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Quella volta che Superman morì

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Quella volta che Superman morì - 012: The Man Of Steel #18, datato Dicembre 1992 (uscito ad Ottobre 1992).
Sulla cover leggiamo “The beginning of the end! Doomsday!”, ovvero l’inizio della fine. Consideriamolo però solo l’inizio e partiamo con questo “avvenimento” chiave nella storia delle super- testate, l’avvento del personaggio simbolo e chiave degli avvenimenti successivi in quella prima metà degli anni ‘90. Si vedrà successivamente come, e questo va segnato come punto a favore degli sceneggiatori, Doomsday divenga una presenza fissa anche nei ricordi di . La cover ci dipinge, con i tratti larghi e deformati tipici di Bogdanove e Janke, la figura incappucciata e costretta da tubi e cavi metallici di un essere fisicamente strutturato come un uomo, del quale però non si riescono a definire le fattezze. È questa la prima immagine di Doomsday, il personaggio che sarà l’indiscusso protagonista dei numeri a venire e che ci viene “svelato”  numero dopo numero, fino all’immancabile rivelazione delle sue origini (ma per questo ci vuole un po’ di tempo ancora – vedi la miniserie Superman/Doomsday Hunter/Prey del 1994).

La storia all’interno dell’albo ci offre un interessante intreccio tra quello che normalmente accade a Superman e quello che lo aspetta a breve. Va ricordato come in una celebre sequenza di storie su Thor, Walt Simonson utilizzò mirabilmente il suono onomatopeico DOOM – DOOM per scandire lo svolgersi degli eventi. In questa vicenda, scritta da Luise Simonson, moglie di Walt e autrice di molti numeri delle supertestate, l’uscita dal sottosuolo di Doomsday a furia di pugni violenti vibrati dal basso verso l’alto è scandita da un suono assai simile: KRAAK KRAKE – DOOM. Il piccolo espediente-omaggio della scrittrice è completato nelle prime pagine dalla sensibilità degli artisti all’opera che ci offrono due tavole affiancate, con Superman e Doomsday in pose simmetriche, ad annunciare uno scontro che inizierà solo nel numero successivo e che durerà poi ancora oltre la morte di entrambi.

Quella volta che Superman morì - 021 Quel che conosciamo di Doomsday ci è raccontato in queste prime ventidue pagine, ma né soddisfa le nostre curiosità, né lascia ben sperare per il futuro. A quanto pare, infatti, il nemico di Superman, che porta un nome così impegnativo (“Doomsday” è il giorno del giudizio finale (di Dio) alla fine del mondo), esce da una struttura metallica sotterranea incappucciato e in parte ancora legato. Il suo primo gesto all’aria aperta è quello di accogliere nella poderosa mano un uccellino per poi spiaccicarlo immediatamente e farsi una sana risata. Così, mentre Superman si trova coinvolto con Lois Lane in una battaglia nell’Underworld rappresentata non lesinando continui rimandi/omaggi ad artisti del Superman passato (quali Kirby, per citarne uno), Doomsday inizia a girovagare senza meta apparente, iniziando a causare non pochi disagi a chi se lo trova davanti. In sei numeri consecutivi, Superman affronta il proprio Giorno del Giudizio nel corso di sei episodi sulla propria testata e due tie-in in Justice League. Ed è proprio in Justice League #69, firmato da Jurgens e Buckler, che inizia la cavalcata dell’essere destinato ad uccidere Superman. è destinato ad essere un vero e proprio protagonista degli anni a seguire delle serie a fumetti della e in particolare delle super testate.
La lettura di questa storia procede su due piani: non in senso lato, ma in senso materiale, ovvero le vignette raccontano due storie, una leggibile nella parte alta delle vignette, l’altra nel resto. Nelle sottili strisce poste in alto seguiamo l’apparizione di Superman allo show televisivo della splendida Cat Grant: è la celebrazione del mito del supereroe americano, condito con tanta umiltà da parte del Nostro, e con tanti riferimenti ai suoi “compari” d’avventura della Lega della Giustizia. Questi ultimi, contemporaneamente, vivono una delle loro avventure più nere nel resto delle tavole. Mentre Blue Beetle cerca di capire chi si cela nei panni del suo collega Bloodwind, i nostri eroi sono impegnati nell’opera di salvataggio dei feriti lasciati per strada da Doomsday, all’inizio chiamato ancora “il mostro”. Dopo aver cercato di salvare il salvabile, si lanciano alla caccia del cattivo di turno, con la tranquillità di chi, forte dei poteri e del numero, crede di dover sbrigare una formalità. In realtà le cose volgono inaspettatamente al peggio. Eroi con la “e” maiuscola vengono umiliati, ingiuriati, colpiti in malo modo, sbaragliati da un solo essere, Doomsday. Guy Gardner, mentre Superman in televisione ricorda i continui battibecchi con il successore di Lanterna Verde, si fa schiacciare la testa per terra e migliore sorte non hanno gli altri membri della Lega.

