Interviste

Dall’Argentina all’Europa: Walther Taborda

Dall'Argentina all'Europa: Walther Taborda - immagine1-1618L’intervista con Walther è stata travagliata, tra gli impegni di un autore stakanovista come lui ed i ritardi e gli accavallamenti del sito, tanto che questa lunga chiacchierata è partita a Marzo per proseguire fino ai primi di Giugno; uno scambio di lettere nel suo “italiano sudamericanizzato” assolutamente irresistibile, tanto da farci venire più volte la voglia di proporlo senza tradurlo in un italiano più “corretto”, ma molto meno pittoresco. La scelta infine è stata differente, ma per poter parlare con un autore, ma soprattutto con una persona che ispira simpatia al primo colpo, vi invitiamo a visitare il forum Fumetti, dove sarete aggiornati direttamente da Walther dei suoi ultimi lavori.

Come nasce l’autore Taborda, quale spinta lo ha fatto diventare un fumettista?
Da sempre ho voluto essere un disegnatore di fumetti! Fin da bambino, disegnavo avventure nei quaderni di scuola. Ho avuto una formazione molto solida. Ho cominciato a studiare disegno in maniera assidua (tutti i giorni) fin da quando avevo quindici anni; il mio primo maestro fu Oswal, e in disegno artistico un riconosciuto e premiato artista plastico chiamato Carlos Marchi. A sedici anni, per raccomandazione di Oswal, Julio Cesar Medrano (alias A. Martinez) mi assunse come assistente per il suo studio. Il mio sogno fatto realta’! …mi pagavano per fare quello che desideravo di più ed inoltre continuavo a studiare!

Hai iniziato a fare l’assistente a Martinez giovanissimo: a che età hai fatto il tuo primo lavoro personale, non più da assistente?
Il primo lavoro che fatto da solo si chiamava “Bolt” ed usciva in un settimanale giovanile chiamato “Hora Libre” (Ora Libera). Avevo diciassette anni, e mentre continuavo a lavorare come aiutante di Martinez, disegnavo “Bolt”, un’opera che era veramente orribile!

Walther Taborda è un nome certo noto al pubblico della casa editrice Eura, che da tempo ospita i tuoi lavori. Volendo riassumere brevemente per gli altri la tua carriera, si nota la tua poliedricita’: oltre ai tanti titoli argentini (tra cui L’-Odio cosmico, Il cacciatore, Nippur), ma anche Thor, collaborazioni con la Avatar, ed appunto Babetool. Come nasce questa tua voglia di sperimentare nuovi generi, e nuovi stili?
Nasce da un sentimento: la impellente necessità di cambiare, per evolvere ed essere un migliore disegnatore. Quando ho studiato l’arte, ho imparato una infinità di tecniche e ho imparato a guardare, vedere, a cambiare la base del mio lavoro. Come artista mi sento obbligato ad essere preciso e efficace con la mia opera e a sorprendere chi la vede. Nota: “sorprendere” non è necessariamente piacere!

Come si svolge il tuo lavoro, quali sono i tuoi tempi e le tue tecniche?
Lavoro tra le sedici e le diciotto ore al giorni. Sono un disegnatore molto rapido, che oggi ha deciso di prendere le cose con calma. Quando lavoro per gli Stati Uniti, posso fare due pagine complete a matita molto, molto rifinite, in 12 ore… ma, se le inchiostro anche, impiego qualcosa come sedici ore per finire due pagine intere.

Sedici-diciotto ore? Al giorno? E riesci a fare altro durante la giornata?
Si, giocare a “Evolva” alla PlayStation! E al PC ad “Aliens vs Predator”: sono un predator molto buono, io! A volte lavoro fino a diciotto, venti ore… quando disegno per la pubblicita’, posso stare quarantotto ore lavorando senza dormire; dopo sono morto! Ma vale la pena; pagano molto, molto bene. Ho tanto lavoro che ho abbandonato la docenza…

Detto così sembri una persona solitaria, poco propensa ad uscire di casa. E’ cosi’?
Uscire di casa? No, non sono una persona solitaria. Da quando stava per nascere la mia seconda figlia, Nix Anna (che adesso ha un anno), ho trasferito il mio studio a casa mia; prima lavoravo in un altro posto. L’ho fatto per stare tutto il giorno con la mia famiglia… Poco, per la verita’, visto che disegno tutto il giorno. Pero’ passo con mia moglie e le mie figlie tanti momenti molto belli e molto intensi.

Parliamo di Babetool, che hai definito “il primo manga argentino”, edito per la Com.X in Inghilterra e portato prossimamente in Italia dalla Indy Press. Innanzitutto un appunto, su un tarlo che mi consuma da molto tempo: non è una contraddizione o una imprecisione “manga argentino”? Manga in fondo non significa altro che “fumetto”. Quale significato dai a questa definizione?
e’ solo una frase commerciale, inventata per l’editore argentino e tolta per gli inglesi e gli americani. Nel magazine statunitense “Silver Bullets”, hanno scritto che era incredibile come due argentini fossero stati capaci di fare qualcosa di buono! – “un manga non giapponese, un mix tra “La spada dell’immortale” e un film di Tarantino”- Gli americani non hanno mai capito realmente il fumetto, al di fuori dei loro superuomini. Devono classificare tutto, per capirlo. Eruditi da supermercato…

Un atteggiamento piuttosto critico, rivolta d’altra parte ad un mercato molto nazionalista e poco aperto all’estero. E come ti sei trovato a lavorare per loro con Thor o altro?
Gli americani sono “quadrati”. Non capiscono, veramente, che alcuni disegnatori di comics sono artisti… io ho trovato molto facile lavorare per gli USA. Inoltre ho rifiutato diverse offerte di lavoro, pero’ loro non hanno mai capito come io potessi disegnare “Babetool” con uno stile e dopo “Thor” con un altro… Dan Jurgens ha detto che il mio lavoro era il più strano ed inaspettato che avesse visto negli ultimi tempi… Per i fans e gli editori americani, la cosa più importante successa ultimamente è stata la scoperta del maestro e del grande – e amico – .

