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Ninos Ferrato: Diario di un vampiro

Ninos Ferrato: Diario di un vampiro - immagine1-1354“Dalle oscurità della notte, fra vicoli sperduti di periferia, un grido si alza chiedendo il perché della propria esistenza.
Il sangue scorre fra le sue mani, dentro i suoi occhi un urlo di vuoto terrore…
Ninos non ricorda…
Ninos non conosce…
Ninos è morto ma vuole la vita!
Ninos Ferrato è un vampiro!
Guardatevi allo specchio…
I vampiri non riflettono la propria immagine… il mostro è dentro di voi!”

“Diario di un vampiro” è il numero 0 di una nuova saga che viene lanciata in questi giorni per il mercato delle fumetterie. Ne parliamo direttamente con il creatore del personaggio nonche’ sceneggiatore e curatore della serie, Marco Feo. Di cosa si tratta?
La potrei definire “una miniserie a lunga scadenza”! Ovvero le vicende e le situazioni narrative presentate in questo numero 0 si andranno pian piano evolvendo. I personaggi, soprattutto il protagonista (un giovane ragazzo che si ritrova ad essere vampiro senza sapere perché, ne ricordandosi il suo passato, costretto a dividere la sua condizione umana con quella mostruosa dei “signori della notte”) evolveranno nei vari numeri fino ad una conclusione, che non sarà pero’ strutturata in 5-6 albi come nelle classiche mini-serie, ma in un corpo di volumi maggiore. Un po’ come sta facendo Luca Enoch in Gea.

Come nasce l’idea di questa pubblicazione?
“Diario di un vampiro” non è il primo fumetto di Ninos, in passato ne abbiamo pubblicati due e, visto il riscontro favorevole dei nostri lettori, abbiamo deciso di produrre una vera e propria saga. Iniziai a scrivere le storie di questo personaggio, ed ad abbozzarne esili schizzi, attorno al ’96 o ’97 (l’anno dei primi brevi episodi apparsi sul sito dello Sciacallo Elettronico); mentre la prima pubblicazione stampata del “Vampiro vegetariano” è del Febbraio 2000.
Le date svaniscono, ma rimangono vivide le immagini di quei momenti. Camminavo per le strade della mia citta’, reflex sotto il braccio, meditando su come strutturare le trame. Cercavo fra le luci che si riflettevano nelle pozzanghere, nei muri sberciati, nelle fabbriche abbandonate, i grigi e i colori con cui abbozzare la sinopia del racconto. Ci si ritrovava con i primi collaboratori attorno ad un tavolo consunto di qualche trattoria di paese, sperduta nella campagna, e si discuteva fino a tarda ora, sugli abbozzi delle tavole. Giravamo per l’Italia alla ricerca dei posti più insoliti e carichi di segreti. Non i grandi monumenti o i misteri “classici”, piuttosto quei luoghi che sono rimasti nei ricordi solo dei vecchi, scoperti, per caso, fra le rughe delle periferie. Piccoli indizi rivelatori di un arcano quotidiano, sotterraneo… reale! Sono sempre stato attratto dalle tematiche di vampiri e mostriciattoli, ma fin dall’inizio cio’ che più mi interessava raccontare era, ed e’, il mostro interno, le situazioni concrete dello scacco esistenziale e il conflitto fra la natura umana e quella più animalesca o diabolica. Cogliere incubi o le dissonanze della vita con un forte senso del grottesco. Contrasti del profondo: le piccole bugie, i compromessi con cui bisogna inesorabilmente scendere a patti, i rapporti con gli altri, i ricordi di un passato che diventano sempre più lievi. Quotidiani momenti che nascondono nel nostro cuore i segreti più veri. In fondo vampiri lo siamo un po’ tutti e Ninos ne è solo una minuta metafora.
Ninos Ferrato è proprio questo: un mostro più interno, psicologico. Non ci sono elementi splatter o gratuitamente spettacolari nelle sue storie, pur rimanendo un fumetto leggero e d’intrattenimento, senza nessuna presunzione d’essere un testo di difficile letteratura o tanto meno di psico-analisi. Diciamo più vicino a Hitchcock che all’Horror splatter, ma intriso di elementi fantastici, cyber-punk e surreali. I lettori amanti di mostri, vampiri, licantropi e altre immonde creature non rimarranno delusi! Non sarà pero’ il solito modo di trattare questi argomenti: prima di tutto perché il punto di vista è ribaltato, il protagonista in questo caso è il vampiro! Quindi non il buono contro il cattivo! E poi perché gli stessi mostri ci vengono presentati in maniera molto diversa dal solito, più realistica e per questo più credibile e drammatica!

