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I vizi di Pinketts

I vizi di Pinketts - immagine1-1764Alta Fedelta’, linea editoriale delle (nata pero’ sotto le Edizioni Scarabeo), evidenzia ancora una volta il legame instaurato con la letteratura italiana: dopo (L’ultimo treno, disegnato da Giuseppe Palumbo), ecco aggiungere al proprio catalogo questa raccolta di racconti di Andrea G. Pinketts, adattati in forma di fumetto da un nutrito gruppo di autori italiani tra i più interessanti. Due motivi validi perché l’albo meriti attenzione, con la sottile speranza che queste commistioni tra letteratura, disegnata e non, possa portare ad un interscambio benefico di lettori. Per Pinketts non è la prima incursione nel fumetto, dopo aver creato per la defunta Phoenix il personaggio Laida Oudis, e tra l’altro qui lo scrittore incontra nuovamente il disegnatore di quella serie, .

Dietro la bella e divertente copertina di Aldo di Gennaro, in cui Pinketts sembra divertirsi ad assumere i più svariati ruoli, come fosse egli stesso un personaggio di un racconto, i frontespizi pennellati dalla mano di Giuseppe Palumbo introducono le singole storie, affidate ognuna ad una diversa coppia di autori, tutte naturalmente tratte da racconto di Pinketts – che firma anche l’introduzione all’albo.

Maurizio Colombo e Pasquale Frisenda aprono con Carne che vale, una racconto crudo su tre persone che decidono di dare una sterzata di cattiveria ad una normale serata, salvo scoprire come certe cose si possano ritorcere conto. Notevoli i disegni di Frisenda, conosciuto per la sua collaborazione con Magico Vento, capace di donare ad una storia di urbana follia sensazioni inquietanti e diaboliche; la storia, che sembra procedere fin troppo rapidamente ed in maniera concitata, si ricollega ad un filone caro alla nuova narrativa italiana, Ammanniti o Lucarelli per fare un paio di nomi, quello della piccola Italia grottescamente e ottusamente violenta.
Indigestione di sconosciuti, forse la storia più debole e non-sense, è sceneggiata da Luca Crovi e disegnata con il suo tratto personalissimo e curato da Maurizio Rosenzweig, uno degli artisti più originali e notevoli del panorama italiano. Le sue sono tavole in cui i personaggi vengono letteralmente plasmati fino a rendere tutta l’atmosfera della storia cupa e bizzarra come in una favola nera, riuscendo a reggere una storia di per se’ debole, poco più di un divertissement, e renderla particolare.
E’ sempre Rosenzweig troviamo, questa volta sotto forma di sceneggiatore, nell’episodio successivo, Il punto di vista del licantropo, con il fidato Matteo Corona ai disegni, con il quale, ci ricordano le note di introduzione sugli autori (presenti per ogni storia), sta portando avanti il terzo volume di Davide Golia. Questo racconto è un classico caso di ribaltamento delle premesse iniziali, in cui il tema del licantropo viene reinterpretato in maniera moderna: è l’uomo infatti, alla fine, a fare più paura e a essere più feroce del lupo. Un tema non originale, così come certi passaggi sembrano un poco ingessati, poco scorrevoli. Corona ha un buon tratto, qualcosa tra il “nume tutelare” Rosenzweig ed il Palumbo di Ramarro, con una costruzione della tavola composta e ordinata.
E le stelle stanno a sparare è un capitolo che si discosta nettamente a livello grafico dagli altri, con i disegni cartooneschi di Luca Bertele’, che in contrasto con i neri netti degli altri disegnatori dissemina di grigi le proprie tavole, per i testi di , coppia già rodata dai lavori assieme con l’Eura: una gangster story in cui donna vuol veramente dire danno, raccontata con gusto ironico e leggero.
In chiusura, si torna ad atmosfere più cupe con un racconto di humour nero sceneggiato da Stefano Piani e disegnato da Alberto Ponticelli. Il tratto nervoso e sporco di Ponticelli, forse un po’ affrettato in alcuni personaggi secondari, illustra la storia un poeta famoso, la cui smaniosa fame si scontrerà contro una fame più grande e disperata della sua.

Queste brevi storie a fumetti sono godibili, nonostante i diversi registri dei vari scrittori, qui non certo alla loro prova migliore; in tutti si può avvertire il peso dell’origine letteraria in un uso fin troppo invasivo delle didascalie, che rasentano quasi il racconto illustrato in alcuni punti e lo appesantiscono. Ciononostante, questi difetti non sminuiscono eccessivamente la lettura.
In conclusione, un albo interessante per questo interscambio tra due mezzi vicini eppure lontani, se non altro nella considerazione popolare, con la speranza che prove ed esperimenti di questo genere intacchino un poco la scarsa considerazione che il fumetto riceve in particolare dalla stampa “non specializzata”; comunque, al di là di questi pensieri, un albo che garantisce una buona lettura e una interessante panoramica di autori.

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