Interviste

Intervista a Alfred

Alfred 8

In occasione della presentazione di Come prima, il nuovo libro di vincitore del Fauve d’Or di Angouleme, il 13 Giugno abbiamo avuto modo di intervistare l’autore a Milano presso il temporary shop di .

Nato nel 1976, inizia a pubblicare molto presto con Delcourt (1997) e con altre case editrici francesi per poi iniziare una collaborazione con lo sceneggiatore David Chauvel che darà vita alla serie per ragazzi Octave, a Paroles sans Papiers  e a Premières fois, sempre per Delcourt. A tali opere seguono i suoi graphic novel più conosciuti: La disperazione della scimmia su sceneggiatura di Jean-Philippe Peyraud, Perchè ho ucciso Pierre con Olivier Ka e l’adattamento al romanzo di Guillaume Guéraud Non morirò predaDopo un difficile periodo di crisi, l’artista francese scrive e disegna Come prima, volume che affronta un tema difficile e complicato come quello del riavvicinamento di due fratelli che non si sono parlati per anni. Il volume, edito , è in uscita il 3 Luglio nelle fumetterie e nelle librerie di varia.

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Partiamo dal titolo: “Come prima“, in lingua italiana anche in Francia. Ci puoi spiegare il perché di questa scelta?
Ci sono due motivi. In primo luogo volevo che il pubblico francese capisse immediatamente il riferimento all’Italia, volevo che il primo suono ad essere pronunciato fosse una parola italiana perché nel mio libro si parla appunto di un viaggio che ha come meta l’Italia. La seconda è che volevo un titolo che rievocasse nostalgia. Forse per voi è strano, ma in Francia dire “come prima” non significa nulla, ma suona come un proponimento. E poi c’è la canzone Come prima, interpretata in Francia da Dalida che è stata cantata nel 1958, l’anno in cui è ambientata la mia storia. La suddetta canzone, per il pubblico francese riconduce subito agli anni sessanta e all’evocazione di un preciso periodo storico e, di conseguenza, alla nostalgia per quegli anni.

Perché ambientarlo proprio in Italia? E c’è un motivo preciso per cui hai scelto l’anno 1958 come periodo storico in cui ambientare la vicenda?
La mia famiglia, e io di conseguenza, abbiamo radici italiane, dai due ai cinque anni sono cresciuto in Italia e poi sono tornato a viverci per un po’ di tempo tre anni fa essendo molto legato a questa cultura e a questo paese. Mio nonno è originario di Chiavari, la mia famiglia vive ancora nella zona delle Cinque Terre dove sono cresciuto. Sono davvero molto legato alla Liguria e al vostro paese e ci sono tornato spessissimo proprio per questo. Per quanto riguarda la scelta dell’anno in cui si svolge la vicenda credo centri molto con le figure di mio nonno e del mio prozio, da cui ho preso inizialmente spunto per delineare Fabio e Giovanni, i due protagonisti, ed in particolare alle storie di guerra che mi venivano raccontate quando ero ancora piccolo. Infatti le prime storie che ho ascoltato da bambino, quando avevo cinque o sei anni, sono proprio le storie di mio nonno e di suo fratello durante la Seconda Guerra Mondiale. Non capivo bene tutto, ma, ciò nonostante, tali storie sono diventate parte della mia mitologia. Nessun racconto relativo la mia famiglia si spinge agli anni precedenti la guerra. Il 1958 nello specifico è dovuto alla mia volontà di spostare le vicende del mio libro poco dopo quest’ultima. La mia cultura italiana inizia proprio in quel periodo poiché, anche se non sono nato nel ‘58, gli eventi familiari che conosco partono proprio da quegli anni.

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Quindi i due protagonisti del tuo fumetto sono delle proiezioni di tuo nonno e del tuo prozio?
All’inizio ho preso loro come riferimento poiché mio nonno e suo fratello sono stati dieci anni senza incontrarsi dopo la guerra, poi i personaggi sono diventati in parte anche me e miei fratelli. In famiglia siamo tre fratelli e con uno di loro siamo rimasti molti anni senza vederci. Quindi all’interno del mio libro in realtà parlo a lui, parlo a me stesso, gli pongo delle domande così come ne pongo a me stesso. Insomma ho mescolato il rapporto tra mio nonno e il mio prozio, tra me e mio fratello e i miei sentimenti in una sorta di melange che alla fine ha funzionato.

