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The Flash – La serie tv degli anni ’90

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Ideata dal duo formato da Danny Bilson e Paul De Meo e prodotta da Gail Morgan Hickman, la serie The fu il primo adattamento di un certo peso per il piccolo schermo di uno dei personaggi più famosi della scuderia DC Comics dopo il Batman degli anni ‘60, in un periodo nel quale si stava assistendo a un rinnovato interesse per i fumetti e le loro trasposizioni live action.

Il film Batman di Tim Burton era infatti sbarcato nei cinema solo pochi mesi prima, riscuotendo un fenomenale successo a livello mondiale, e la CBS, in collaborazione con Warner Bros. Television, prese al volo l’occasione per realizzare un serial sull’uomo più veloce del mondo, avvolgendolo delle atmosfere che avevano reso ormai riconoscibile il film di Burton, a cui diede un fondamentale contributo la potente sigla musicale realizzata da Danny Elfman e il costume, realizzato dagli studios del compianto Stan Winston.

Interpretato dall’attore , noto all’epoca per le sue partecipazioni a soap opera quali Sentieri e Santa Barbara e a film come La Storia Infinita 2, il serial presentava come protagonista il personaggio di Barry Allen, il secondo della Golden Age, mixandone in parte le caratteristiche con quelle del terzo velocista scarlatto, Wally West, anche per quanto riguarda la scelta dei comprimari. Fra questi la scienziata Tina McGee (interpretata da Amanda Pays), personaggio questo apparso nei fumetti proprio durante le primissime storie di Wally come nuovo Flash, relegando la storica Iris West a una veloce comparsata nell’episodio pilota.

Proprio questa volontà, da parte degli autori, di mescolare classico e moderno è ben presente anche nella scelta stilistica e scenografica di presentare una Central City dove il tempo pare essersi in parte fermato. Ambientata infatti negli anni ‘90, la serie vede però comparire al suo interno automobili e oggetti degli anni ‘50, in quello che sembra essere quasi certamente un omaggio ai fumetti e all’epoca in cui apparve la versione a fumetti di Barry Allen, in un miscuglio fra il retrò e il futuristico, che aiutarono a rendere il serial decisamente affascinante.

In questa location, assistiamo quindi all’incidente che trasforma il poliziotto della scientifica Barry Allen nel fulmine umano, in una città dilaniata da una banda di motociclisti che da mesi imperversa seminando il terrore e il panico. In questo contesto, Bilson e De Meo sfruttano uno degli incipit fondamentali dei fumetti, quello della perdita di un familiare, per portare alla nascita dell’eroe. Una scelta questa al passo dei tempi ma anche obbligata , visto che la versione fumettistica del personaggio assunse il nome Flash più che altro per un omaggio a un eroe dell’infanzia, una decisione troppo semplice che sarebbe stata difficile motivare in un serial televisivo.

Fin da subito inoltre, appare chiaro come gli autori volessero costruire attorno al personaggio di Barry un quadro familiare più delineato, che potesse entrare subito in contatto con il pubblico. Ecco quindi nel pilot la descrizione di un rapporto, non proprio idilliaco , con il padre ex poliziotto, che sarebbe stato affrontato nuovamente nel corso della prima stagione nell’episodio “Sins of The Father”.

A rendere inoltre la figura del protagonista molto più umana è anche la presenza di Tina come co-protagonista femminile, (malgrado tra i due il rapporto non vada mai oltre una solida amicizia) che è data dai limiti imposti ai poteri di Flash, in un tentativo riuscito di renderlo più umano e meno super. Lo sforzo indotto dall’utilizzare la propria velocità per tempi prolungati infatti porta Barry, che in un primo momento vedeva il dono ricevuto come una maledizione, a chiedere supporto medico all’amica scienziata, che lo aiuterà nei momenti di crisi.

Il cast di comprimari

Assieme a Shipp e alla Pays, la serie si contraddistinse subito per un ottimo cast di comprimari. Tra questi sono senza dubbio da ricordare i due agenti Murphy e Bellows, interpretati rispettivamente dagli attori Biff Manard e Vito D’Ambrosio.

Comparsi sin dal pilot, i due simpatici poliziotti di pattuglia erano difatti i protagonisti di alcune delle più divertenti sequenze della stagione, soprattutto per il semplice fatto che il povero Bellows era colui che assisteva sempre alle apparizioni del velocista scarlatto, mentre il collega, per un motivo o per l’altro, non riusciva mai a essere testimone delle incursioni dell’eroe di Central City, prendendo sempre l’amico per un mezzo svitato.

Oltre a loro non sono da dimenticare Julio Mendez (Alex Desert), collega di Barry alla scientifica nonché suo migliore amico, il quale in un paio di episodi sospetterà di un collegamento tra Barry e Flash, e l’iracondo tenente Warren Garfield (Mike Genovese), ottimo personaggio che sarà al centro delle vicende di “Shroud of Death”, decisamente uno dei migliori episodi del serial.

Oltre ai personaggi regolari, The Flash aveva anche un buon cast di personaggi ricorrenti. Convinti forse inizialmente di un eventuale successo e quindi di un rinnovo, Bilson e De Meo inserirono infatti molti character che fecero capolino più di una volta nel corso della stagione.