Quella volta che Superman morì - 031Blue Beetle, uno scienziato e non propriamente un superuomo destinato ad affrontare gigantesche minacce fisiche, viene letteralmente “ammazzato di botte” dal mostro, che in chiusura di numero sbalza Booster Gold da terra, facendolo volare nelle braccia di Superman che, avvertito nello studio televisivo, sopraggiungeva per dare una mano alla Lega. Nelle braccia dell’uomo d’acciaio, l’uomo d’oro (Booster Gold, appunto) conia il nome da plume del responsabile della tragedia in corso. Il numero intero, dinamico e riflessivo al contempo, permette a tutti noi di capire cosa affronterà Superman negli albi seguenti, ovvero, come ci spiega Maxima dopo averlo “scandagliato” mentalmente, nient’altro che un animale assetato di distruzione e pieno di odio. Contro questa macchina distruttrice si scaglia Superman alle soglie di Superman #74.

Quella volta che Superman morì - 041Cosa si è visto però in questo numero? Un personaggio senza alcun background, apparentemente senza un grande intelletto e con la sola forza delle sue mani che umilia in maniera clamorosa i più grandi eroi della Terra. In questo scenario di tragedia improvvisa, gli autori inseriscono anche Mitch. Sì, avete letto bene; non parliamo di un altro superuomo, ma proprio di Mitch. sente la necessità di intrecciare una battaglia epica con uno squarcio di vita media americana: Mitch è un quattordicenne di una cittadina dell’Ohio figlio di genitori separati, con una sorellina e con non pochi problemi con la madre. Lo stesso Jurgens ammetterà successivamente in un’intervista di amare raccontare queste storie, ovvero miscelare tremende battaglie “fisiche” supereroistiche con spaccati di vissuto. Nella casa di Mitch piomba Ice, scaraventata a peso morto da Doomsday attraverso la finestra della cucina. Tutto è pronto per il primo faccia a faccia tra il grande “S” ed il grande “D”. In due vignette il nostro eroe viene sbattuto via da Doomsday: lo sforzo combinato di Superman, Guy Gardner, Bloodwynd, Fire e Booster è vano. Da una nuvola riemerge il cattivo Doomsday più incazzato che mai, pronto a ferire a morte Booster, Guy Gardner e a scatenare un incendio nella casa di Mitch prima di fuggir via. Finale aperto con Mitch che, bloccato in casa dal fuoco, senza poter aiutare la madre e la sorellina, chiama Superman, nel frattempo volato via ad affrontare il suo destino. Finale aperto per modo di dire poiché è chiaro che in Adventures of Superman #497 il Nostro farà solo in tempo a scambiare un paio di cazzotti con il grigio nemico, prima di tornare indietro a salvare la madre e la sorella di Mitch. Annotiamo ancora le parole di Guy Gardner dalla barella “… metti questo Doomsday in una cassa di pino…” a Superman prima di tornare a seguire le distruzioni e gli sfaceli della creatura del Destino. Quest’ultimo ha nel frattempo sfondato la centrale di polizia della Contea di Kirby (solo uno dei tantissimi omaggi sulle supertestate al “Re” Jack Kirby) e continua la sua battaglia contro il “buono”, in questo numero aiutato da Maxima.