Ci puoi parlare del tuo rapporto con Cyril Pedrosa? So che siete buoni amici…
Siamo amanti! (ride).Si, siamo amici intimi da 15 anni. Ci vediamo poco perché io vivo a Bordeaux e lui a Nantes, ma ci sentiamo spesso. Ogni due mesi ci prendiamo due o tre giorni per stare insieme, non per lavorare, ma per ubriacarci insieme, da veri amici. Ha avuto un ruolo molto importante anche in questo libro, poiché ho iniziato a lavorarci in un momento della mia vita in cui non riuscivo più a disegnare. Ciryl è stato molto presente e mi ha consigliato di scrivere le mie idee e le mie riflessioni anche se non riuscivo più a disegnare, per il solo gusto di farlo. Lui aveva dato forma a Portugal più o meno vivendo lo stesso malessere, la stessa depressione che vivevo in quel momento buio. “Come prima” l’ho portato avanti senza la reale consapevolezza di star scrivendo un libro; dopo sei mesi passati ad annotare su quaderni ricordi, sogni, dubbi e riflessioni ho scoperto che c’erano dei fili che potevo unire insieme per poter raccontare una storia. Ho quindi iniziato così, cercando all’interno di questi appunti piccoli frammenti da miscelare insieme ottenendone un racconto di finzione, poiché il mio intento non era assolutamente quello di scrivere una autobiografia.

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Come sei arrivato a decidere il tipo di colorazione adottata? Perché nelle pagine che fanno riferimento al passato hai deciso di usare, oltre ad un tratto molto differente rispetto alle pagine ambientate nel “presente”, dei colori predominanti come il giallo, il rosso bordeaux e il blu?
Quando disegno ho bisogno che le immagini seguano la storia, che seguano le emozioni che voglio raccontare al lettore. La stessa cosa la faccio coi colori. Ecco perché spesso nel libro cambio il mio tratto da una scena all’altra, per avvicinarmi il più possibile alle emozioni che voglio raccontare.

Ecco perché Fabio molto spesso cambia nel corso del libro!
Si, esatto. Col colore è la stessa cosa. Il mio è un modo “affettivo” di disegnare e di colorare poiché non sono molto cerebrale. Faccio le cose con l’istinto e perciò quando racconto una storia, voglio far sentire e capire determinate sensazioni al lettore e quindi, attraverso il segno, plasmo il mio disegno in modo che esso segua la storia.Intervista a Alfred - 20140613_173822-e1403090296769

Il tuo libro lascia molto spazio a vignette dominate da panoramiche e paesaggi senza ballon e didascalie. La tua scelta è dovuta al fatto di voler far capire al lettore che ci si sta muovendo in viaggio dalla Francia all’Italia o c’è qualcosa di più?
Ho creato questi stacchi in modo improvvisato, proprio come tutta la storia. Ogni giorno ho improvvisato, ogni giorno mi sono fatto delle domande mentre costruivo la tavola e ho cercato sempre di rispondere l’indomani con un’altra domanda e così via. Tutte le volte che mi sono trovato a non sapere più cosa dire, ho avuto bisogno di qualche giorno di contemplazione, anche per me, per prendermi un po’ di tempo. Il viaggio non l’hanno fatto solo i protagonisti, ma l’ho fatto anche io. Ho lavorato quasi due anni su questo libro e durante questi due anni ho avuto bisogno di prendermi delle pause. Sono quelli i momenti in cui ho scelto di prendermi tempo e di guardare il paesaggio.

E così anche i lettori possono prendersi il loro tempo perdendosi dentro le tue tavole
Si, sia i lettori che i miei personaggi.

Alla fine hai praticamente scritto un fumetto sull’abbandono, cioè, da un lato sul concetto di abbandonare la propria terra, dall’altro sull’abbandonare le proprie responsabilità nel confronto delle persone che si amano. Abbandono che viene risolto con la riscoperta del piacere del ritorno.
Non lo avevo notato. Ma è interessante perché la cosa che mi terrorizza di più in assoluto è quella di essere abbandonato. Perciò grazie.

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Su cosa stai lavorando e quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto lavorando a due progetti. Uno è un libro su un cantante francese molto famoso in Francia che si chiama Etienne Daho. Lavoro con lui già da un anno e mezzo e sto facendo il suo diario di viaggio a partire dalla scrittura del suo nuovo album, per poi arrivare alla sua incisione fino al tour nazionale. Ho passato tre mesi con lui nello studio a Londra e poi a Parigi e sarò con lui in tour tra tre settimane. Alla fine sarà un libro spiritoso che racconta della sua vita. Il secondo, che farò dopo, lo sto scrivendo da solo e non so ancora di che cosa parlerà.

Proprio come il tuo ultimo lavoro!
Si, sto facendo più o meno la stessa cosa. Prendo un quaderno e scrivo senza avere un’idea precisa. L’idea predominante che sembra fuoriuscire adesso è che sarà un libro incentrato sul tema del desiderio. I protagonisti dovrebbero essere un uomo e una ragazza che si incontrano e non riescono a dirsi che c’è qualcosa tra di loro.

Grazie infinite ad Alfred per la disponibilità!

 

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