Scrivere di fumetto

Un estratto da Supergods: se Grant Morrison analizza Watchmen e Alan Moore

Un estratto da Supergods: se Grant Morrison analizza Watchmen e Alan Moore - 00.Cover_Che e si detestino reciprocamente è notizia ormai nota, tornata negli ultimi tempi in auge grazie a una recente intervista dove il bardo di Southempton non ha certo usato mezzi termini per esprimere ciò che pensa del suo collega.
Tuttavia, nel suo libro Supergods, del quale abbiamo recentemente parlato, spende almeno quattro pagine solo per analizzare la sequenza della pagina d’apertura del primo numero di
(e molte altre per discutere l’impatto dell’opera sul fumetto supereroico). L’autore scozzese accompagna il lettore in un approfondito studio delle vignette della tavola, aiutandolo nella comprensione “tecnica” dei meccanismi narrativi usati da uno dei più grandi sceneggiatori di fumetti.
Grazie alla disponibilità di
, vi presentiamo di seguito le pagine in questione.

Un estratto da Supergods: se Grant Morrison analizza Watchmen e Alan Moore - 018[…] La prima pagina, come tutte le altre, era disposta secondo la griglia vintage a nove vignette di Ditko. Era particolarmente indicata per l’introduzione del protagonista Rorschach, il sosia di Question-Mister A di , che trascinava l’idea del combattente del crimine mascherato negli oscuri vicoli di una psicopatologia anomala, descrivendo il vigilante urbano come un solitario paranoico e antisociale.

Nonostante gli sforzi di Moore di rendere Rorschach difficile da amare, l’inflessibile codice morale del personaggio e il rifiuto di transigere sui suoi principi lo trasformarono nella star della serie. Nell’ambiguità dei toni di grigio del desolato universo morale di Watchmen, Rorschach, con la sua ostinata determinazione e chiarezza di intenti, era il più vicino allo spirito dei classici fumetti dei supereroi… E, va detto, il più vicino al temperamento del suo autore, che apriva il primo, storico numero del suo capolavoro con una lenta zoomata al contrario, salendo dalla spilla con la faccina nel canale di scolo fino alla finestra sfondata di un attico che dava su una trafficata strada di New York, accompagnandola con didascalie dai bordi strappati contenenti estratti dal “diario di Rorschach”.

 CARCASSA Di CANE NEL viCoLo StAMAttiNA, tRACCE Di pNEuMAtiCo SuLLo StoMACo MACiuLLAto. QuEStA Città hA pAuRA Di ME. ho viSto LA SuA vERA fACCiA. ((Le didascalie tratte dal fumetto, gli estratti del diario di Rorsach, sono riportate con il lettering dell’edizione originale in lingua inglese, con le parole formate da lettere maiuscole e minuscole))

L’elemento più importante dell’immagine era la spilla con la faccina nella pozza rossa, in equilibrio sull’orlo dell’abisso delle fogne, spazzata da un’onda di sangue rappreso, con uno stupido ghigno da idiota intatto. La seconda vignetta ci portava più in alto, sopra lo scolo, in modo da farci vedere le lastre di pietra scheggiate di un marciapiede di città. La spilla sottostante era piccola, ma ancora chiaramente visibile; un giallo acceso che spiccava in un oceano cremisi. Con caviglie e scarpe che entravano dal lato superiore della vignetta, un uomo iniziava a camminare nel sangue annacquato, spazzato dal marciapiede dal getto di una manichetta. Lo stralcio di diario continuava:

LE StRADE SoNo foGNE ChE tRAboCCANo SANGuE E QuANDo i toMbiNi SARANNo RiCopERti Di CRoStE, tuttA LA fECCiA ANNEGhERà.

La terza vignetta, l’ultima del livello superiore della tavola, alzava la nostra visuale a sei metri sulla scena del marciapiede, con il tombino, il canale di scolo, la spilla sempre più piccola, la pozza di sangue, l’uomo arrabbiato con la manichetta che sciacquava le lastre di pietra e l’altro uomo, in marcia dall’alto verso il basso attraverso la pozza rossa, con i capelli rossi e un cartello fatto in casa con la scritta thE END iS NiGh (1) un dettaglio con una caterva di doppi e tripli significati.

LA LoRDuRA ACCuMuLAtA A fuRiA Di SESSo E oMiCiDi ARRivERà ALLA LoRo CiNtoLA E ALLoRA SGuALDRiNE E poLitiCi ALzERANNo Lo SGuARDo E uRLERANNo ‘SALvACi!’…  E io Li GuARDERò DALL’ALto E SuSSuRRERò: ‘No!’

