Recensioni

Lukas: Michele Medda, Michele Benevento e il nuovo fumetto di genere di Casa Bonelli

: impianto della nuova serie

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Non smettere mai di abituarti alle novità, sembra essere il motto della degli ultimi anni. Una vitalità editoriale, in termini di uscite e iniziative, che non sempre ha avuto il medesimo riscontro sul piano creativo o tematico. E non sempre ha ripagato con il successo. Ma marca chiaramente la strada che l’editore sta perseguendo, mettendo a frutto nel modo che più gli è noto (ovvero producendo in casa fumetti inediti) le grandi risorse che mensilmente incassa grazie soprattutto al miracoloso Tex.

L’ultima serie, o maxiserie, o miniserie,… (i termini della faccenda si fanno via via più sfumati) è , ideata e sceneggiata da , uno dei padri di Nathan Never nonché riconosciuto e abile professionista impegnato in tante altre serie, in collaborazione con il disegnatore .

Tecnicamente, Lukas parte come una miniserie progettata per due anni, suddivisa in due cicli di dodici numeri. Ventiquattro uscite nelle quali gli autori costruiranno, da quel che è possibile capire, un affresco piuttosto atipico per l’editore milanese, un urban fantasy, secondo la definizione dello stesso Medda, in cui mostri piuttosto noti (zombie, vampiri, licantropi, …) si muovono all’interno di uno scenario urbano moderno. L’impostazione in miniserie permette di lasciare aperte diverse possibilità, al riparo dal rischio di chiusure “anticipate” impreviste, e con l’esigenza progettuale di creare storie conchiuse in un arco di tempo definito. Un investimento mirato, adeguatamente preventivabile, e che lascia la possibilità all’editore di mettere in cantiere ulteriori archi narrativi in caso di un riscontro positivo da parte dei lettori.

Lukas e la lettura di genere

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Leggo in anteprima l’albo d’esordio di Lukas, Deathropolis, in una serena giornata d’inizio marzo. L’evidenza del contrasto tra il mio umore e i temi cupi della storia mi danno una scossa di felice emozione.

Ho sempre amato lo stile narrativo di , che reputo uno dei professionisti tecnicamente più preparati e intelligenti del fumetto seriale italiano. La nuova storia ne è una conferma. Il primo capitolo è solido, dinamico, abilmente ambiguo in merito ai riferimenti culturali e di genere.

Un’ambiguità che non cela però una certezza: Medda e Benevento hanno realizzato una serie di genere, per quanto abbiano deciso di muoversi in territori narrativi non prevedibili o definiti (almeno per quanto ci è possibile leggere dal primo numero).
L’horror, il fantasy, il noir, ma anche alcuni riferimenti più intimisti o minimalisti (tipici delle scelte di Medda) colorano un affresco cupo ma multiforme, completamente diverso da quanto letto nella precedente miniserie dello sceneggiatore, la tanto discussa Caravan. Un passo indietro o un salto in avanti?

Caravan era un contenitore di storie. Un mandala di vicende umane, a volte prosaiche, a volte esemplari, dove la cornice narrativa ha assunto molte volte il ruolo di pretesto immobile e vago.
In Lukas, sembra che gli autori abbiano deciso per una strada più diretta e chiara, per quanto misteriosa nello specifico dell’intreccio. Un uomo solo, dai poteri straordinari, non vivo e non morto, che ha perso la memoria, cammina in una città cupa, notturna, che rievoca vagamente l’immaginario della Gotham City di Batman o, come suggerisce il titolo, di una Metropolis alla rovescia, corrotta.