Chi è Ninos Ferrato? Ci descrivi il personaggio?
E’ un ragazzo di circa 20/23 anni (ma come si fa a dare un età ad un vampiro?) condannato a convivere con la sua natura mostruosa. Ogni giorno combatte contro questo beffardo destino cercando di resistere ad un sorte assegnata a cui pare non potersi sottrarre, neppure con la morte (un vampiro può suicidarsi?). E’ più forte di lui, è scritto nel suo DNA. Si odia per questo, non vorrebbe essere un vampiro. Si nutre di verdura e beve sangue di animali, assaporando bistecche non cotte. Per Ninos tutto diventa drammatico: il bisogno del sangue, il desiderio incalzante, il richiamo assassino, la paura di perdere il controllo, l’impotenza di vivere senza sapere il perché di questa condanna. Non conosce il suo passato, non sa come sia diventato vampiro. Vive in una tranquilla citta’. Abita nel misero monolocale di un vecchio edificio di periferia, di cui deve comunque pagare l’affitto. Eppure non rammenta neppure come ci sia arrivato. I ricordi, come nella quotidianità dei nostri giorni, svaniscono tornando all’indietro, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Potrebbe essere lì da sempre, da un anno o forse due. Ninos non lo sa. E questo non fa che rendere il suo incubo ancora più allucinante. Non è il classico espediente da sceneggiatore. Anzi, l’idea è proprio quella di giocare con i tipici elementi narrativi per cercare di raccontare qualcosa di più intimo. Il nostro “protagonista”, come tutti i vampiri, non sopporta la luce solare, ma risolve il problema con un paio di occhiali. Quando è assetato di sangue non gli spuntano dei canini lunghi dieci centimetri, al massimo il suo volto diventa emaciato. Paradossalmente Ninos potrebbe essersi immaginato tutto, non essere un “figlio della notte”. Sarebbe molto più grave… tranquilli non è cosi’. L’idea narrativa è proprio quella di correre sul filo del rasoio, fra il bene e il male, dove le tentazioni e i pericoli di cadere dalla parte sbagliata sono continui e sempre più subdoli. Il riscatto dell’eroe sarà ancora più grande!

