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Orfani #5 di Recchioni e Maresca: nuove riflessioni sul linguaggio bonelliano

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Orfani #5 di Recchioni e Maresca: nuove riflessioni sul linguaggio bonelliano - Orfani-5L’apocalisse aliena (?) che ha dato l’avvio a tutta la vicenda di , ha sì sterminato milioni di persone ma ha anche cancellato molti simboli dell’umanità stessa, opere dell’ingegno umano, di cui, numero dopo numero, continua  a mostrare la distruzione.
Non è da meno in questo quinto albo, dove un capolavoro antimilitarista come “l’incompiuta” Guernica di Picasso (1)  brucia sotto gli occhi di uno dei bambini sopravvissuti: metafora, si potrebbe dire, dell’insensatezza delle guerre che annientano tanto gli uomini quanto le loro massime espressioni intellettuali e, dunque, la loro memoria e il loro futuro.

è sempre abile nello spiazzare il lettore con i plot twist sparsi in entrambe le linee temporali della narrazione, così come sembra che si diverta a sovvertire alcuni cliché propri di un certo immaginario cinematografico, ad esempio il fatto che il personaggio “in carne” ma simpatico debba comunque sopravvivere agli eventi che lo coinvolgono.
L’autore continua, sapientemente, ad accumulare segni e indizi, infittisce i fili narrativi della trama e, contemporaneamente, ne recide, di netto, altri: tutto l’insieme spinge chiaramente a proseguire la lettura della serie mese dopo mese per vedere dove porta lo scioglimento dell’intreccio.

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È evidente che siamo ancora nella parte ascendente della parabola narrativa della storia, dove le questioni in sospeso, le domande, i misteri continuano ad aggiungersi gli uni sugli altri. Tuttavia è ormai chiaro che non tutto nella vicenda, in entrambi gli ambiti temporali, sia quello che appare, così come i vari personaggi hanno più di un lato ancora da scoprire.
In questo numero il personaggio di Raul, forse a oggi il personaggio maggiormente definito e approfondito, di certo quello più sfaccettato, diventa una sorta di specchio del lettore: è chiaro agli occhi dell’Eremita che qualcosa non quadra nel conflitto, ci sono discrepanze, sfasamenti. Lo stesso è, come detto,  chiaro anche agli occhi di chi legge. Orfani #5 di Recchioni e Maresca: nuove riflessioni sul linguaggio bonelliano - tav-71

Raul, e il lettore con lui, si arresta sulla soglia di una scoperta (la spiegazione? un indizio?): dal punto di vista della scrittura si tratta naturalmente di procrastinare lo scioglimento (altre avventure ci aspettano!) in maniera non banalmente strumentale (altri episodi dovranno essere pubblicati!), riuscendo a far gustare al lettore la sensazione e l’emozione di aver sfiorato la soluzione.Questo, a dimostrazione dell’estrema padronanza dei meccanismi del mezzo fumetto da parte di Roberto Recchioni.

Di contro, il fatto che l’Eremita sia, dopo cinque numeri, il solo personaggio che abbia subito un certo approfondimento psicologico, nel gruppo dei protagonisti, solleva la questione se il sacrificio dell’analisi introspettiva dei personaggi a vantaggio del marcato accento sulla componente d’azione della vicenda, sia effettivamente un elemento positivo. O, al contrario, si corra il rischio di andare a creare un prodotto che abbia un’estrema immediatezza (e velocità) di fruizione, ma che, alla lunga, non lasci tracce significative nell’immaginario dei lettori.


L’uomo con il fucile
spinge a un’ulteriore riflessione sui meccanismi del linguaggio narrativo bonelliano e su uno degli obiettivi dichiarati della serie che è quello di rinnovarlo.
Se si volesse, provocatoriamente, fare una sinossi di questo albo potrebbe essere la seguente:

Ci sono quattro compagni  d‘armi che sono stimati dai commilitoni e che hanno vissuto mille avventure insieme. Sono temuti come armi letali. Hanno un piccolo esercito alle spalle ma giocano essenzialmente da battitori liberi guidando l’assalto al forte nemico.
All’interno del quale c’è un arsenale da far saltare in aria.
Uno di loro ha un passato luttuoso, che lo ha segnato; è silenzioso e attento, abile guerriero ma preferisce agire da solo, assestarsi in posizioni da cui è possibile avere una vista dall’alto per poter coprire i suoi compari.
Ad un certo punto uno dei quattro lancia una esclamazione: “
Puro vangelo!
La missione riesce pienamente, l’incursione funziona, l’abilità con le armi dei quattro è superiore a ogni combattente in campo e, alla fine, la santabarbara esplode.
Eppure il solitario di cui parlavamo prima non è convinto di come sono andate le cose perché si fida molto della sua abilità nel leggere le tracce. Gli indizi che ha trovato però lo lasciano perplesso e prova a parlare con qualcuno dei suoi dubbi che però restano tali.

