BreVisioni

Kingdom Come

di Mark Waid e
I classici del fumetto serie oro #30 – 6,90euro
Come avevamo già previsto, questa versione “repubblicana” di Kingdom Come si presenta con le tavole ridotte, fenomeno che causa una percezione diversa dell’opera, quasi sminuendone la sua bellezza. Non solo: per motivi che ignoriamo, si è rivelata necessaria una ri-traduzione, che in questa seconda prova risulta aver perso la maggior parte della liricità della prosa. Un vero peccato, anche perché per il resto questa pubblicazione rispetta persino l’opera integra della seconda edizione americana (nella prima versione non appariva il viaggio di Superman su Apokolips e soprattutto il finale “un anno dopo”). A quasi dieci anni dalla prima pubblicazione di questo capolavoro assistiamo ancora una volta alla sua freschezza ed all’entusiasmo che accompagno’ gli autori nella sua stesura. Mark Waid, infatti, oltre ad essere stato un prolifico ed amato autore sia per la Marvel che per la DC, è noto soprattutto per la sua lunga permanenza sulla serie di Flash e per la sua incredibile conoscenza della continuity di questa storica casa editrice. E’ da essa, infatti, che prende il via l’idea di un elseword “che potrebbe anche non esserlo”, come affermato all’uscita della mini, con tanto di alberi genealogici e cronistorie che già da sole per esser raccontate decentemente occuperebbero un altro volume. Il mitico trova invece in questa opera la sua massima occasione di espressione e la possibilità di offrire un ideale seguito a quel “Marvels” di qualche anno prima. Se lì vediamo le meraviglie nascere, qua le vediamo morire, fisicamente e moralmente. Contemporaneamente a questo, assistiamo alla loro ascesa ad un Olimpo cui non possono appartenere, semidei condannati ad una esistenza non umana tra gli umani loro simili. L’opera si presenta di fatto come l’apocalisse, in un sussegguirsi di citazioni bibliche e richiami a vecchi errori, anche editoriali (in origine, la nuova generazione di “guardiani” che stava prendendo il posto dei supereroi era una parafrasi alla generazione della platinum age: la Image), che incatenano il lettore nella sensazione di star leggendo molto, molto di più delle pagine che ha di fronte. E quando si chiude l’ultima, dispiace seriamente che il libro sia finito. (Fabio Postini)

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