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X-Men: Giorni di un futuro passato – La recensione del film

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In un prossimo futuro i mutanti e gli umani che li aiutano sono braccati e uccisi dalle Sentinelle, create anni prima dallo scienziato Bolivar Trask (). Rimasti ormai in pochi e perennemente in fuga, gli X-Men, guidati da Charles Xavier () e Magneto (), attuano un piano estremo per riportare tutto alla normalità ed evitare la guerra ancora prima che inizi; inviare la coscienza di Wolverine () X-Men: Giorni di un futuro passato - La recensione del film - x-men1-e1401481305935nel suo io passato per prendere contatto con i giovani Xavier () e Magneto (Michael Fassbender) e impedire a Mystica () non solo di uccidere Trask e dare così inizio alla persecuzione dei mutanti, ma di essere catturata e agevolare, tramite lo studio del suo DNA, la ricerca scientifica che porterà alla creazione dei letali robot antimutanti.

Undici anni dopo X-Men 2, torna a occuparsi del franchise sui mutanti Marvel in una pellicola che riunisce il cast della vecchia e della nuova trilogia, in quello che si può certamente definire come il più ambizioso tra i capitoli cinematografici basati sui pupilli di Xavier.

Attraverso una sceneggiatura di Simon Kinberg, Jane Goldman e Matthew Vaughn, basata sulla omonima saga a fumetti di e John Byrne (The Uncanny X-Men 141-142), il regista non solo si fa nuovamente apprezzare dopo una serie di film non proprio riuscitissimi, ma, dopo tanti anni, riesce a ricatturare l’essenza delle prime pellicole della saga da lui realizzate (anche grazie alle musiche di John Ottman, che riprende il tema del secondo film), donando al pubblico una storia con cuore, emozioni, complesse relazioni tra i personaggi e sequenze memorabili, ma anche una ventata di nostalgia per coloro che amarono la vecchia trilogia.

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Riallacciandosi agli eventi del primo film, e costruendo l’intera pellicola su due livelli (passato e futuro) perfettamente bilanciati tra loro, Singer amplia le fondamenta del gruppo tracciate in X-Men: L’inizio da Matthew Vaughn, e, ancora una volta, ci porta all’interno della complessa relazione tra Xavier e Magneto. Il primo è ormai privo di poteri, sofferente e disincantato dopo aver perso uno a uno i suoi studenti, il secondo più determinato che mai nella sua crociata contro l’umanità.

X-Men: Giorni di un futuro passato - La recensione del film - xmendays2-e1401481407388A differenza del precedente film, però, il regista inserisce l’elemento Mystica tra i due, facendone un personaggio meglio delineato nella sua caratterizzazione. , infatti, appare come una Raven più matura e sicura di sé e, dunque, molto più vicina alla Mystica di Rebecca Romjin Stamos di quanto non lo fosse prima, riuscendo al tempo stesso a far percepire un’insicurezza che la dilania nella strada da intraprendere, la quale potrebbe segnare il destino di umani e mutanti. Scegliere la strada di Magneto o quella di Xavier? La speranza o la guerra?

In tutto questo, per la prima volta sembra farsi da parte. Wolverine è infatti protagonista, ma rispetto al passato non ruba la scena e il ruolo è stato questa volta intelligentemente ritagliato per rivestire la parte di una sorta di osservatore e pungolo morale, soprattutto per quanto riguarda la figura del giovane Xavier.

Ne esce così una pellicola che ancora una volta ritorna sugli elementi che il regista aveva già affrontato nei primi due film: sofferenza, rimorso, rabbia, disuguaglianza, speranza. Singer li affronta tutti, dirigendo con sapienza un cast mai così perfetto, anche tramite piccoli ruoli come quello di Quicksilver, protagonista di una sequenza memorabile, e a cui il regista dona, in attesa della versione di Joss Whedon, una caratterizzazione degna di nota.

Ottimi gli effetti speciali, soprattutto per quanto riguarda proprio la resa della velocità di Quicksilver, per cui il regista ha utilizzato un procedimento che prevedeva scene girate a 3600 fotogrammi al secondo, e le Sentinelle, di cui bisogna sottolineare l’inquietante potenza visiva della loro versione futuristica.

è quindi un appassionante nuovo capitolo della saga cinematografica degli X-Men, che ci riporta agli albori di una saga che, in quattordici anni, non ha mai smesso comunque di appassionare il pubblico. Singer si permette pure di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto nelle scene finali, per quanto riguarda X-Men: Conflitto Finale (terzo capitolo della saga iniziale, l’unico non diretto da lui) creando, per la prima volta, una sorta di retcon cinematografica.

In attesa del prossimo capitolo, non alzatevi dalla sedia e godetevi i titoli di coda.

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