Interviste

I Promessi Sposi in fumetto: un’esperienza didattica

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Il coinvolgimento degli studenti e la passione dei professori sono ingredienti importanti per una didattica che non si riduca a trasmissione di nozioni. I professori dell’Istituto Tecnico Superiore Pacioli di Crema hanno pensato di sfruttare, come strumento di coinvolgimento il fumetto, tramite un progetto di trasposizione dei Promessi Sposi. Come consulente esperto, è stata coinvolta la casa editrice , molto impegnata nella proposta di adattamenti “letteratura-fumetto”. Filippo Rossi ha seguito il progetto sul campo e con lui ne parliamo.

I Promessi Sposi in fumetto: un'esperienza didattica - team

I Promessi Sposi in fumetto: un'esperienza didattica - i-promessi-sposi_coverCom’è nata l’iniziativa di realizzare l’adattamento dei Promessi Sposi come esperienza didattica?
Il workshop “I Promessi Sposi a fumetti”, realizzato all’Istituto Tecnico Superiore Pacioli di Crema, è nato per una felice intuizione di Valentina De Luca, insegnate d’italiano, collaboratrice e amica, la quale ha pensato a noi come soluzione per il diffuso problema dello scarso entusiasmo con cui gli studenti delle scuole superiori interagiscono con i Promessi Sposi: pare che, come probabilmente avviene da svariate generazioni, trovino questo testo noioso e poco interessante. Visto che uno degli obiettivi della casa editrice è proprio quello di creare un ponte tra le arti, la letteratura, il fumetto e i lettori, abbiamo deciso di accettare la sfida.

Poiché era un’esperienza nuova sia per voi sia per la scuola, immagino abbiate in qualche modo dovuto partire da zero nel pensare questo progetto.
Dopo un incontro preliminare in cui preside e insegnanti sono stati travolti dall’entusiasmo e dalla passione di Alessio D’Uva (responsabile editoriale di Kleiner Flug), abbiamo messo insieme uno staff di volenterosi (Bernardo Anichini, Vincenzo Bizzarri, Luca Lenci e Giorgio Carta), abbiamo stilato un programma e siamo partiti.
Abbiamo quindi discusso il programma con le insegnanti, per cercare di focalizzarsi sugli stessi intenti.

E tutto è andato come previsto all’inizio?
Siccome per noi era la prima volta, ma anche e soprattutto per gli studenti e gli insegnanti, abbiamo aggiustato il tiro in corsa, spiegando quello che stavamo facendo e lasciandoci guidare dalle insegnanti che già conoscevano quegli studenti.

I Promessi Sposi in fumetto: un'esperienza didattica - renato_guttuso_1960Il lavoro di adattamento parte da un’analisi del testo di partenza: qual’era il tuo rapporto con il testo manzoniano prima di questa esperienza?
Devo ammettere che, nonostante avessi studiato i Promessi Sposi diversi anni fa a scuola, non l’avevo mai finito. Mi è toccato riprenderlo in mano e scoprire finalmente come va a finire. Riletto senza il peso della pressione scolastica, ci si accorge del perché sia un testo esemplare.

Come avete organizzato il lavoro?
Organizzarci è stata la cosa più difficile perché i nostri incontri si svolgono una volta al mese, in una lezione di due ore per classe. A quell’età può essere difficile concentrarsi su un lavoro a lungo termine, ma abbiamo preso –e gli studenti a maggior ragione- anche quest’aspetto come una sfida. Il primo passo è stato poi dividerli in gruppi, per abituarli da subito a un’esperienza collettiva e collaborativa.

E com’è stato introdotto il “fare fumetto”?
Dopo le prime tre lezioni introduttive, hanno cominciato a disegnare. Nella produzione di un fumetto ovviamente è la parte più lunga e ci impegnerà fino alle ultime lezioni: un assaggio di lettering e impaginazione e a giugno si vedranno consegnare un volumetto che racchiuderà tutte le loro storie. Naturalmente non si tratterà di un vero e proprio Promessi Sposi a fumetti, ma sarà un percorso di episodi sequenziali che riguardano tutto il romanzo. L’importante in progetti del genere è il percorso attraverso cui ci si arriva, più che il prodotto finito. Devo dire però che le abilità che hanno dimostrato i ragazzi, come impegno e qualità, sono sorprendenti.

