattutto, il taglio delle inquadrature (ops, vignette), l’andamento carrellato e zoomato delle prospettive e dei movimenti di matita (potrebbero chiamarsi cosi’, in fondo), conferiscono alle storie scritte da un respiro da cinemascope. Tanto che la quarantunesima uscita della Serie Oro dei Classici del Fumetto di Repubblica, nel formato più grande, permette di apprezzare meglio questo fumetto, rispetto al numero già dedicato a Julia nella precedente collana pubblicata dal quotidiano.
Il sottotitolo di questa edizione, L’investigatrice dell’animo, a dir la verità ha un po’ il fiato corto nell’inseguire le azzeccate definizioni coniate per Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo, e Martin Mystere, il detective dell’impossibile, tentando piuttosto di sfruttare l’assonanza con questi per catturare l’attenzione del pubblico. Le indagini che i due eroi bonelliani svolgono, pur evocando i suggestivi e misteriosi arcani che compongono il nostro immaginario, oppure denudando brutalmente le paure più violente del nostro inconscio, non hanno mai un effetto catartico e liberatorio per il protagonista. Anzi, Martin Mystere è un mix irresistibile di curiosità e scetticismo, che ne preservano il buon umore e, forse, la sanità mentale in mezzo ai misteri bizzarri e scioccanti di cui viene a conoscenza; mentre Dylan Dog continua a tener saldamente sigillati i propri fantasmi, incapace di esorcizzarli attraverso gli orrori in cui naviga. Julia, in realta’, ha un taglio più morbido e sfumato, presentandosi con una veste decisamente sofisticata, ma soprattutto è più palesemente concentrata ad indagare se’ stessa, lasciandosi guidare dai suggerimenti che il caso di cui di volta in volta si occupa le offre. I progressi dei casi di Julia non avvengono quasi mai indagando e spesso nemmeno per sua iniziativa: il mistero si risolve da solo, ma nel frattempo l’affascinante criminologa ha aggiunto un nuovo tassello all’enigma che le sta più a cuore, la soluzione di se’ stessa. Le sedute psicoanalitiche di Julia, il tenore diaristico della voce off, anche questa un richiamo cinematografico, l’esigenza di annullare anche solo la possibilità di costruire un universo più complesso intorno alla protagonista, castrando l’invenzione di presenze fisse e stabili che siano realmente intime, denunciano il carattere introspettivo ed autoreferenziale, se vogliamo solipsistico, di questo interessantissimo fumetto.
Le due storie proposte in questa uscita, Uccidero’ ed Una cara, carissima amica, raccontano con uno stile curatissimo ed impeccabile quello che è uno degli aspetti più inquietanti di una società monadica come quella nordamericana: la relazione con lo sconosciuto, il grado di intimità che possiamo assegnare ad un rapporto, il livello di innocenza che è concesso al senso della familiarita’. Le avventure sono sapientemente montate e, volendo, mixate, in quanto anche il disegno fortemente chiaroscurato, elastico ed espressivo al limite del macchiettismo di , restituisce il senso dei sapori, gli odori, i suoni ed i rumori di scena. Eccessivo, pero’, il ricorso al meccanismo di riconoscibilità dei personaggi utilizzando la maschera di attori famosi, in quanto insiste troppo sul suggerimento delle caratteristiche che devono colpirne il lettore. Non voglio trovare per forza Julia fragile, Emily spassosa, Irving rassicurante e Webb affascinante. Forse anche per questa ragione, al di là del particolare metafumettistico, nella storia, dei telefilm a lei ispirati, pur prestandosi con rara precisione a questa operazione, le avventure fumettate di Julia non diventeranno mai un serial televisivo reale, o magari un film. Perche’ il casting è già stato fatto, e contro Audrey Hepburn non c’e’ storia.

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