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Veri Amici: Bastien Vives e gli egoismi nelle relazioni

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Amitié étroite vede la luce nel 2009 per la Casterman. La copertina dell’edizione francese inquadra una coppia: il viso di lei guarda altrove, il viso di lui è tagliato per metà. Sono insieme eppure non lo sono. Le loro storie, lo percepiamo, si svolgono fuori dall’immagine che li ritrae.
Nel 2013 , neonata etichetta di Fandango, ripropone il lavoro di Bastien Vives, ma il titolo diventa Veri amici e si arricchisce del sottotitolo Francesca & Bruno. Quasi a voler dire: non si tratta tanto di una meditazione sull’amicizia, ma piuttosto di un racconto focalizzato su due persone specifiche, due ragazzi. E la loro storia è rivolta ad altri ragazzi, come sembra confermare la scelta della “&” per congiungere i nomi. La copertina italiana non ospita una sola immagine, come avveniva oltralpe, ma si popola di tre vignette, montate come nel trailer di un film. E ha un effetto molto diverso dalla pubblicazione originaria, perché qui si avverte quello che lì non si sentiva: i giovani interagiscono, lui guarda lei, lei sente il contatto di lui,la loro connessione non è una parentesi in vite che vanno altrove, ma piuttosto un punto fermo dove le vite convergono.

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Superando la copertina, cosa ci riserva Veri Amici?
La storia: Francesca e Bruno sono diversi come il giorno e la notte, eppure si cercano, si confrontano su tutto con la massima franchezza. Quello di cui non parlano, forse nemmeno a se stessi, è l’equilibrio precario su cui si basa la loro relazione. Ne risulta un elastico emotivo, che li vede allontanarsi e riavvicinarsi, in una giostra in cui ogni spinta centrifuga è compensata da una simile risposta centripeta. Il gioco di Veri amici è tendere l’elastico il più possibile e dimostrare che c’è sempre qualcosa che impedisce una sana rottura.

Bastien Vives costruisce un pamphlet sull’egoismo nei rapporti umani, e dimostra la sua tesi attraverso più livelli di sintesi.
Per prima cosa: limando i particolari non necessari nei testi. Era una sua caratteristica già ne Il gusto del cloro, i silenzi sono l’elemento narrativo fondamentale. Basti guardare la scena di apertura, uno dei tanti esempi in merito, in cui il racconto di Elena passa dal primo piano ipnotico delle sue labbra a un brusio fuori campo che non ci interessa davvero, perché l’attenzione della telecamera è migrata verso il gioco di occhiate tra Francesca e il ragazzo che la sta fissando. Non ci sono didascalie, in Veri Amici, ma non se ne sente la necessità.

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Un secondo livello di sintesi è nella dinamica della storia. L’analisi orizzontale del contesto è ridotta all’osso e tutti i passaggi appaiono funzionali all’ottica della veicolazione del messaggio, anche a costo di semplificare la scansione temporale degli eventi, per non lasciare spazio a nulla che non sia un esempio a favore della distorsione nelle relazioni. Vives rende godibile questa struttura sbilanciata verso il suo obiettivo, grazie a un equilibrio notevole nella gestione delle scene.

La sintesi è, infine, anche nei disegni. Gli sfondi si riassumono, a volte fino ad annullarsi, lasciando le vignette ai soli protagonisti. Il tratto sottile, che dettaglia le fisionomie affusolate tipiche del francese, cede il passo a campi di colore che mangiano i particolari di volti e corpi, per la resa di figure in movimento o fuori fuoco. I ricordi trasformano le pagine in successioni di macchie sfumate che sembrano filtrate attraverso un vetro opaco, ma mantengono intatta la leggibilità. Se per le linee c’è economia, i colori di Romayn Trystram, in vivaci tinte unite, affollano le vignette rendendole dinamiche, dando profondità e descrivendo bene diversi ambienti e ore del giorno.

Veri Amici è un’opera piccola e cattiva, che ci coccola con la speranza di un happy ending, per poi sbatterci in faccia il suo finale (e la sua tesi). Una frase, un momento muto per accoglierla, una risposta: basta questo a Bastien Vives, nell’ultima pagina, per portare a compimento il suo racconto circolare sui rapporti umani.

Abbiamo parlato di:
Veri Amici – Francesca & Bruno
Bastien Vives
Traduzione di Raffaella Garruccio
, 2013
136 pagine, brossurato, colore – 16,50 €
ISBN: 9788868460020

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