Cronache

Cosmicomic: incontri a Lucca Comics & Science 2013 su un fumetto cosmico

L’ultimo giorno di Lucca Comics&Science 2013 non è stato dedicato solo a Leo Ortolani e alla sua interrogazione degli scienziati, ma anche a un progetto particolare, soprattutto se rapportato con l’editore che lo ha proposto, la casa editrice torinese di libri scientifici Codice. Il libro in questione è Cosmicomic, un romanzo a fumetti di Amedeo Balbi e , dedicato, come recita il sottotitolo, agli uomini che scoprirono il Big Bang.
Lasciando a una recensione successiva l’approfondimento dei dettagli, soprattutto astronomici, in questa sede ci concentriamo sui due incontri con gli autori svoltisi a Lucca, il primo all’interno dello spazio Showcase, condotto da Roberto Natalini e Andrea Plazzi, il secondo presso la libreria Ubik, moderato dal solo Plazzi. Poiché le domande sono state sostanzialmente identiche in entrambe le presentazioni, proponiamo una sintesi unica, che si chiude con le domande che ho rivolto ai due autori, in particolare ad Amedeo Balbi.

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Da sinistra: Roberto Natalini, , Amedeo Balbi, Andrea Plazzi

Dei due incontri, il secondo è stato molto più rilassato: durante lo Showcase, infatti, Rossano Piccioni era palesemente emozionato, almeno all’inizio, nonostante lo spazio sia stato pensato per mettere a proprio agio gli illustratori, che durante la sessione possono disegnare. D’altra parte Amedeo Balbi è, grazie alla sua attività  di divulgatore, molto più abituato all’interazione con un intervistatore e con un pubblico, ma ciò non toglie che, come ha ricordato Andrea Plazzi, resta comunque un esordiente nel campo del fumetto, nonostante sia un lettore anche di fumetti. Il problema è stato risolto in maniera molto semplice, confessa l’autore: iniziando a scrivere. Una buona mano, però, è stata data anche da Luca Blengino, l’editor di fatto del volume (non a caso ringraziato esplicitamente non solo dagli autori ma anche dall’editore), che ha fornito all’astrofisico romano vari esempi di sceneggiature fumettistiche.
Nel complesso il lavoro è stato “come scrivere la sceneggiatura di un film sulla cosmologia che però nessuno mi avrebbe fatto fare”, confessa Balbi.
Comunque la sceneggiatura non è stata eccessivamente dettagliata: “Volevo lasciare ampia libertà  interpretativa a Rossano”, con il quale lo scambio di idee è avvenuto quasi esclusivamente via e-mail:

Ho scoperto che abbiamo orari differenti: io ho una bambina piccola e la sera arrivo cotto, Rossano, invece, che anche lui ha figli piccoli, riesce a resistere!

In questo scambio elettronico, che ha permesso di conciliare due stili di vita differenti e ha cementato una sintonia che il disegnatore non aveva trovato con nessun altro sceneggiatore fino a quel momento, una grande importanza l’ha avuta il materiale iconografico, come ha più volte ribadito lo stesso Piccioni: foto d’epoca per le ambientazioni e le atmosfere storiche, foto degli scienziati anche nelle situazioni reali rappresentate all’interno di Cosmicomic, interviste per meglio dettagliare le spiegazioni, tutti materiali “che senza internet sarebbero stati difficili da recuperare e solo con un lungo lavoro di ricerca negli archivi cartacei”.
Per quel che riguarda i riferimenti fumettistici, Amedeo Balbi non riesce a indicarne nessuno in particolare: per sua stessa ammissione è un divoratore di fumetti, quindi in un certo senso ogni sua lettura, non solo fumettistica, lo ha in qualche modo influenzato:

Una probabile influenza e’ stata sicuramente il Feynman di Jim Ottaviani, che negli ultimi anni ha fatto delle ottime cose nell’ambito del fumetto scientifico divulgativo o il Logicomix di due anni fa.

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Hubble disegnato da Rossano Piccioni durante lo Showcase lucchese

Il punto in comune tra queste due opere sta nel loro concentrarsi non solo sul racconto della scienza ma soprattutto nel raccontare le storie degli scienziati:

Quando ho iniziato la mia attività  divulgativa ho utilizzato l’approccio tipico degli scienziati nei loro articoli, distaccato e impersonale, qualcosa di improponibile nella scrittura creativa, qualcosa del tipo ‘si è costruito quello strumento’, ‘si sono prese quelle misure’. Qualcosa in questo senso sta cambiando, probabilmente, ma fondamentalmente è ancora così.

