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I primi 25 anni del Sandman di Neil Gaiman

I primi 25 anni del Sandman di Neil Gaiman - intro_image_1Ad ottobre 2013, ricorrevano 25 anni dall’uscita del primo numero del di . 25 anni sono un periodo importante per un’opera: se non è caduta nell’oblio o rimasta oggetto di culto per pochi significa che ha saputo parlare e stimolare riflessioni in più generazioni (nel caso specifico, almeno tre: gli adulti di fine anni 1980, i ragazzi dello stesso periodo, e i giovani lettori di oggi). Questa capacità è certamente una delle caratteristiche che associamo normalmente al termine “classico”, ma “classico” è un termine da maneggiare con cura, fra le cui sfumature (falso riflesso da pigrizia studentesca?) c’è anche quella di opera legata a un altro tempo, dalla quale altri hanno preso nutrimento, e che oggi è sostanzialmente “consumata”, ovvero recepita e vissuta senza più farsi domande su essa, data per scontata. Se leggere un’opera diventa un mero atto dovuto alla tradizione, significa che che quell’opera non ha più niente da dire, se non sotto il profilo storico.
Non pensiamo sia così per e i pezzi di questo speciale si confrontano proprio con la sua attualità. Due brevi articoli, “Sandman for dummies” e “Una questione di stile“, considerano l’opera nella sua generalità; un’intervista a Leslie Klinger, curatore dell’edizione Sandman Annotated, cerca di capire quanto del fascino dell’opera sia data dalla cura della sua costruzione. Con , responsabile editoriale della RW-Lion, che pubblica Sandman in Italia, riflettiamo su Sandman come prodotto editoriale: una risorsa? un peso? un obbligo? (Per dare un’idea delle cifre: negli USA, fra il 2009 e il 2013, le stime di vedita delle varie edizioni di Sandman – esclusa Overture – danno complessivamente oltre 100.000 copie, con un ritmo di circa 20.000 annue. (1)

I primi 25 anni del Sandman di Neil Gaiman - intro_death_1Passando a casi di analisi più specifica, Nicola Medda ci parlerà della figura delle Eumenidi/Erinni, dai tempi antichi a Gaiman, mentre Andrea Bramini fornirà spunti sulla “geografia del sogno”, ovvero come Gaiman usa il Sogno e che ruolo ha il sogno nella saga.
A David Padovani e Antonio Furno è toccato invece un compito particolare: raccontare la storia della loro relazione con Sandman. Il senso di questi due pezzi, certamente atipici per il nostro sito, sta nel mettere in evidenza alcuni tratti importanti dell’opera. Prima di tutto, la sua storia editoriale italiana, piuttosto accidentata; quindi il fatto di essere un’opera che il lettore intende trasmettere alla generazione successiva (ecco il primo meccanismo di sopravvivenza dell’opera), infine il fatto che, al di là di qualsiasi raffinatezza stilistica, testuale e grafica, e sapienza architetturale, Sandman basa il proprio fascino sull’impatto emotivo, la capacità di trasmettere emozioni, magari non sempre gradevoli o confortanti.
Infine, in coda a tutto questo, un virtuoso pezzo di Andrea Voglino che racconta de l’altro Sandman, ovvero quel personaggio vissuto ai margini dell’universo DC senza mai raggiungere il successo, forse a prescindere dalle proprie potenzialità e oggi ricordato probabilmente più per il suo rapporto con l’opera di Gaiman che per conoscenza diretta.

Ci sarebbe da scrivere tanto altro sull’opera di Gaiman (qualcosa su lospaziobianco è già apparso, a partire dalla rilettura della saga, volume per volume), ma siamo sicuri che avremo altre occasioni.
Intanto: buona lettura.


Note:
  1. Vedi dati su www.comichron.com 

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