I Promessi Sposi in fumetto: un'esperienza didattica - giovanni_fattori_1895Che rapporto/conoscenza avevano, ragazzi e professori, del fumetto, inteso sia come mezzo sia come linguaggio? In un sondaggio che abbiamo condotto fra le ultime classi di un istituto superiore, noi abbiamo ad esempio scoperto che solo un quarto degli studenti leggeva fumetti.
Durante la presentazione del progetto, di fronte a tutte e cinque le classi riunite (un centinaio di studenti), alla domanda “chi legge fumetti” solamente due di loro hanno alzato la mano. Poi però abbiamo scoperto che molte ragazze leggono manga ma non li considerano fumetti. Il dato che mi ha preoccupato un po’ è che questi ragazzi non leggono neppure libri, non guardano film, serie tv. Probabilmente sono in tutto e per tutto la generazione di internet e prediligono stimoli brevi e abbastanza casuali, trovando difficoltà a mantenere la concentrazione, anche se si parla di intrattenimento, per un tempo prolungato. Non so dire se dopo questa esperienza inizieranno a leggere fumetti, di sicuro si sono divertiti a farli.

Qual è stato il rapporto con studenti e professori?
Le insegnanti e il preside si sono dimostrati subito entusiasti e ben disposti e non hanno variato la loro considerazione nei nostri confronti fino in fondo. È stato reciproco, non sempre si trovano persone disposte a inserire una prospettiva un po’ trasversale nel loro processo didattico. Gli studenti invece, all’inizio sono partiti sospettosi, intimoriti dal dover disegnare e in generale dal fare qualcosa che non hanno mai fatto. Pian piano ci siamo conquistati la loro fiducia, facendoli divertire, insegnandogli a lavorare in gruppo e a portare nel proprio studio anche le proprie esperienze personali.

I Promessi Sposi in fumetto: un'esperienza didattica - francesco_gonin_1842Come hanno reagito gli studenti? Rispetto allo studio canonico il coinvolgimento è stato diverso? Penso al fatto che spesso le iniziative di approfondimento offrono possibilità che vengono raccolte solo da chi già raccoglie i frutti dell’insegnamento e dello studio ordinari, mentre non riescono ad attrarre i meno motivati.
Il fumetto in questo senso si dimostra un mezzo solido ma estremamente elastico, dando a tutti modo di trovare un ruolo nella creazione di un elaborato. Gli studenti bravi (non in senso manzoniano!) magari cercavano di inserire nella storia qualche approfondimento o di essere più precisi possibile, ma anche quelli più vivaci hanno contribuito, potendo esprimere la propria intelligenza e creatività fuori dai classici schemi dello studio scolastico. Magari stuzzicando altre loro passioni come il cinema, la televisione o i fumetti. Oppure portando nella narrazione un vissuto, con storie non così lontane da quelle dei protagonisti dei Promessi Sposi.

I professori hanno trovato nuovi stimoli in questa esperienza?
Durante la riunione preliminare con gli insegnanti, una di loro si è definita “manzoniana”, espertissima e appassionata –a detta di tutti. Ebbene, durante una delle prime lezioni introduttive, spiegando come rendere in fumetto l’esemplare incipit del romanzo, con mia grande sorpresa ho scoperto quella stessa insegnante copiare i miei disegni insieme agli studenti! Inoltre qualche lezione dopo mi ha proposto (la stessa insegnante) di realizzare una piccola introduzione scritta da lei e dai ragazzi. Questa è più di tutto la cifra del fatto che il media fumetto riesce a stimolare alcune corde particolari, dando la possibilità di vedere le cose che si conoscono da un altro punto di vista.

Pensate di riproporre questa esperienza nel futuro, magari presso altri istituti?
Stiamo documentando tutto e alla fine del progetto consegneremo a studenti e professori un piccolo volume stampato che conterrà tutto il lavoro svolto. Con questo in mano andremo a bussare alle porte delle scuole e riproporremo la cosa. Magari in Toscana!

Intervista raccolta via e-mail fra il 14 e 20 marzo 2014

2 Commenti

2 Comments

  1. Lo Spazio Bianco

    Lo Spazio Bianco

    21 maggio 2014 a 22:36

    Non mancate di segnalarcelo!

  2. Filippo Rossi

    Filippo Rossi

    21 maggio 2014 a 17:10

    Grazie dell’intervista, speriamo a breve di poter far vedere qualcosa di quello che hanno fatto i ragazzi di Crema!

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