Quella volta che Superman morì - 051In Action Comics #684 le matite e le chine a opera di Guice & Rodier sono davvero “fatate”. Doomsday, lascia cumuli di macerie alle sue spalle, passando letteralmente attraverso la Tree City del Cadmus Project e un supermercato di proprietà di Lex Luthor, si lancia a tutta velocità su Metropolis, incontro a un finale già scritto. Sulle sue labbra leggiamo comunque le prime parole (e le uniche): “Mhh-trr-plss?” non molto, ma chiara indicazione di dove si andrà a finire.
Nella storia sono di assoluto rilievo le apparizioni di Lois Lane, pressoché assente fino a ora, di Supergirl e Lex Luthor, ed anche quella di Guardian, modellato e disegnato in perfetto stile Kirby. In complesso, il numero non offre assolute novità nella corsa di Doomsday e Superman verso il rendez-vouz finale, ma offre plasticità di disegno e un’incredibile varietà di primi piani dei personaggi principali che, più di una buona sceneggiatura, fanno il punto della situazione. Sono tre, e va segnalato, le vignette per ogni tavola in questo numero, a scandire, come vedremo poi, il count-down allo scontro finale.

Quella volta che Superman morì - 061Superman The Man of Steel  #19 è il primo numero delle serie dedicate a Superman a mostrare in copertina la data 1993, sebbene esca nel 1992. Il famoso triangolino che indica la sequenza con la quale vanno letti i superalbi indica “1”, inizio di un anno che sarà comunque ricordato come l’anno della morte di Superman.
Doomsday intanto è a Metropolis e ne combina davvero di tutti i colori. Le tavole presentano ognuna solo due vignette, prologo al Superman #75, numero finale della saga disegnato a tutta pagina. Attraverso la matita di Bogdanove vediamo la carne di Superman lacerata dagli artigli ossei di Doomsday, Supergirl sfigurata… è chiaro che la sfida è ristretta fra i due personaggi presenti in copertina. Ormai però quella che doveva essere una sorpresa non lo è più neanche per gli astemi del fumetto. La notizia, frutto di tam tam primordiale e precisa scelta promozionale, è già di pubblico dominio: la morte di Superman è certezza e la corsa all’ultimo (!?!) albo, Superman #75, si fa ardua e avvincente. I media ne hanno dato già risalto, le televisioni preparano collegamenti con i negozi di fumetti: la morte di Superman è evento anche in un’America sempre restia a dare dignità al fumetto. Gli autori delle serie dell’Uomo d’Acciaio hanno fatto i loro conti per bene; chiunque abbia acceso una TV o sia passato davanti ad un comics shop non ha potuto fare a meno di cercare questo fumetto e comunque l’attenzione degli appassionati di comics verso una serie di testate che prima avevano un seguito numeroso ma costante è montata decisamente. Lo spunto è motivo di elaborazione del personaggio e dell’ambito in cui lo stesso si muove. Da questo momento una serie di personaggi nuovi si affacciano nelle supertestate: nuovi scenari e decise inversioni di rotta si susseguono e il tutto con un curioso effetto domino. La prima piccola tessera di questo domino resta comunque Doomsday ed è sintomatico che sia stata data a questo ”sconosciuto”, e non a un nemico storico del Nostro, l’opportunità di far fuori Kal El: segno che anche per Doomsday erano già state previste cose grosse per il futuro.

 Abbiamo parlato di:
La morte di Superman
AA. VV.
Traduzione di Alessandro Bottero
Ed. RW Lion, settembre 2013
192 pagine, cartonato, colori – € 10,00
ISBN-13: 9788866911968

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