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Nella vignetta numero quattro, entrambi gli uomini erano piccoli e lontani, sempre più in basso. Quello con i capelli rossi e il cartello aveva lasciato delle impronte rosse durante la sua marcia attraverso la vorticosa miscela di sangue e acqua. Sulla strada era visibile un furgone delle consegne dalla forma strana e con il logo di una piramide, rappresentando il primo sottile segnale che questo mondo all’apparenza familiare, fatto di spille con faccine e invasati religiosi, poteva in realtà non essere ciò che sembrava. Le didascalie di accompagnamento dicevano quanto segue:

potEvANo SEGuiRE LE oRME Di bRAvE pERSoNE CoME Mio pADRE o iL pRESiDENtE tRuMAN.

Rorschach non conobbe mai il violento e assente padre, e il presidente Harry S. Truman diede l’ordine di sganciare la bomba atomica, il cui spettro aleggiava su tutta la serie.

Con l’arrivo della vignetta numero cinque, le figure erano grandi come formiche, anche se il sangue e la scia d’impronte dell’uomo col cartello rimanevano chiaramente visibili, mentre la didascalia proseguiva con frasi del tipo:

iNvECE hANNo SEGuito GLi ESCREMENti… QuELLA StRADA poRtAvA AL pRECipizio.

La vignetta numero sei ci portava a un centinaio di metri d’altezza sopra la minuscola macchia di sangue, ora più piccola di una delle lettere O nello stralcio di diario a commento:

oRA tutto iL MoNDo è SuLL’oRLo DEL bARAtRo E GuARDA L’iNfERNo, QuEi LibERALi E QuEGLi iNtELLEttuALi E QuEi poLitiCANti… E A uN tRAtto NESSuNo SA più ChE DiRE.

Mentre il folle delirio proseguiva, la mano di un uomo entrava in scena dall’angolo in alto a destra.
Giù, in strada, apparivano molte altre auto “futuristiche”. Se aveste prestato la giusta attenzione ai vaneggiamenti di Rorschach – e nessuno vi condannerà se non l’avete fatto – avreste notato come a ogni parola seguiva un’eco visiva: il “vERA fACCiA” e la spilla con la faccina, le fogne e il tombino, il guardare dall’alto, le orme, il precipizio, il bordo del baratro.

L’ultima vignetta occupava l’intera sezione inferiore per colpire a dovere e mandare a segno la preparazione della prima battuta della serie: “Hmm. È un gran bel salto” osservava un uomo con la chierica sporgendosi da una finestra rotta che dominava la trafficata strada cittadina sottostante. Nell’ultima pagina era presente un’altra zoomata al contrario di sette vignette che partiva dalla spilla con la faccina e chiudeva il capitolo con un aneddoto su Rorschach che lanciava un criminale nel pozzo di un ascensore. Un altro abisso, un’altra caduta, un’altra battuta sarcastica.

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Il riferimento incrociato autoriflettente di immagini e testo raggiungeva livelli febbrili con il proseguire di Watchmen: in un disegno in cui Dottor Manhattan si annodava la cravatta attorno al collo con la telecinesi preparandosi a una rara apparizione vestita in un’intervista televisiva, la sua estraniata amante Laurie Jupiter, la ex Spettro di Seta della seconda generazione, chiedeva fuori campo “Come ha fatto a ingarbugliarsi tutto così?”, mentre una scena in cui lei stritolava le palle a un rapinatore veniva alternata alle parole rivolte a Dottor Manhattan da un altro personaggio: “Sto cominciando a metterla a disagio?
Le linee narrative parallele di Manhattan e Laurie si riflettevano  commentavano a vicenda in una specie di conversazione a distanza aggrovigliata a livello quantico che calzava a pennello alla natura di Manhattan e drammatizzava la fine di una relazione. Questa spietata autocoscienza dava a Watchmen un’intensa e tangibile chiarezza. Tutto era connesso in un’abbagliante ed elaborata sala di specchi narrativi.

Nel 1985, la continua zoomata al contrario a fuoco fisso che apriva Watchmen – dal primo piano microscopicamente dettagliato e carico di significati di un singolo oggetto a un panorama in grado di definire scena – era un effetto tecnico che solo i fumetti potevano permettere (un simile movimento di camera divenne possibile sullo schermo solo con l’avvento della manipolazione delle immagini tramite computer).
Dall’estremo primo piano in copertina sulla stupida faccina gialla macchiata di sangue al tizio con la chierica che scherzava sul bordo scheggiato dell’abisso esistenziale, quest’abile sequenza riassumeva i temi dell’intera serie e avvertiva che il suo campo d’azione si sarebbe esteso dalle perdite provocate dalla morte e dalla disillusione alle altitudini olistiche della consapevolezza di scenari cosmici. […]

Tratto da “SUPERGODS” © 2011 by Grant Morrison –  pagg. 222-225
Edizione italiana: © 2013

Estratto da:
Supergods
Grant Morrison
Traduzione di S. Mozzi
Bao Publishing, 2013
463 pagine, cartonato, bianco e nero – 19,00 €
ISBN: 9788865430163

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Note:
  1. “La fine è vicina, ma anche: La fine è notte/oscurità/ignoranza/elevata arrogante…“ [N.d.t.] 

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