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Rat-Man Collection #45 (Ortolani)

Rat-Man Collection #45  (Ortolani) - immagine1-1989“Ragazzi, quando guardo la tv mi diverto un sacco. Ah!Ah! Ah!Ah!Ah!Ah! Ma dai! Ah!Ah!Ah! uuuh! Ah!Ah!Ah!Ah!Ah!”
Almeno accendila.
Il buon vecchio Leo deve esser stato colto dall’idea di non essere stato abbastanza convincente, sin’ora, nel descrivere il suo personaggio come un idiota ed ha quindi pensato bene di rimediare. Mai come in questo numero, infatti, il ratto ci appare talmente imbecille che se ci fosse un campionato di imbecilli arriverebbe secondo (perché è imbecille). Sbaglia o dimentica il nome del secondo protagonista ben dieci volte: da Babu’, che è il suo vero nome, passiamo a Buble’, a Muntagne’, a Sgnapp, a Trombetti, a Giovanazzi, fino a Sciaqualani (imitando Toto’ in “la banda degli onesti” quando chiama De Filippo in un sacco di modi diversi). Questa volta si tratta di una parodia di Matrix, nel mezzo della quale incontriamo di nuovo un ombra di metafumetto, ultimamente sempre più presente nelle produzioni di Ortolani; dall’oracola, infatti, il ratto incontra tutte le sue versioni passate (tutte quelle note, perlomeno): Rat-Boy all’orfanotrofio (ove il costume era un sacchetto di carta in testa), Rat-Boy della squadra segreta, Marvel Mouse e il clone.Tutto cio’ con la scusa che nella definizione della realtà bisogna scoprire quale sia il vero Rat-Man; tutti i “falsi” verranno cancellati e la storia continuerà solo con il prescelto. Parodia che punta a tutte le esagerazioni di Matrix (fino alla signora delle pulizie che passa la lucidatrice sul pavimento mentre Rat-MaX e l’agente Smith sono sospesi in aria a combattere) non riuscendo pero’ purtroppo a rendere graficamente al 100% l’effetto di eccezionale movimento del film; non fa nulla, in effetti è molto più appagante la faccia del personaggio ridotta ad un Picasso dopo il pestaggio. Curioso come l’autore abbia deciso, alla fine, di mescolare la trilogia con Il ritorno del cavaliere oscuro di , dedicandoci un Rat-Man forte, scivolato oltre il profondo del suo oblio, profondamente sconfitto e quindi in grado di rialzarsi come un colosso di più di due metri che ci rivela, alla fine, la vera essenza dell’eroe. Salvo scoprire alla fine che era tutto un sogno compiuto mentre il personaggio usciva dal coma al quale era stato indotto da una rissa con un bambino delle elementari. Una classica storia “anni 30/40”, ove ai supereroi accadeva di tutto e poi gli autori chiudevano dicendo che era stato solo un sogno o uno scherzo. Da segnalare che nella versione “milleriana” il personaggio ha cinque dita, contrariamente alle solite tre o quattro, a seconda dei casi (Fabio Postini).

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