E fra i comprimari?
Sono diversi i personaggi che compariranno e cortocircuiteranno attorno a Ninos. Fra tutti forse il più importante è Henor. E’ un vampiro che si cela dietro l’aspetto di un uomo di circa 40 anni. In realtà è molto più vecchio. Alto, bello, occhi azzurri di ghiaccio, profondi come l’inferno. Sguardo triste, bruciante. Capelli ondulati lunghi, mai pettinati. Non ha remore sul suo comportamento, ma non è nemmeno crudele per gioco. Misterioso, introverso, taciturno, incarna le sembianze del classico cavaliere nero. Sul suo volto è sempre dipinta una lieve ombra di tristezza, come se nascondesse conoscenze e segreti terribili. Sotto il suo comando vi sono i Senza Anima che dirige per una serie di traffici illegali e misteriosi, collegati alla manipolazione genetica. Con il perfido Dark vive in una vecchia fabbrica abbandonata alla periferia della citta’. Si scontrerà più volte con Ninos, ma senza mai volerlo veramente eliminare. Il suo segreto lo scoprirete solo leggendo gli albi della saga!
Dark è il braccio destro e consigliere di Henor. Alto circa un metro, calvo, indossa un grosso cappottaccio nero dal grande collo, unto e maleodorante. Perfido, intrallazzatore, astuto, doppio giochista, infingardo e chi più ne ha più ne metta. E’ un vampiro, ma a causa della sua statura non riuscirebbe mai ad attaccare un essere umano se non con l’aiuto di qualche trucco o atto meschino.
Ninos Ferrato: Diario di un vampiro - immagine2-1354Nei confronti di Ninos nutre una forte antipatia, accentuata dal fatto che invece Henor sembra nascondere un certo favore per il giovane vampiro. Entrambi sanno qualcosa sul passato del nostro protagonista, ma non ne accennano mai apertamente, come se tutto fosse censurato da un remoto mistero.
I senz’anima. Sono i servi di Henor. Sembrano tutti uguali: alti un metro e novanta, completamente calvi, indossano un maglione spesso dal collo ampio e pantaloni neri. Atoni, senza espressione. Come dei Golem, ascoltano ed effettuano gli ordini di Henor e di Dark. Henor li comanda anche solo con un gesto, forse attraverso la telepatia. Mentre Dark deve gridare come un ossesso per farsi ascoltare. Vampiri? Mutazioni genetiche ricreate in laboratorio? Sicuramente sono in qualche modo collegati con i misteriosi esperimenti che avvengono in quella vecchia fabbrica abbandonata…

Sebastian Lore. Nato nel freddo e nebbioso Nord circa 800 anni fa, Sebastian Lore e’, o è stato, tante cose insieme: carnefice, assassino, spia, seduttore, condottiero, reietto, fuggiasco, monaco, inquisitore… Mille e più vite s’intrecciano fra le sue mani, nei suoi occhi, tutte tese al superamento di quello che il marchio delle tenebre ha lasciato su di lui… Sebastian non può bere sangue che non sia freddo, figlio dei rettili, o della morte di ogni altro essere. Soltanto con la fredda carezza dell’oscura mietitrice, infatti, questo tormentato figlio della notte può nutrirsi. In passato, fiero della sua condizione di dannato e travolto da passioni egoistiche e sete di potere, ha potuto supplire a questa mancanza portando le sue vittime in principesche stanze di palazzo, in sua completa balia, o in oscure segrete, pronte a soddisfare la sua sete in ogni istante. Con l’inizio dell’età dei lumi, caduto in disgrazia presso i suoi antichi alleati, Sebastian fu costretto a vagare come un semplice soldato nel continente, rimanendo sul campo di battaglia per bere sangue misto a fango, alla fine della lotta. Seguirono anni bui, in cui ricorda di essere stato untore, vagabondo nei giardini della peste, assassino notturno tra le nebbie e infine nomade delle fogne delle più grandi città alla ricerca continua di quel sangue che il progresso permette di conservare al sicuro e per molto più tempo di quanto non sia mai accaduto…

Un ruolo importante nelle vicende raccontate assumerà anche il Palazzo dove Ninos vive. Ninos non ha un lavoro fisso, fa le pulizie in un negozio di fotocopie e guadagna qualche soldo con lavori saltuari. Vive in un quartiere di periferia, in un vecchio e decrepito monolocale per il quale paga un basso affitto. Ma per le sue tasche è già molto. Nello stesso tetro palazzo vivono bizzarri e strani individui. Sono i reietti della societa’, che si nascondono dove possono trovare un tranquillo giaciglio, senza che gli sia chiesto troppo su chi siano e cosa facciano. Fra gli altri, Alice, è un’adolescente che si è innamorata del nostro protagonista. Lo osserva dalla sua finestra quando esce la sera, sospirando un amore che non sa essere impossibile.

