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Diabolik – Il re del terrore: il remake

Diabolik - Il re del terrore: il remake - immagine1-1433Nel 1962 uscì in edicola un piccolo albo nel formato pocket tanto caro a molte storiche pubblicazioni a fumetti italiane: era la prima uscita per un personaggio che, per quaranta anni e più, è sopravvissuto ai cambiamenti editoriali ed a quelli del gusto dei lettori. Stiamo chiaramente parlando di , più che un fumetto un simbolo della cultura “pulp” e popolare in Italia e all’estero. Nel 1992, in occasione dei festeggiamenti per il quarantennale del personaggio nato dalla penna delle sorelle Giussani, il vulcanico (autore e creatore di serie come Gli Aristocratici e Martin Mystere) riscrisse la sceneggiatura di quel primo, magari ingenuo ma indimenticabile, albo; nel fare questo, si fece forte dell’assistenza ai disegni di uno dei migliori autori italiani, , capace come pochi di adattare il suo segno, sempre personale, a vari registri narrativi con risultati sempre ottimi. Dopo quel volume del ’92, cartonato e lussuoso come si addiceva all’evento, approda ora in edicola quella stessa storia in edizione economica, con un contorno di articoli celebratici e con un prologo-epilogo scritto da e disegnato da Sergio e Paolo Zaniboni.

In un insolito, almeno per , formato bonelliano, Castelli opera sul soggetto originale con profondo rispetto, rimanendo fedele a quella storia pur con qualche licenza più o meno importante, approfittando dello spazio a disposizione non solo per ammodernare dialoghi e ambientazioni, ma anche per dilungarsi sui passaggi meno chiari della sceneggiatura originale.
La trama è talmente classica che è quasi imbarazzante parlarne, siamo di fronte ad una pietra miliare del fumetto italiano: tralasciando le piccole semplificazioni ed incongruenze, sulle quali lo stesso Castelli si sofferma in un interessante “Dietro le quinte”, e quell’aria un poco ingenua di certi fumetti tanto vecchi riletti oggi, Il re del terrore mantiene intatta una sua cruda forza, la forza di un personaggio mai tanto “noir” quanto nel suo esordio. Il Diabolik che vediamo ha infatto poco o niente del lato romantico e per certi versi idealista che emergerà nel tempo, grazie soprattutto alla sua compagna Eva Kant, qui ancora da venire: è un personaggio spietato, crudele, capace di uccidere, plagiare ed ingannare chiunque pur di raggiungere il suo obbiettivo.
Per impossessarsi di sette preziosi pugnali appartenenti al ricco nobile Garion, non esita infatti a ucciderlo e prenderne le sembianze, farne impazzire la moglie, far credere al figlio di essere l’assassino della vecchia zia, e uccidere tutti coloro che intralciano i suoi complessi, dettagliati e quasi perfetti piani, che solo l’ispettore Ginko sembra capace di intuire e contrastare efficacemente. Una partita a scacchi tra coloro che diventeranno nemici giurati e avversari fenomenali, nemesi l’uno dell’altro.

Castelli è una “vecchia volpe” del fumetto, e la sua versione scorre via con abilita’, mantenendo vivo l’interesse del lettore ed il pathos. Meglio ancora se non si ricordano i risvolti della trama, anche se le novità sono sufficenti per incuriosire anche i lettori dalla memoria più lunga. Un paragone comunque tra l’originale ed il remake risulta essere un esercizio sterile e difficilmente proponibile. I disegni di Palumbo sono di buona atmosfera, e sanno alternare azione e dramma con la consueta bravura, omaggiando nel finale la scena più efficace dell’albo originale, lo sguardo spietato e terrorizzante di un Diabolik nascosto dentro uno spaventapasseri.

In conclusione, un ottimo omaggio ad una vera e propria icona della cultura popolare italiana, un personaggio “sempreverde” che non ci stupiremmo di vedere, in questo periodo di attenzione del cinema verso il fumetto, protagonista di una trasposizione in video: le potenzialità del personaggio sono, senza bisogno di controprove, moltissime.

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