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Cinismo linguistico: da Julia a Lukas

Come mi piace più volte ricordare, in un’intervista che avevo realizzato per LoSpazioBianco.it, Giancarlo Berardi mi aveva rivelato che Sergio Bonelli gli aveva chiesto di ridimensionare tematiche e linguaggio eccessivamente crudi nelle storie in cui Julia si scontrava con Myrna, la sua nemesi per eccellenza.
Dopo la scomparsa di Sergio, le cose sono cambiate; nella casa editrice si è ridotta decisamente la soglia di allarme, lasciando agli autori spazio per tematiche e linguaggi più forti e coloriti. Ne sono un esempio, oltre alla stessa Julia, le serie Orfani e Saguaro, ne è una conferma questa Lukas.

Michele Medda sceneggia con dialoghi e didascalie dirette e crude. L’attualizzazione del linguaggio, che è tema centrale e, se vogliamo, sfida espressiva e culturale delle produzioni Bonelli, sembra avere in questa nuova miniserie un ulteriore passaggio. Non mi riferisco, ovviamente, al solo uso di parolacce o ai soli dialoghi, quanto alla forma complessiva dei messaggi che vengono trasmessi ai lettori.
Lukas si sviluppa attraverso rappresentazioni iconiche semplici e familiari, ma per certi versi atipiche per il fumetto Bonelli. Medda e Benevento danno forma a una narrazione violenta priva degli stratagemmi tipici dell’editore milanese per edulcorarne la portata. Di nuovo, siamo di fronte a elementi di portata limitata, se visti all’interno del panorama fumettistico mondiale, ma significativi nello specifico delle produzioni della casa editrice.
Ma quello che più convince, al di là di riflessioni metafumettistiche, è il taglio cinico, disincantato e malsano che gli autori sviluppano tavola dopo tavola. Nello sguardo stesso del protagonista, gelido e perso, possiamo riconoscere il filtro con cui la realtà viene osservata e presentata al lettore. Una prospettiva che potremmo dire “in soggettiva” rispetto all’epicentro narrativo.
Il resto, del contesto, dell’intreccio, del senso della storia è ancora tutto da scoprire.

Le aspettative dei lettori: Saguaro, Caravan, Lukas

Detto del convincente esordio della miniserie, il primo numero offre sempre lo spunto per riflettere su quale possa essere il target di riferimento per gli autori e l’editore. Lukas sembra rivolgersi ai lettori tradizionali dei fumetti Bonelli? Sì, in parte.
Si assiste, nelle ultime, numerose novità dell’editore, a una progressiva, parziale diversificazione con conseguente riduzione, segmentazione dei potenziali lettori.

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Negli ultimi anni, nei quali abbiamo assistito a un’erosione delle vendite, il bacino potenziale va progressivamente riducendosi (nonostante i recenti tentativi di rivolgersi ad altri bacini potenziali), e i sottogruppi che da esso si aggregano intorno alle nuove testate porta a numeri ormai relativamente limitati. Le aspettative di vendita di una serie nuova sono decisamente ridimensionate rispetto a solo dieci anni fa. Tuttavia sembra consolidarsi uno zoccolo duro di lettori aperti a modi nuovi di pensare al fumetto seriale.

Lukas si rivolge senz’altro più a quest’ultimo gruppo che ai lettori “classici” della Bonelli e lo fa cercando di parlare a una sensibilità decadente e violenta tipica delle più recenti evoluzioni della narrazione popolare (dai best-seller di narrativa, ai telefilm), rifuggendo possibili vie di mezzo o camuffamenti.

Per esplicitare meglio quanto sto dicendo, può essere utile confrontare il linguaggio e lo stile di Lukas con la recente e poco fortunata Saguaro di Bruno Enna. Se Lukas è netta e chiara nella sua definizione stilistica (per quanto c’è dato capire dal primo numero, ovviamente) altrettanto non si può dire di Saguaro.
In quest’ultima infatti, Enna sembra aver tentato di mediare continuamente tra diverse tradizioni tipiche bonelliane, per sdoganare poi concetti e tematiche e stili molto più maturi e diversificati. Enna ha cercato di essere ponte tra “modernità e tradizione” (con le dovute virgolette, perché relativizzate rispetto alle caratteristiche proprie della ), spingendosi decisamente oltre i limiti consentiti dalle aspettative dei lettori più tradizionali(sti). Per certi versi, quindi, Saguaro ha tradito la fiducia. Con l’aggravante, a mio avviso, di una caratterizzazione grafica altalenante e mal progettata.

