Interviste

Leslie Klinger: l’opera di Lovecraft merita nuove annotazioni

Leslie Klinger è uno dei massimi esperti sui personaggi di Sherlock Holmes e Dracula.
Approfittando dell’intervista sul suo lavoro per The Annotated Sandman, abbiamo posto a Leslie Klinger alcune domande sul suo prossimo libro, che analizzerà l’opera di uno dei più amati (e sfruttati) autori di horror: Howard Phillis Lovecraft.
Per maggiori informazioni sulla sua attività e le sue opere, si può consultare il suo sito.

Leslie Klinger: l'opera di Lovecraft merita nuove annotazioni - lovecraft_breccia_tavolaMr. Klinger, dopo aver lavorato su Sherlock Holmes e Dracula, ha affrontato l’opera di H.P. Lovecraft
Sì, il mio New Annotated H.P. Lovecraft uscirà a Ottobre 2014 per W.W. Norton.

I racconti di Lovecraft sopravvivono a dispetto della qualità della scrittura. Penso che il loro successo duraturo dipenda dall’aver formato una mitologia e un gusto specifico per essa. Un po’ come per il fumetto supereroico e per Sandman: lei vede qualche somiglianza fra questi approcci alla creazione di mondi?
Non sono d’accordo. Lovecraft non creò una mitologia coerente; furono gli altri che vennero dopo di lui a farlo. Al confronto, l’universo di Gaiman è molto ordinato. Inoltre, secondo la mia visione, lo stile di Lovecraft, il tono grave, le parole e il fraseggio leggermente arcaico, è parte essenziale del racconto.

Molti racconti di Lovecraft hanno avuto adattamenti in fumetto. Nelle sue ricerche li ha presi in considerazione? E pensa che analizzare questi racconti attraverso i loro adattamenti possa fornire spunti importanti?
Ho apprezzato molto la lettura degli adattamenti a fumetti, sebbene alcuni scrittori finiscano per lasciarsi trasportare dai tentacoli e dal tentativo di visualizzare l’”innominabile”. Penso che una visione moderna di una storia di Lovecraft sia Necronomicon, il brilante lavoro di Alan Moore. A proposito: Alan Moore ha scritto una notevole introduzione al mio New Annotated H.P. Lovecraft: vi piacerà moltissimo.

New Annotated H.P. Lovecraft prende in considerazione tutta l’opera di Lovecraft o solo una selezione?
Lovecraft scrisse 85 racconti, fra cui due romanzi brevi: c’è semplicemente troppo materiale per un un solo volume. Ho selezionato 22 racconti, principalmente quelli che fanno pare del “ciclo di Arkham”, inclusi Charles Dexter Ward e Le montagne della follia (leggi la recensione di Marco Terranova sull’adattamento del racconto ad opera di Culbard). Mi dispiace per quelli rimasti fuori, ma era necessario mantenere il volume intorno alle 1000 pagine (con circa 1000 note).

Esistono già alcune edizioni annotate delle opere di Lovecraft: che cosa c’è di nuovo nel suo New Annotated H.P. Lovecraft?
Sono notevoli le edizioni annotate di S.T. Joshi, sebbene senza illustrazioni, ma non utilizzano alcun riferimento critico se non quello dello stesso Joshi. Le mie ricerche, invece, sfruttano l’abbondante letteratura su Lovecraft. Ho anche impiegato molto tempo nel fornire note sul contesto degli eventi e sulle fonti usate per le spiegazioni, piuttosto che concentrarmi sui dettagli biografici. E ci sono circa 300 illustrazioni, inclusi manifesti di film, copertine di libri e fumetti, molte fotografie di luoghi e persone (fornite da altri studiosi di Lovecraft).

Intervista raccolta per mail fra il 26 e il 28 dicembre 2013.

Leslie Klinger: l'opera di Lovecraft merita nuove annotazioni - Lovecraft-David-Hartman_mini

4 Commenti

4 Comments

  1. GiovanniMarchese

    5 marzo 2014 a 09:36

    Simone, la tua critica è certamente argomentata, meglio di certi luoghi comuni della critica a cui mi riferivo, e tocca il fulcro della questione parlando delle peculiarità della prosa di Lovecraft. Penso anche infine che quello stile descrittivo oggi sembra didascalico e desueto perché ragioniamo sulla scrittura in termini diversi rispetto a epoche passate. Per dire, anche di Dante si potrebbe dire che fosse didascalico. Il punto è che Lovecraft è uno scrittore dallo stile “antico”. A ogni buon conto, mi sono procurato la raccolta pubblicata da Eris.

    • Simone Rastelli

      Simone Rastelli

      9 marzo 2014 a 08:02

      Il voluto arcaismo di Lovecraft contribuisce alla messa in collisione del presente narrativo con il remoto e fantastico passato da cui emergono molte delle sue creature. Concordo con te sul fatto che oggi Lovecraft vada letto con consapevolezza della sua collocazione storica. Sicuramente, la longevità del fascino delle sue opere (e penso non solo alle trasposizioni fumettistiche, ma anche ai giochi) signofica che, al di là delle peculiarità stilistiche, hanno una leva assai potente sull’immaginario.

  2. GiovanniMarchese

    25 febbraio 2014 a 17:20

    Che la scrittura di Lovecraft sia una scrittura dalla dubbia qualità, qualunque cosa si voglia intendere con questa espressione, è un luogo comune duro a venir meno. Semplicemente, Lovecraft sin da bambino si appassionò alla lettura nella biblioteca del nonno, una collezione di prestigiosi tomi settecenteschi e ottocenteschi, su volumi antichi, scritti in un inglese aulico e accademico dal sapore arcaizzante e solenne. La qual cifra non è raro riscontrare nella scrittura del Lovecraft adulto, uno stile che lo distingue dagli altri scrittori contemporanei al solitario di Providence.

    • Simone Rastelli

      Simone Rastelli

      1 marzo 2014 a 20:52

      Ciao Giovanni,
      dichiaro subito che la mia posizione su Lovecraft è basata sulla lettura di traduzioni delle sue opere e non delle opere in originale (il che, ahimé, può fare la differenza: sappiamo come venivano gestiste le traduzioni presso Mondadori). Nello specifico, più che il ricercato arcaismo, la scrittura di Lovecaft mi sembra debole laddove descrive direttamente l’effetto che vuole conseguire sul lettore, più che costruire situazioni che quell’effetto comunichino; ovvero, grossolanamente, quando indica entità e situazioni come “spaventose”, “mostruose”, “terrribili”, cumulando aggettivi e avverbi che molto spesso risultano didascalici.
      Detto questo della mia, la tua posizione è condivisa non solo da Leslie Klinger, ma anche da Gabriele Munafò, direttore editoriale di Eris, di cui proporremo un’intervista che ha toccato anche questo argomento.
      Inoltre, a breve il nostro Riccardo Melito proporrà alcuni pezzi incentrati prorpio sulle trasposizioni a fumetti di opere di Lovecraft. E, anticipo subito, anche Melito sta dalla vostra parte.
      A presto.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Spazio Bianco: nel cuore del fumetto!

Inizio