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Il Commissario Spada: Milano criminale – I Classici di Repubblica Serie Oro #40 – 6,90 euro

Frutto della collaborazione tra un esordiente, lo sceneggiatore Gian Luigi Gonano, e un maestro, il disegnatore Gianni De Luca, Il commissario Spada nasce sulle pagine del Giornalino nell’anno 1970.
Fin da subito le avventure di Spada, pur mostrando in alcuni casi l’inesperienza di Gonano, comprensibile trattandosi del suo primo lavoro nel campo dei fumetti, si segnalano per una certa dose di realismo e di verosimiglianza, qualità che finisce con l’emergere in maniera sempre più evidente con il susseguirsi delle storie, fino a sfociare nella cosiddetta Trilogia del terrorismo, che offre un ritratto fedele e sofferto della vita durante gli anni di piombo.
Gonano costruisce le sue sceneggiature grazie anche alle sue esperienze di scrittore e di giornalista, ma certo non è questo il suo unico merito. Grande importanza nell’economia delle storie è data al rapporto tra Spada e suo figlio Mario, un rapporto conflittuale che sfocia spesso in contrasti e liti, quando non diventa addirittura un rapporto di antagonismo, con Mario dalla parte degli avversari di Spada. In questo modo i giovani lettori a cui la serie era destinata potevano facilmente identificarsi nel giovane Mario e nelle sue necessità di affermazione verso un padre severo e spesso assente.
Ma se la serie diventa subito la preferita della rivista, il merito non è solo delle sceneggiature di Gonano. Altrettanta importanza hanno gli splendidi disegni di De Luca, capaci di rendere al meglio tutte le sfumature, a volte ironiche, più spesso drammatiche, delle storie. Il contributo di De Luca non si limita infatti alla sola abilità nel disegno, che già da sola basterebbe a rendere la serie degna di nota. La sua continua ricerca di nuove soluzioni all’interno del linguaggio fumettistico fa di questo disegnatore uno dei più grandi autori che il mondo del fumetto possa vantare. Tra le principali caratteristiche del suo lavoro, una delle più affascinanti è la scelta di realizzare vignette con un unico sfondo su cui i personaggi si muovono come sul palco di un teatro, questa soluzione, utilizzata in maniera ben più evidente nella famosa trilogia shakespeariana. Questo volume presenta tre storie: Geronimo, originariamente suddivisa in due parti: Geronimo e Patto col diavolo; I Figli del Serpente ed infine, sotto il titolo Trilogia del Terrorismo, le storie I terroristi, La grande confusione e La scelta.
Geronimo inizia con un tono da commedia: il lettore assiste divertito alle peripezie di Spada e dei suoi uomini beffati dalle imprese di colui che si presenta come una sorta di Robin Hood del ventesimo secolo, tant’e’ che anche Mario parteggia per lui. Ma ben presto Geronimo si rivela per quello che e’, niente più di un comune criminale solo un po’ più sfrontato degli altri. La storia abbandona ben presto il tono ironico che aveva all’inizio per diventare altamente drammatica e Spada, per ritrovare suo figlio, dovrà allearsi con Geronimo.
Pur risentendo, soprattutto nella prima parte, di alcune leggerezze narrative questa storia è comunque indicativa delle caratteristiche della serie, da un lato l’estremo realismo e drammaticità degli eventi narrati con velocità tale da non permettere al lettore di interrompere la lettura, dall’altro il primo dei grandi contrasti tra Spada e suo figlio, che ormai adolescente sente nascere in se’ la naturale ribellione verso il mondo degli adulti.
Da segnalare infine due dettagli che aumentano il realismo di fondo delle storie di Gonano e De Luca. Se la scena dello sciopero era tutto sommato abbastanza normale in quegli anni, la presenza, sullo sfondo della telefonata di Geronimo al commissario Spada, di due prostitute in cerca di clienti, stupisce per la sua presenza sulle pagine di una rivista cattolica che negli anni ’70 era distribuita esclusivamente su abbonamento e nelle parrocchie.
I figli del serpente è la storia del passato di Spada, di come la moglie Lucia morì per dare alla luce Mario.
Gonano intesse una storia fatta di poteri extrasensoriali e di sette sataniche che richiama le atmosfere di molti film di quegli anni. Questa è sicuramente la storia più bizzarra dell’intera serie, in quanto parzialmente basata su elementi non perfettamente quantificabili. La storia è un lungo flashback, con Spada che racconta per la prima volta a Mario le circostanze della morte della madre. Le indagini di Spada su alcuni misteriosi delitti si intrecciano con le visioni di sua moglie e di una medium che ben presto muore in circostanze poco chiare. I pochi indizi trovati puntano il dito sulla setta dei Figli del Serpente, che sembra interessata a Lucia. Lo scetticismo di Spada e il suo non voler credere alle visioni della moglie contribuiranno a far sì che il destino si compia.
La trilogia del terrorismo invece è probabilmente la storia più memorabile dell’intera serie, soprattutto per chi, come chi scrive, ha potuto leggerla da bambino nella sua prima edizione. Stavolta la realtà irrompe bruscamente sulle pagine dei fumetti, che fino ad allora erano un mondo a parte. Di punto in bianco arriva il suono delle sirene e degli spari, e le parole nei balloon iniziano a confondersi con quelle dei telegiornali. Le indagini di Spada volte a sgominare il gruppo di terroristi Aut Aut, guidato dalla temibile Valeria Vergani, un personaggio destinato ad imprimersi indelebilmente nella memoria dei lettori, si fondono con le immagini degli attentati e delle rapine che si vedono in tv.
L’effetto di tutto cio’ fu all’inizio una sorta di timore e di distacco verso quelle pagine che raccontavano cose troppo vere per essere dei fumetti. Allo stesso tempo staccarsi da quella storia era impossibile ed era impensabile rimanere senza risposta alle tante domande che vi erano espresse: Spada avrebbe catturato i terroristi? Valeria sarebbe riuscita a scappare ancora? E cosa avrebbe fatto Mario?
Se il finale, tra attentati, inseguimenti, fughe ed arresti, risponde a tutti i dubbi posti, altrettanto non accade per le domande che covano dentro ai personaggi, che agiscono coerentemente secondo le proprie convinzioni, ma che sono incapaci di risolvere i dubbi derivanti dalle proprie scelte. (Stefano Menchetti)

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