Come mai avete scelto il mercato delle fumetterie, notoriamente poco sviluppato purtroppo, e non quello delle edicole?
La risposta più banale e forse anche quella più scontata è che costa meno. Ma in realtà non è questa la motivazione della nostra scelta. Ninos Ferrato per la tipologia narrativa, le tematiche affrontate e le conseguenti modalità di presentazione è una vicenda che a mio parere funziona meglio in libreria. In edicola sarebbe stato inevitabilmente confrontato con i giganti della Bonelli, e credo avrebbe perso. Questo non perché il prodotto sia meno interessante o di qualità inferiore, ma piuttosto perché richiede un’atteggimento più “intimo” da parte del lettore. E’ il tentativo di fare un fumetto leggero e d’intrattenimento, ma sfruttando alcune soluzioni più “letterarie”. Un esempio: gli albi della saga sono di 64 pagine. E’ una formula che troviamo più adatta per la tipologia di storie che raccontiamo. Confrontato con il 96/98 pagine classico di Zagor o Dylan Dog, sarebbe apparso più ristretto. Altro esempio: mentre in alcuni volumi di Ninos ci sarà un disegnatore al lavoro sull’intera storia, in altri troveremo più disegnatori ad interpretare il personaggio. L’episodio sarà diviso in capitoli e ogni capitolo sarà affidato ad un disegnatore diverso. In edicola questa cosa poteva essere letta in maniera negativa. In fumetteria il lettore è più scafato, ama questo genere di esperimenti, accetta le diverse interpretazioni grafiche e anzi apprezza il gioco e il confronto di stili, la narrazione degli autori nella narrazione della storia. Stessa cosa con le vicende raccontate, spesso utilizziamo soluzioni che strizzano l’occhio al lettore di fumetti, prevedono che conosca delle citazioni o degli escamotage narrativi. Avremmo potuto tranquillamente scegliere di adottare una soluzione di presentazione diversa che funzionasse su più piani di lettura, come fanno magistralmente gli autori di Dampyr, John Doe, ecc… Ma con Ninos Ferrato c’era il forte rischio di banalizzare la vicenda. Dovevamo scegliere: o modificare il personaggio per tentare l’edicola, o mantenere e sviluppare l’idea di base che giudicavamo interessante. Abbiamo percio’ deciso di puntare tutto sul mercato della fumetteria. E’ un settore che attualmente non funziona, soprattutto per i più piccoli editori, ma solo le fumetterie possono offrire un ventaglio di proposte più eterogeneo ed aperto su più fronti, e quindi arricchire il fumetto stesso.

Chi sono gli autori che lavorano sul progetto?
Ad aiutarmi nelle sceneggiature il bravissimo, per quanto giovanissimo, Gianmarco Zanre’, che si era riuscito a distinguere già sulle pubblicazioni della ormai defunta Medicina Nucleare. Ma ci sono altri sceneggiatori in prova su alcune storie.
Il parco dei disegnatori, che hanno collaborato sulle prime storie di Ninos Ferrato o che stanno lavorando sulle storie nuove, è molto ricco: (Eura – Hazard – Strane Storie), Sergio Algozzino (Piccoli brividi – Monster Allergy), Marco Sciame (Erinni, Liberty), Michela DeDomenico (Mondo Naif, Schizzo), Marco Menaballi (Excalibur, Affiches, SF edizioni), Fabrizio DeFabritiis (Living Sword), Stefano Landini (Strane Storie), Andrea Capone (Chrayon), Danilo Loizedda (Wonder Pig, Ediperiodici) e poi ancora Daniele Rudoni, Zoran Herceg, Antonello Catalano, Laura Spianelli e qualche nuova entrata in fase di rodaggio.

