Approfondimenti

La prima volta che ho letto Sandman… ho letto Death

Interno sera. Dopocena. Il salotto di una casa, con le librerie alle pareti, illuminato da una lampada da terra. Un uomo sulla cinquantina seduto su una poltrona e una ragazza, di quasi vent’anni, che si affaccia alla porta…

La prima volta che ho letto Sandman… ho letto Death - Libreria-Gaiman
Libreria di casa di

Figlia: Papà, ieri sera ho finito di leggere quel fumetto che mi hai prestato qualche tempo fa…
Padre: Mmh… quale?
F: Dai, quello sulla storia di Death, l’incarnazione della morte…
P: Ah, Death: L’Alto Costo della Vita. Ti è piaciuto? Ah, è un fumetto che ha un significato particolare per me, per più di un motivo…
F: Ah sì? E quali sarebbero queste ragioni?
P: La prima volta che ho letto quel fumetto ero circa due o tre anni più grande di te… avevo 22, 23 anni…
F: Stiamo parlando della preistoria, quindi…
P: Eh sì, appunto…ah, ah… comunque sia, erano i primi anni ‘90 e io frequentavo una fumetteria di Firenze…
F: Una fumetteria? Intendi un posto dove si vendevano fumetti?!?
P: Sì, cara mia, ti potrà sembrare strano, ma quando ero giovane io non c’erano tablet, né tantomeno fumetti digitali. Manco internet c’era e, se volevi comprarti un fumetto, di carta intendo, dovevi andare o in edicola o, ancora meglio, in fumetteria. Perché in libreria di fumetti non vedevi nemmeno l’ombra…
F: Ma come facevate senza internet…senza Amazon… senza i suoi droni che ti portano i libri a casa?
P: Facevamo. Non esistendo ancora quelle cose, non ne sentivamo la mancanza. E poi, la fumetteria era un luogo di ritrovo tra noi ragazzi appassionati di fumetti…
F: Quelli con cui adesso ti incontri sul forum, lì, di…come si chiama…Il Luogo Bianco
P: Lo Spazio Bianco… sì, più o meno la stessa cosa, ci incontravamo in fumetteria e parlavamo delle nostre letture preferite, scambiandoci idee e opinioni. Già a quel tempo io ero appassionato di supereroi, compravo i miei fumetti sugli X-Men, sui Fantastici Quattro, sull’Uomo Ragno e di questi personaggi e delle loro storie parlavo con gli amici che incontravo lì. Ma, in un certo senso, quelle letture cominciavano a starmi strette…
F: Cioè? Ti avevano stancato e non ti appassionavano più?
P: No, continuavano a piacermi, ma volevo anche altro, qualcosa di… più profondo, maturo che in quelle avventure di supereroi non trovavo. Insomma, io avevo cominciato l’università, stavo crescendo, uscendo dall’adolescenza e quei fumetti mi sembrava invece che non mi seguissero più, che non crescessero con me, che non si rivolgessero più a me…
F: Sì, capisco cosa intendi… È per questo che negli ultimi tempi ti ho chiesto di consigliarmi qualche libro e qualche fumetto di quelli che leggi tu. Perché anche io sento che ho voglia di scoprire cose nuove…
P: È una cosa normale alla tua età, anche per me era così. E in fumetteria arrivavano anche ragazzi e ragazze, magari di un paio d’anni più grandi di me, che acquistavano dei fumetti che mi incuriosivano, ma che non mi ero mai deciso fino in fondo ad acquistare. Erano fumetti con delle copertine molto belle, a volte anche disturbanti, pubblicati dalla Vertigo, una linea della DC Comics, ed erano, come riportava la scritta sulla copertina: “Suggested for mature readers”…
F: E tu ti volevi sentire maturo, giusto?
P: Perché tu no? A vent’anni si ha la pretesa di essere maturi, di conoscere già tutto della vita…
F: Effettivamente…
P: Comunque sia, tra quei fumetti, molti dei quali ancora non pubblicati in italiano e che potevi leggere solo acquistando le edizioni originali in inglese, ce n’era uno che mi attirava particolarmente, perché ne avevo sentito parlare a qualche frequentatore della libreria. Un fumetto che parlava del Signore dei Sogni, , un personaggio, un supereroe della Golden Age, degli anni ’60, che uno scrittore inglese di nome
F: Lo stesso che ha scritto Death…

