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Fra incubo e realtà: Il club dei suicidi secondo Baloup e Vaccaro

Fra incubo e realtà: Il club dei suicidi secondo Baloup e Vaccaro - cs_coverLa storia di Robert Louis Stevenson si articola in tre episodi e segue la scoperta da parte del Principe Florizel e del suo attendente, il colonnello Geraldine, del Club dei Suicidi, inquietante associazione che organizza la morte dei propri membri, e la successiva lotta contro il Presidente del club, villain senza sfumature della vicenda. Il club accoglie sia individui depravati sia moralmente ignavi o deboli: per tutti costoro, come illustra uno dei membri, le serate che culminano in una macabra lotteria, sono “la quintessenza, la forma assoluta di angoscia […]” un divertimento di fronte al quale qualsiasi alternativa è del tutto insipida.
Questo il racconto di Stevenson, Clément Baloup (testi) ed Eddy Vaccaro (disegni e colorazione) ne trasportano in fumetto intreccio, scene e personaggi con variazioni minime per quanto riguarda i primi due episodi e qualche libertà nel terzo. Dal punto di vista dell’interpretazione, gli autori francesi valorizzano quella che nell’originale è una potenzialità nell’atmosfera della vicenda, senza tuttavia eseguire forzature né deviare dallo spirito dell’originale.

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Considerando Il club dei suicidi dal punto di vista dell’adattamento, abbiamo due punti importanti: il primo riguarda gli elementi fondamentali, intreccio e personaggi (quindi il “che cosa” del racconto); il secondo il modo in cui Stevenson li definisce sulla pagina (ovvero il “come”).Fra incubo e realtà: Il club dei suicidi secondo Baloup e Vaccaro - cs_09
Degli elementi narrativi, è importante la loro esiguità: abbiamo infatti un intreccio lineare, con un numero limitato di scene e pochi personaggi, caratteristiche che, nell’ottica di una significativa corrispondenza narrativa, da una parte rappresentano un vincolo forte, poiché la modifica di un singolo personaggio o di un singolo episodio risulterebbe in un distacco relativamente alto dall’originale; dall’altra, come dimostra il lavoro di Baloup, abbiamo che, dato un numero di pagine a disposizione che rientra nell’ordinarietà, possono essere trasportati (quasi) tutti nell’opera finale.
Su questo piano, possiamo notare che l’obiettivo di Baloup emerge ulteriormente dal fatto che non ha in alcun modo “razionalizzato” i passaggi che nell’originale soffrono di una certa qual nebulosità, se non gratuità. Si pensi alla semplicità con cui Florizel e Geraldine riescono a far parte del Club, alla bizzarria della decisione di Florizel di inviare il presidente del Club in Francia nel primo episodio; all’involuto piano del dr. Noel che riesce a convincere Silas Scuddamore a compiere un viaggio da Parigi a Londra con un cadavere nel baule nel secondo; al processo di selezione dei padrini del duello fra Florizel e il Presidente nel terzo (di cui Baloup cambia solo la dinamica).

Riguardo intreccio, scene e personaggi, il punto importante è che Stevenson li costruisce tramite azione e dialoghi: la voce narrante è molto defilata i passaggi denotativi sono in gran parte descrizione dell’aspetto e della mimica dei personaggi: da essi e da niente altro emerge il singolo carattere. Qui, la scelta di Baloup di non proporre la voce narrante non fa perdere molto, se non un po’ di ironia sul personaggio di Silas, comunque trattato in maniera piuttosto steroetipa (ovvero lo statunitense che subisce il fascino dell’aristocrazia e della monarchia). Poco spazio è dato anche alla descrizione dei luoghi dove si svolgono gli eventi e, infine, contesto e spiegazioni sono comunicati al lettore tramite i dialoghi.

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Il contributo originale degli autori francesi si ritrova, piuttosto che nella gestione dell’intreccio e dei personaggi, nella definizione dell’atmosfera generale. Chiamati a dare concretezza grafica alla vicenda, Baloup e Vaccaro scelgono di esaltarne il senso di irrealtà, la dimensione quasi onirica, che diventano così tratti caratterizzanti della vicenda. In questo modo, quei passaggi poco verosimili a cui abbiamo accennato cessano di essere stridenti e diventano più facilmente accettabili. Dal punto di vista dei testi, il taglio dei dialoghi, aumentando la velocità di lettura rispetto all’originale, accentua la sensazione di incontrollabilità della successione degli eventi.
La raffigurazione di personaggi e ambienti è ben lontana da uno stretto naturalismo e la colorazione accentua il senso di spaesamento. L’ossessività della vicenda, la sensazione di non riuscire ad aver ragione del villain; gli stessi tratti di quest’ultimo, quasi più un demone tentatore, che un banale truffatore, diventano elementi di un incubo, la cui natura perversa attrae irresistibilmente Florizel, come un gioco d’azzardo morale, che troppo ingenuamente, per troppa sicurezza di sé, crede di poter dominare.

Fra incubo e realtà: Il club dei suicidi secondo Baloup e Vaccaro - cs_03E avvolta in un’atmosfera di sogno, è la prima parte del terzo episodio, dove vengono selezionati i padrini per il duello fra Florizel e il Presidente, che Baloup modifica. Nell’originale abbiamo una lunga serata in cui gli invitati, all’oscuro del motivo che li ha riuniti e sconosciuti l’uno all’altro, sono esaminati da Geraldine con l’occhio esperto di chi conosce l’umanità e sa individuare nel comportamento ordinario i tratti profondi del carattere.
Baloup sceglie invece di mostrare prove di resistenza fisica, ma, come i passatempi del ricevimento, anche queste sono scene sospese nel vuoto, poiché il lettore, messo sullo stesso piano dei personaggi, non ha informazione alcuna sul contesto e si muove a tentoni, cercando indizi che diano un senso a quanto vede.
Questo l’effetto cercato da Stevenson e questo l’effetto conseguito anche da Baloup e Vaccaro, che qui trovano la corrispondenza con l’originale non a livello degli eventi, ma in quello dell’atmosfera che li avvolge.

Abbiamo parlato di:
Il club dei suicidi
Clément Baloup, Eddy Vaccaro, Robert Louis Stevenson
Traduzione di Jacopo Cozzi
, 2014
96 pagine, brossurato, colore – 13,00 €
ISBN: 9788898439133

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