La serie di Ninos Ferrato è marchiata “Lo Sciacallo Elettronico” ed editata come sempre, grazie all’appoggio della casa editrice De Falco. Com’e’ nata l’idea dello Sciacallo Elettronico?
Erano i primi anni ’90. Io ed altri amici avevamo appena finito gli studi all’Accademia di Belle Arti e tentavamo di proporci sul mercato con i nostri fumetti. Purtroppo la situazione in quel momento era proprio brutta. In edicola non usciva quasi più nulla, le grandi riviste così dette “d’autore” chiudevano battenti una dopo l’altra. Noi, che i fumetti li leggevamo ancora prima di andare a scuola alle elementari (non so come ma è cosi’), soffrivamo enormemente di fronte a tale triste realta’. Così decidemmo di organizzare una mostra itinerante per l’Italia che mostrasse giovani autori ma con forti idee e capacita’. Con l’aiuto del grande Luca Boschi organizzammo una serie d’esposizioni in varie città e un catalogo abbastanza decente dal titolo Bandes Dessinee’s (pur presentando il lavoro di autori italiani, il riferimento al mercato editoriale francese, quasi sconosciuto al grande pubblico, era un manifesto evidentemente provocatore). Fra gli autori Leo Ortolani (ancora non conosciuto con il suo Rat-Man), , Stefano Intini e Alessandro Gottardo (Disney), Giuliano Piccininno (Sergio Bonelli editore), Casabianca (Interzona), PierSandro Pallavicini, David Selvaggio e molti altri. L’iniziativa ebbe un discreto successo, ne parlarono varie riviste, anche non specializzate e diversi servizi giornalistici su MTV, Rai e varie TV regionali. Conoscemmo allora Alessandro Canova di Assioma, che in quel momento stava aprendo un portale su Internet e ci propose di mettere i nostri fumetti in rete. Erano gli albori per il web, in Italia non c’era ancora nessuna rivista dedicata al fumetto on-line, ed in realtà anche nel resto del mondo ce n’erano pochissime. Cogliendo l’occasione al volo uscimmo con il primo numero dello Sciacallo Elettronico (www.sciacalloelettronico.it). Era il 1995. L’idea di base e linea editoriale era proprio quella di dare spazio espressivo e narrativo a tutti quegli autori, professionisti od esordienti, che avessero voglia di raccontare qualcosa, senza per forza essere legati a leggi di mercato, vendibilita’, costi della carta, distribuzione, e tutte quelle altre dannate cose che finiscono per stritolare la creatività trasformando il fumetto in un brutto fenomeno da baraccone in cerca di spillare quattrini e successo, in realtà solo per sopravvivere! Vana illusione a cui molti ancora oggi sembrano attaccarsi. Internet ci permetteva di farlo, senza grossi costi ma aprendoci ad un pubblico vastissimo e soprattutto in via di sviluppo. Incominciammo anche a fare interviste ad alcuni grandi del fumetto italiano come Max Bunker, Filippo Scozzari, Alarico Gattia, Marcello Toninelli e molti altri, cercando di scoprire “il dietro le quinte” della produzione editoriale, spesso narcisisticamente coperta da sogni ed illusioni.
Dopo alcuni anni di esistenza solamente “virtuale” decidemmo di stampare e confezionare qualcosa anche su carta. Era il pubblico stesso a richiedercelo. Le storie che venivano lette su Internet piacevano moltissimo e molti cercavano di stamparle e archiviarle. Purtroppo la qualità video non è poi così elevata in fase di stampa, per motivi intrinseci della rete, quelle pur bellissime vignette viste nel monitor non erano splendide una volta stampate con una normale getto d’inchiostro. Il lettore di fumetti è fondamentalmente un collezionista che ama avere l’albo in libreria. Dopo molte richieste ricevute tramite mail, alle fiere o alle mostre, decidemmo di fare il passo, grazie all’aiuto di De Falco editore che si unì a noi nell’avventura, aprendo una collana di fumetti appunto dal titolo “Lo Sciacallo Elettronico presenta”. Attualmente abbiamo in catalogo più di una trentina di titoli. Alcuni dei quali hanno riscosso anche un grosso successo o importanti riconoscimenti di critica come il CD-Rom “Gommo” di Alberto Lavoradori che è stato selezionato finalista al premio Mobius Multimedia città di Lugano, promosso dalla Comunità Europea e dalla Radiotelevisione Svizzera. E’ un’opera multimediale, che miscela una nuova formula narrativa di fumetti ed animazioni, è stata presentata al Palazzo dei Congressi di Lugano contendendosi il premio finale con opere edite da Mondadori, DeAgostini, Sellerio, RCS, Erickson, Disney Interactive, ecc…