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P: Infatti. Neal Gaiman aveva ripreso questo personaggio e ne stava scrivendo le nuove avventure, reinterpretandolo completamente, creandogli attorno un mondo fantastico, pieno di personaggi mitologici, con citazioni e riferimenti colti, a Shakespeare prima di tutto.
F: Caspita…
P: Eh sì… Ero attratto dal quel fumetto, ma allo stesso tempo non avevo il coraggio di iniziarne la lettura a metà, senza leggerlo dall’inizio, con la paura di non capire completamente la vicenda e, quindi, di non apprezzarlo. In quel periodo era già un fumetto di culto, gli arretrati costavano tanto e io, studente universitario, non me li potevo permettere. Così continuavo a rimandarne l’acquisto, pur desiderandolo ardentemente. Finchè…
F: …non hai cominciato a lavorare!
P: No… cioè sì, anche quello è servito, ma quello che volevo dirti è che un giorno in fumetteria è arrivato il primo albo di una miniserie di tre numeri, proprio quella che tu hai appena finito di leggere. La copertina era dello stesso autore di quelle di Sandman, Dave McKean, ciò che di più lontano potesse esserci dalla copertina di un fumetto.
F: Sì! Le ho viste raccolte nel volume. Sembrano dei quadri fatti con oggetti reali…
P: Perché proprio quello sono, sai? Un mix di pittura e di oggetti tridimensionali e reali posti in uno spazio e poi fotografati con una certa angolazione e da una certa distanza tali da farle diventare quadri e copertine. Erano delle piccole opere d’arte…
F: Uau…
P: Quella copertina, associata al numero uno sopra, mi attirò subito. Così lo presi e lo sfogliai e i disegni mi colpirono ancora di più.
F: Hai ragione… i disegni ti colpiscono: le tavole sono “piene”, tantissime vignette ma tutte ordinate, molto leggibili.
P: L’autore, , era allora un giovane esordiente, ma nel tempo, pur sintetizzando il suo stile, limandolo e maturandolo, ha mantenuto tutte quelle qualità che in Death erano già evidenti.
Ma, insomma, poi non mi hai risposto, ti è piaciuto o no questo fumetto?
F: Sì, mi è piaciuto molto. È una storia molto profonda, che all’apparenza scorre via leggera, ma invece ti porta a riflettere molto. Sulla vita, sulla morte, sul valore che diamo alle cose. E poi Didi è un personaggio bellissimo…

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P: Ma, dimmi un po’, secondo te Didi, è l’incarnazione della Morte o no? Come hai interpretato le ultime pagine del libro?
F: Secondo me no, non è la Morte, ma solo una ragazza malata di cuore a cui Death regala una giornata indimenticabile, l’ultima prima di andarsene… e secondo te?
P: Io penso che non abbia veramente importanza se Didi e Death siano la stessa persona. Gaiman, come fa spesso nelle sue opere, libri o fumetti che siano, lo lascia all’interpretazione del lettore. Quello che conta per lui è il messaggio da veicolare, quello che mi hai appena detto aver colpito anche te…
F: L’importanza della vita?
P: Il valore della vita, l’Alto Costo della Vita. Tutta l’opera, sin dalla prima volta che l’ho letta, si è sempre condensata per me nelle parole di Didi quando è nella fontana. Aspetta che le cerco…eccole qui: “ [La vita] è un tutto unico. È tutto l’insieme in cui ti trovi, è tutto parte della vita. Le cose buone e quelle cattive, quelle noiose e quelle dolorose.
F: Sì e anche le sue parole appena riemerge dall’altro “lato” della fontana…passami il libro…ecco qua: “Oh, è stato meraviglioso. Era pieno di gente. Ho respirato e mangiato e… un mucchio di altre cose. Avrei voluto che durasse in eterno, avrei voluto che non finisse così…” e Death che le dice: “C’è sempre una fine, è per questo che è così bello”. Per me è tutto in quelle parole…

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P: Il bello di questo fumetto è che ogni volta che lo leggi scopri riferimenti nuovi, che magari qualche anno prima non eri riuscito a captare. Ma ancora più bello è che riscopri che le parti che ti avevano colpito, continuano a farlo, nonostante tu come lettore sia cambiato, abbia più anni, più esperienza.
Ho letto Death per la prima volta nei miei vent’anni e mi ha aperto il mondo di nuovi fumetti come Sandman, che ha sua volta, tra le altre cose, mi ha dato il coraggio di leggere in originale Shakespeare.
L’ho riletto a trent’anni, e poi a quaranta e adesso lo leggerò di nuovo perché mi hai fatto tornare la voglia di farlo. E di nuovo mi emozionerò per Sexton, per Didi, per i loro amici. Forse tu non te ne rendi conto, perché il mondo in cui tu sei cresciuta era già cambiato, ma in Death Gaiman ha avuto il coraggio di presentare una coppia omosessuale formata da due ragazze, che stavano aspettando un figlio. Ed era il 1993!
F: È una cosa così strana?!?
P: Lo era credimi, era un tabù e, qua da noi, lo è stato anche per molti anni a venire…
F: Beh, una cosa è certa. Anche a me questo fumetto mi ha fatto venire la voglia di leggere questo Sandman: posso prendere il primo volume dalla tua libreria?
P: Certo che puoi, ma con una promessa. Tra dieci anni da oggi rileggerai Death e, alle soglie dei trent’anni, mi dirai che cosa ti ha colpito di nuovo nel libro…
F: Ok, ci sto papà!
P: Benissimo… e adesso andiamo a dormire che si è fatto tardi!
F: Va bene, buonanotte… ah, papà?
P: Sì?…
F: Ma… mi avevi detto che erano due i motivi per i quali sei molto legato a questo fumetto. Di uno mi hai parlato… e l’altro?
P: Death era il fumetto che avevo nello zaino la prima volta che ho incontrato mamma, all’università. E quel pomeriggio gliel’ho prestato per leggerlo.
F: Beh, le piacque o no?
P: Secondo te?…

Abbiamo parlato (più o meno) di:
Death The High Cost of Living #1-3
Neil Gaiman, , Mark Buckingham, Dave McKean (copertine)
Dc Comics Vertigo, marzo-maggio 1993

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