Con il procedere della sua attività , però, Balbi si è reso conto che era più utile e funzionale un approccio differente, un cambio di prospettiva che permettesse sì di raccontare la scienza, ma anche e soprattutto gli scienziati, le loro passioni, le loro vite.
Gli aspetti grafici, invece, sono stati approfonditi soprattutto con Rossano Piccioni, che in più occasioni ha ricordato quanto è rimasto colpito dalle vite degli scienziati che ha disegnato, a partire dalla “macchina rosa shocking di Gamow passando per “l’arrabbiatura di Alpher per la trovata” del suo superiore (1) .
Ad ogni modo ha particolarmente impressionato i due curatori di Lucca Comics & Science l’utilizzo di colori semplici ma efficaci: “E’ stata una richiesta esplicita dell’editore” ricorda Piccioni, nella quale il disegnatore ha comunque cercato di utilizzare la sua creatività  proponendo, ad esempio, colori accesi per Gamow, per rappresentare l’eccentricità del personaggio, o più scuri per rappresentare Einstein nel periodo in cui viveva nella Germania nazista.
Lo stesso tratto del cartoonist abruzzese è stato più volte apprezzato: da una parte lo stile semplice e chiaro è stata una naturale conseguenza delle indicazioni editoriali, dall’altra è stata anche, come ha ricordato Andrea Plazzi successivamente, una scelta coraggiosa che si è inserita nello stile della linea chiara che fa capo a Hergè, utilizzando le giuste linee, ne di più ne di meno.
In questo senso Rossano Piccioni, che ripercorrendo i suoi inizi e i suoi maestri, ricorda:

Tampinavo Giardino (2) , che mi ha sempre dato dei buoni consigli

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Rossano Piccioni e Amedeo Balbi alla presentazione del libro presso la Ubik

Ha poi commentato che la ricerca dello stile per Cosmicomic è stata un lavoro più di sottrazione che non di costruzione o di destrutturazione e poi ricomposizione, com’era solito fare per i suoi fumetti precedenti.
C’è stato anche spazio per domande dal pubblico, e qui mi sono inserito una prima volta chiedendo a Piccioni quali spunti aveva utilizzato per la rappresentazione della relatività spiegata da Einstein al giornalista che era andato a intervistarlo.

Ho seguito le indicazioni dello sceneggiatore, perché questa mi sembra una forma di rispetto nei confronti del suo lavoro a differenza di altri che stravolgono le sceneggiature.

In effetti, fa notare Amedeo Balbi, quelle doppie splash page sono state particolarmente elaborate in particolare la seconda che doveva rendere il famoso esperimento mentale dell’ascensore in caduta libera (in questo caso di una stanza). In particolare, il disegnatore ha trovato divertente disegnare la prima delle due, quella con gli oggetti in volo.
Alla fine dell’incontro alla Ubik provo quindi a fare il bravo intervistatore e così faccio un paio di domande allo sceneggiatore, con il quale avevamo scambiato qualche parola poco prima dell’incontro con Leo Ortolani. Una delle prime curiosità  riguarda il titolo, Cosmicomic: in effetti l’idea era quella di proporre qualcosa tipo il già  citato Logicomix (“si era pensato, infatti, anche a Cosmicomix”) e solo incidentalmente c’è anche il leggerissimo riferimento alle Cosmicomiche di Italo Calvino, citate da Andrea Plazzi, per inciso, nel corso degli incontri.
Tra l’altro, a domanda diretta, Amedeo Balbi conferma che il libro è stato proposto da lui all’editore (3) che, per nostra fortuna, l’ha accettato.
La questione forse più interessante è capire quali sono state le difficoltà  tecniche che un esordiente ha dovuto affrontare:
Prima di tutto “le difficoltà” intrinseche nel “rendere la materia”, e poi “la resa di alcune scene in particolare dove ci sono due o tre personaggi che semplicemente parlano”. In questo caso “il problema è far fare qualcosa ai personaggi, senza renderli eccessivamente statici” un po’ come a teatro dove si cercano delle azioni da compiere sul palco. In casi come questo “è stato bravo Rossano” (che è stato selezionato da una rosa di vari disegnatori) “a sistemare gli oggetti nello spazio”, ad esempio, nella spiegazione della curvatura.
Una delle scene migliori, e in questo Piccioni e Balbi sembrano concordare, è, poi, quando Humasson interagisce con un personaggio completamente inventato, che permette di rappresentare il personaggio reale per quello che era: “alla mano”.

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Le biografie degli scienziati in chiusura del volume

Detto questo, dopo gli autografi di rito, le ultime chiacchiere e i saluti per le strade della splendida e affollata Lucca.


Note:
  1. Chiedere ad Hans Bethe di firmare l’articolo fondante la teoria del Big Bang, semplicemente per assonanza dei cognomi con alpha, beta, gamma 

  2. Amedeo ha confessato che Vittorio Giardino è uno dei suoi autori preferiti, e questa confessione, di cui non sapeva nulla, conferma ancora una volta la sintonia creatasi tra i due autori 

  3. Devo ammettere che in quel momento la mia stima per Amedeo è cresciuta a un livello inimmaginabile: certo c’è da considerare che aveva già  scritto per Codice e quindi c’era una certa fiducia reciproca, ma non è da tutti riuscire a convincere un editore di saggi a buttarsi, anche se in maniera estemporanea, sui fumetti 

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