Marco Feo lavora nel campo dei fumetti (Prezzemolo, Warner, Hotwhells), ma anche nel settore della narrativa per bambini, della pubblicita’, della computer grafica e dell’editoria in generale. Tra le campagne da te curate risaltano nomi importanti (Enel, Esso, Regione Piemonte, Techint, Enichem, Mattel e molti altri). Osservando i tuoi diversi lavori e gli ambiti professionali in cui ti muovi, si capisce che non è un’esigenza di lavoro, quanto piuttosto una ricerca personale ed artistica ben precisa, che riesce ad esprimersi con rigore e personalità nei vari campi in cui viene impiegata. Trovare un’etichetta che definisca il tuo ruolo professionale è molto difficile, forse quella più giusta è di “creativo”?
Ti ringrazio per questo riconoscimento. Non è che suona un po’ troppo altisonante?
In effetti non è facile rimanere attivo su più settori, il rischio è quello di essere poco visibile in tutti. E’ una scelta difficile, che mi è costata parecchi sacrifici e la rinuncia anche ad ottime opportunita’. Una scelta che ho pero’ voluto testardamente seguire e che oggi, dopo ormai dieci anni di attività professionale, mi sta dando grandi soddisfazioni. Disegno praticamente da quando sono nato, come capita alla maggior parte dei disegnatori. Non si tratta semplicemente di un lavoro, quanto piuttosto di un bisogno espressivo verso gli altri e verso se stessi. Una valvola di sfogo comunicativo e spirituale.
Come dicevi giustamente non mi occupo solo di fumetti ma anche d’illustrazione, pubblicita’, grafica, animazione, ed “Arte” (quella che il settore ufficiale dei galleristi indica con la A maiuscola. Ma per me non c’e’ differenza). Non mi piace fossilizzarmi. Mi piace potermi cimentare in più campi; ogni volta è come reinventare se stessi, mettersi alla prova con ambiti e applicazioni nuove, raccontare per un pubblico diverso. Non c’e’ il rischio di ripetersi, pur mantenendo la propria cifra stilistica e una propria personale ricerca artistica. Amo mantenere questa “libertà di azione”, avere un approccio diverso, non essere catalogato in un unico prodotto o realtà lavorativa. Vieni arricchito da molte esperienze e anche il singolo prodotto contiene in se riferimenti e spunti più ampi. Con questo non vorrei pero’ dare un’immagine da “artistoide senza regole”, scapigliato e scapestrato, inaffidabile. Anzi forse sono proprio il contrario. Non si tratta di una libertà gratuita, inaffidabile, irresponsabile, quanto piuttosto di una libertà da un punto di vista strettamente creativo, che porta novità e dinamica nell’ambito professionale, sapendo raccontare con professionalità e rigore, ma inserendo verve ed eccitazione verso cio’ che si fa. Il lettore è proprio questa prima sensazione che coglie ed apprezza leggendo una storia o guardando un quadro. E nello stesso tempo la ricchezza e il bagaglio esperienziale dei diversi settori viene portato in ambiti nuovi offrendo una carta in più. Penso che questa mia derivazione si senta anche nell’attività forse più amatoriale fra tutte quelle che mi riguardano, che è proprio quella dello “Sciacallo Elettronico”. In questi anni ci siamo occupati di fumetti sul web, su carta, di didattica, animazioni, video e molto altro. E tutto questo deriva sicuramente dalla mia esperienza ibrida. Ora che mi ci fai pensare… anche Ninos Ferrato in fondo è proprio cosi’! Una miscela di più generi narrativi. Spero che il pubblico lo apprezzera’.

Grazie mille Marco e in bocca al lupo per la saga di Ninos Ferrato! Anzi in bocca allo Sciacallo!
Crepi! Prenotate la vostra copia in fumetteria… ne vedrete delle belle!

Gli autori di Ninos Ferrato

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