Di cosa parla Babetool? Come è nato il personaggio, e quale ruolo hai avuto nella storia?
Babetool è un’opera che parla della liberta’. Parla, inoltre, dell’ambizione dei governi che fanno la guerra e della lotta dei giovani in contro di essa. Giovani orfani, figli di quella guerra, tanto diversi tra loro come sono diversi tra loro alcuni paesi, che nonostante cio’ devono lavorare insieme per salvare il futuro. Babetool è una ragazza che vuole solamente riacquistare la sua fanciullezza, ma che deve caricarsi delle responsabilità del comando e del potere delle armi, delle sue armi. La accompagnano Tobias, un ragazzo guerriero bravissimo che odia il diverso, e Raul, un ragazzo gay che ama Tobias. La storia, al principio, ma solo al principio, l’ho sceneggiata io. Gaitan non aveva idea di come fare la sceneggiatura per un fumetto. Io l’ho aiutato un po’… mostrandogli testo originali di Wood, Barron e Albiac. Dal secondo capitolo, lui cominciava già a scrivere come un professionista.

Beh, con cotanti maestri… Quindi tu e Gaita’n avete fatto un vero e proprio lavoro di squadra?
Gaitan era solo un ragazzo di diciannove anni, che ad una mostra di fumetti mi ha mostrato il suo portfolio, chiedendomi consigli tecnici. In quei suoi lavori c’era il disegno del personaggio!! Babetool! In quel momento io cercavo l’inspirazione per mettermi a disegnare e capire se potevo adattare il stile verso uno nuovo… verso uno stile “manga”! Il personaggio e la storia mi sono piaciuti. Cosi armiamo il arredamento. Cosa semplice. Jose’ Luis Gaitan, oggi, è un ragazzo che ancora non può credere al successo che ha avuto… quando gli inglesi lo hanno pagato è corso a comprarsi un Game Cube e una PlayStation 2… Babetool, oggi, sta aspettando nell’antisala di due studi di Los Angeles, interessati a farne un film… il tempo dirà se sarà cosi’! Gaitan sta aspettando.

Come hai cambiato il tuo stile per questo fumetto? In cosa hai cercato di avvicinarti al manga nel disegno?
Ho cambiato la maniera di presentare i personaggi, la maniera di raccontare le scene d’azione. Non ho cercato mai di copiare il tratto di un disegnatore, solo di interpretare uno stile grafico, lavorando perché quella reinvenzione di qualcosa già inventato sia qualcosa di degno, che ricrei qualcosa che esiste ma che rimanga mio. Tabormanga!

Come nasce la tua passione per il fumetto giapponese? Cosa ti piace in più dei manga rispetto ad altro fumetto?
La mia passione per il manga nasce dagli anime (in bianco e nero) Astroboy, Kimba, Speed Racer, Heidi, Candy Candy, Trito, Il figlio di Neptuno… Oggi ho una ENORME collezione di edizioni giapponesi. Del manga amo la velocità narrativa, l’innocenza delle sue ragazze (negli shojo), e come raccontano la relazione fra le persone, qualunque sia il genere.

Anche in Argentina il manga ha avuto una esplosione di lettori e notorieta’, come in Italia?
SI! L’unico fumetto che vende, veramente, e molto, in Argentina, è il manga. La casa editoriale “Ivrea” pubblica dei bei volumi mensili che vendono molto, molto bene.

Quali sono per te gli autori (o le opere) che identificano al meglio il tuo concetto di manga? In fondo, la varietà di stili e proposte è tanto e tale che non si può pensare di abbracciarlo tutto…
I miei autori giapponesi favoriti sono:
– Hiroaki Samura. (La spada dell’immortale)
(Kamikaze e Riot)
– Yoshitaka Amano (Vampire Hunter D)
– Kazushi Hagiwara (Bastardo!)
Dall'Argentina all'Europa: Walther Taborda - immagine2-1618– Gosho Aoyama (Detective )
– Kamui Fujiwara (Raika)
– Rioichi Ikegami (Sanctuary)
(Akira)
– Clamp (Card Captor Sakura)
(Appleseed e Ghost in the Shell!)

Abbracciare tutti questi stili? …davanti questi maestri, io sono un modesto allievo!

E fuori dal Sol Levante, quali sono i tuoi autori “sacri”?
, Alberto Breccia, Jorge Zaffino, Jean Pierre Gibrat, Max Cabanes, Enrico Marini, J.C. Mezieres, Hermann, , Liberatore.

Su cosa stai lavorando attualmente? Quali saranno i tuoi prossimi fumetti?
Oggi, il lavoro più importante per me, è la mia nuova serie: “L’uomo d

(traduzione Stefania De Falco)

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