Lukas sembra perseguire maggiormente la strada avviata da Orfani: in altre parole una netta e chiara definizione dei contenuti e dello stile, con conseguente chiara proposta al bacino dei lettori potenziali. Una lezione che, a mio avviso, lo stesso Michele Medda ha imparato dal relativo fallimento di Caravan che, pur con modi differenti, è caduta nello stesso errore di Enna con Saguaro.

Oggi come oggi sembra essere più efficace progettare miniserie fortemente caratterizzate e chiare, per tematiche e impostazione. Le testate “eroe-centriche” a la Saguaro (e più legate alla tradizione Bonelli) sembrano in parte aver fatto il loro tempo. Le testate concept oriented sembrano essere la nuova sfida (1) . Un approccio che proprio Medda aveva tentato di intercettare con Caravan, ma l’impalcatura concettuale in fin dei conti si è dimostrata troppo elusiva per un seriale popolare. Sono rimaste tante buone storie, alcune eccellenti ma mal sostenute dall’impianto di fondo.  Per quanto riguarda Lukas la riflessione è certamente aperta, sia per quanto riguarda le reali intenzioni dell’autore, sia sulla risposta dei lettori. 

Carattere grafico: un volto per Lukas

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Ulteriore e ultimo elemento che ritengo utile evidenziare, nello specifico di Lukas ma più in generale come tendenza, è quella di co-ideare una serie con la collaborazione diretta di un disegnatore.

Intendiamoci, da sempre, la nascita di una serie in Bonelli è avvenuta anche grazie alla progettazione grafica di disegnatori di fiducia dell’editore. Ogni serie storica ha visto la loro fondamentale partecipazione nella caratterizzazione dei personaggi e degli scenari. Ciononostante, erano gli sceneggiatori a definire complessivamente tutti gli aspetti della serie.
Oggi sembra non essere più così.

La caratterizzazione grafica, in un fumetto, è diventata talmente importante da prevedere la partecipazione attiva anche dei disegnatori. Un segno di maturità produttiva che sembra rifarsi, in particolare, alla scena fumettistica statunitense, dove ogni mese numerose miniserie prendono la luce  da concept narrativi realizzati attraverso la collaborazione tra disegnatori e sceneggiatori.
Viene quindi meno l’approccio “sceneggiatore-centrico” proprio del fumetto seriale italiano? Sono in atto davvero nuove logiche produttive?

Probabilmente ci si sta sempre più rendendo conto che, oggi come oggi, la parte grafica e visiva di un fumetto, anche in ambito seriale, può rappresentare l’elemento decisivo per la riuscita di un nuovo prodotto dell’intrattenimento. Coerenza stilistica, definizione compatta dei contesti e delle impostazioni visive, arricchimento dell’impianto narrativo su cui lavorare (che tiene sempre più conto anche dello scenario in cui i personaggi e le vicende si muovono), spettacolarizzazione: se il fumetto è una narrazione che si costruisce a partire dalla fusione di parole e disegno, le scelte non possono che farsi sotto tutti gli aspetti che lo caratterizzano.
Lukas sembra portare avanti questa idea in modo chiaro e sembra essere all’altezza del ruolo. Ma solo la lettura (o visione) dei prossimi numeri ci permetterà di valutare concretamente la coerenza stilistica e l’attenzione che i due autori hanno posto da questo punto di vista.

Abbiamo parlato di:
Lukas #1 – Deathropolis
Michele Medda, Michele Benevento
Sergio Bonelli Editore, Marzo 2014
98 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,30€

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Note:
  1. si legga in proposito quanto da me scritto in un precedente articolo su Orfani 

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