Una provocazione, si diceva, che però spinge a considerare con attenzione l’efficacia del dichiarato rinnovo del linguaggio che la serie si propone. Esasperando, come sopra, le caratteristiche della storia in esame si vede come essa faccia uso di una serie di meccanismi e regole narrative tipici della classica letteratura di avventura, fonte d’ispirazione bonelliana sin dalla nascita di Tex: volendo fare dei nomi, Emilio Salgari, Alexandre Dumas.

Orfani #5 di Recchioni e Maresca: nuove riflessioni sul linguaggio bonelliano - vign-montAccostare a Tex, notarne le similitudini in alcuni passaggi e strutture (le stesse di tutta la letteratura d’avventura  riprese poi nel cinema quanto nei videogiochi), fermo restando la sostanziale differenza tra i due prodotti narrativi, è una voluta forzatura, ma utile alla presente analisi della serie di Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari.
Se innovare significa semplicemente snellire i dialoghi, per renderli più immediati e più “vicini” al sentire degli adolescenti di oggi, oppure dare la prevalenza a  intere sequenze narrative “mute” (dove peraltro l’abilità dello sceneggiatore quanto del disegnatore sono, comunque, ancor più evidenziate), allora forse questa ricerca di una via nuova depaupera anziché arricchire un prodotto a fumetti, sacrificandone sull’altare della fruizione veloce  la ricchezza di contenuti.

Diventa allora lecito chiedersi se, per un prodotto come Orfani,  il valore aggiunto non possa essere trovato nel recupero di un tempo di lettura più lungo, da “insegnare” a quei giovani a cui il prodotto è dichiaratamente diretto, magari certo, con l’inserimento di dialoghi più al passo coi tempi. Se la vera innovazione di un prodotto a fumetti seriale, oggi, non possa essere in controtendenza rispetto a media come (certo) cinema e videogiochi, non possa coniugare un’estetica visiva di immediato impatto con una ricchezza narrativa densa di contenuti  su cui riflettere. Se il tempo di lettura inferiore ai venti minuti, obiettivo di  Roberto Recchioni, non sia un minus anziché un plus.
Volendo di nuovo essere provocatori, si pensi alla ricchezza e alla densità presente nelle “strisce” di un autore (contemporaneo e di successo) come Zerocalcare, e al tempo di lettura necessario per la maggior parte dei suoi post.

In altre parole, rendersi conto che, forse, i giovani lettori di oggi non vedono la velocità di fruizione come caratteristica necessaria di un prodotto, o almeno non solo, visto che la loro capacità di concentrazione, da nativi digitali, sembra essere maggiore e non ridotta a causa dell’uso continuo della rete e dei social networks.
Ferma restando tanto la difficoltà nel trovare “La” soluzione della questione, quanto nella probabile possibilità che essa non sia né univoca né scontata.

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Concludiamo con un doveroso accenno all’apparato grafico del numero. La serie sta riuscendo a fare dell’omogeneità e della continuità grafica un suo punto di forza. Ogni autore, finora, è riuscito, nell’ambito della personalità del suo stile, a “legarsi” e a “fondersi” nell’immaginario iconografico pensato con sapienza da Emiliano Mammucari. Convincente è anche la prova di Luca Maresca, con un ottimo uso delle inquadrature e ben riuscite rese dei personaggi e dei loro stati d’animo in entrambi i contesti temporali. Efficaci anche le splash page, che però ci ricordano anche quanto la gabbia bonelliana sia, in effetti, funzionale al formato degli albi.

Abbiamo parlato di:
Orfani #5 – L’uomo con il fucile
Roberto Recchioni, Luca Maresca
, Febbraio 2014
98 pagine, brossurato, colore – 4,50 €
ISBN: 977228330200340005

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Note:
  1. il dipinto rappresenta il bombardamento dell’omonima città avvenuto nel 1937 da parte della aviazione tedesca e italiana. Picasso lo ritoccò più volte e avrebbe continuato a farlo se il governo spagnolo, che glielo aveva commissionato per l’Esposizione mondiale di Parigi del 1937, non avesse imposto all’artista la consegna dell’opera per esporla 

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