Tra questi sono da citare l’investigatrice Megan Lockhart (Joyce Hyser), che venne introdotta nella puntata dal titolo “Watchng the Detectives” e fu poi al centro dei due episodi con Trickster, e soprattutto la figura del Dr. Desmond Powell (Jason Bernard) alias l’Ombra della Notte, vecchio giustiziere degli anni ‘50 che si alleerà con Flash in un paio di occasioni. In questo frangente gli autori avevano creato una sorta di retroterra supereroistico in stile Golden Age di Central City all’interno della serie, una scelta narrativa ben congeniata oltre che certamente indirizzata ai fan DC Comics.

Citazioni non vanno dimenticate infine per Priscilla Pointer nel ruolo di Nora Allen, Richard Belzer in quello dell’insopportabile giornalista Joe Kline e del mitico Dick Miller, attore feticcio del regista Joe Dante nella parte di Fosnight, una simpatica canaglia nonché informatore di Barry, che in un episodio venne dal doppiaggio italiano soprannominato “Sgraffigna”.

La rogue gallery

Una delle caratteristiche fondamentali che ha sempre reso affascinante ai lettori il personaggio del velocista scarlatto, anche nella versione degli anni ‘40, è stata la continua presenza di una variegata gallery di supercriminali.

Un elemento questo che i produttori hanno cercato in qualche modo di trasferire all’interno della serie televisiva, seppur con qualche cambiamento e qualche novità rispetto alla versione fumettistica.
Nel corso della prima stagione infatti vediamo l’alter ego di Barry Allen affrontare i più disparati avversari: da uno scienziato pazzo intento a sperimentare ingegneria genetica su dei poveri barboni a un uomo invisibile, da piccoli criminali con manie di grandezza capaci di addormentare una intera città a un clone dello stesso Flash.

In questo ambito, in cui è ovvio il tentativo da parte di Bilson e De Meo, con la consulenza in molti episodi di Howard Chaykin e John Francis Moore, di creare attorno al supereroe un piccolo e variegato universo criminale, c’è spazio anche per i grossi calibri che faranno capolino nel corso della prima stagione.

A comparire infatti sono tre celebri villain dei comics: Capitan Cold (Michael Champion), Mirror Master (David Cassidy) e il più importante di tutti, Trickster, interpretato splendidamente da Mark Hamill, che Flash affronterà in ben due episodi della serie, tra cui il season finale, entrambi poi raccolti successivamente in un film tv diffuso all’epoca in vhs per il mercato dell’home video.

Se per le prime due versioni televisive dei villain le differenze erano abbastanza palesi, basti pensare ad esempio al fatto che Capitan Cold veniva presentato come un killer a pagamento assoldato da un boss di Central City per fare piazza pulita dei suoi avversari, per Trickster gli sceneggiatori avevano tratteggiato il personaggio in maniera abbastanza particolare, donandogli le stesse caratteristiche fumettistiche che lo avevano contraddistinto negli anni, affiancandogli però una complessa personalità da psicopatico serial killer, che nella resa su piccolo schermo di Hamill ne fecero un villain che ancora viene ricordato a più di 20 anni dalla cancellazione del serial.The Flash - La serie tv degli anni '90 - flash_02

Nonostante infatti una ottima scrittura e un cast perfettamente assemblato, The Flash non ebbe purtroppo la possibilità di essere rinnovato per una seconda stagione, il tutto per una serie di sfortunate coincidenze oltre ad alcune decisioni assurde prese dalla dirigenza della CBS. Andato in onda per la prima volta il 20 settembre 1990, il telefilm dovette infatti subire un continuo cambiamento di palinsesto, che non aiutò certamente a fidelizzare il pubblico.

Oltre a questo, ci misero lo zampino anche gli eventi internazionali. Nel 1991 infatti, quando il serial iniziò la trasmissione della seconda parte della prima stagione, la crisi nel Golfo Persico causata dall’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein alcuni mesi prima era ormai arrivata al suo apice, attirando ovviamente l’interesse principale da parte dei mass media e portando a una temporanea interruzione della messa in onda da parte del network.

Dopo la cancellazione, dovuta anche a problemi di budget, numerosi sono stati negli anni i tentativi di riportare il personaggio sullo schermo, più che altro in una versione cinematografica. Molti i nomi coinvolti, come gli sceneggiatori David S. Goyer e Chris Brancato che realizzarono due differenti bozze per un film che sarebbe dovuto essere diretto dapprima da Shawn Levy e successivamente da David Dobkin, ma che finì però nel limbo produttivo.

In seguito, il progetto venne ripreso da Greg Berlanti, Michael Green e Marc Guggenheim con una nuova bozza realizzata nel 2011 che fu poi abbandonata, quando Berlanti e Guggenheim preferirono concentrarsi su Arrow per il network The CW.

Ora che un nuovo adattamento televisivo sta per fare capolino sul piccolo schermo, in molti sostengono che elementi dello script per il cinema scritto dai tre possano essere stati trasferiti alla nuova serie tv. Ma questo solo il tempo potrà dirlo…

Curiosità

The Flash - La serie tv degli anni '90 - flashtvseriesLa serie fu trasmessa in prima visione su Italia1 nel 1992 con due episodi ogni sabato sera. In un solo caso la trasmissione fu rimandata, ovvero il giorno della morte di Giovanni Falcone.

Nell’episodio pilota il doppiaggio italiano differisce dal resto della stagione per quanto i riguarda i personaggi di Julio Mendez e del padre di Barry.

In un episodio, “Be my Baby” (“Barry Babysitter”), compare come guest star un giovanissimo Bryan Cranston, futuro protagonista di Breaking Bad.

Sempre il pilot fu distribuito in vhs con un doppiaggio differente prima della messa in onda italiana, dove anche la voce di Barry Allen era differente rispetto a quella di Stefano Benassi.

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