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Kal-El, Superman, il potere e la storia (parte 2)

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Introduzione

Quando il primo settembre del 1939 le divisioni tedesche varcarono il confine polacco, la storia editoriale di si limitava a quindici numeri di Action Comics, due di e le strisce sui giornali. Superman era dunque solo all’inizio della sua lunga “carriera” e a caratterizzarlo era proprio quella radicalità di cui si parla nella prima parte di questo articolo. Gli anni della guerra, gradualmente, assorbono Superman nella propaganda bellica trasformandolo in un eroe patriottico che rappresenta il popolo americano e il suo governo, consacrandone l’azione.

Tutto ciò è però solo l’esito di un processo che, a ben vedere, è più dialettico e problematico. Approfondiamo dunque il percorso compiuto dal nostro supereroe attraverso l’analisi di alcune storie prodotte negli anni bellici e delle copertine delle testate Action Comics, Superman e World’s Finest prodotte tra il 1939 e il 1945 (1) .

Intervenire: settembre 1939- dicembre 1941

Com’è noto, gli Stati Uniti d’America intervennero nella Seconda Guerra Mondiale prima attraverso il programma Lend-Lease (Legge Affitti e prestiti), a partire dall’11 marzo 1941 – che prevedeva il sistematico invio di materiale bellico a supporto di Regno Unito, Francia, Unione Sovietica e Cina – poi dal 7 dicembre dello stesso anno, in seguito all’attacco di Pearl Harbor, dichiarando guerra alle potenze dell’Asse. Prima di Pearl Harbor e del conseguente slancio patriottico, l’opinione pubblica statunitense non fu affatto unanime sulla questione dell’interventismo. Alla luce di ciò, acquista dunque nuovo significato il contenuto di alcune copertine e di alcune storie apparse nelle testate legate a Superman. Cominciamo dalle prime.

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Copertina di Action Comics#11 (Aprile 1939)

Prima del settembre 1939, solo una copertina di Action Comics, quella del numero 11 dell’aprile 1939, aveva avuto al centro della scena delle macchine belliche e in essa, come potete vedere, Superman non era presente. La copertina di Action Comic #17 dell’ottobre 1939 (realizzata da Joe Shuster) presentava, invece, Superman intento a sollevare un carrarmato mentre veniva bersagliato dal fuoco di una mitragliatrice. Questa copertina inaugurava una serie, proseguita dalle copertine numero 18, 19 e 21, in cui compaiono armi belliche e, due volte su tre, Superman alle prese con esse (come potete vedere dalla galleria d’immagini sottostante). Si trattava di una pronta risposta al mutamento della scena internazionale e un riadattamento delle tematiche, ovviamente anche per questioni di appeal e dunque economiche. Ciò che è però importante notare è il fatto che mancano riferimenti espliciti al secondo conflitto mondiale: tali scene di guerra non sono riconducibili per mezzo di simboli o personaggi ad alcuno stato.

La copertina di Action Comics#21 è del febbraio del 1940, stesso mese in cui viene pubblicata una storia di Superman sul magazine Look. Qui il tono è decisamente diverso. Nelle due pagine che compongono la storia, Superman affronta le truppe naziste, entra nel bunker di Hitler, lo prende per il collo, fa un esplicito riferimento alle politiche razziali del dittatore tedesco, poi decide di portarlo da un suo amico, Joe, vale a dire Joseph Stalin, per poi portare entrambi dinanzi alla Società delle Nazioni, dove vengono presentati come i responsabili delle disgrazie dell’Europa e dunque condannati per aver compiuto il più grande crimine della storia moderna. È il febbraio del 1940, il trattato Molotov-Ribbentrop è ancora vigente, gli Stati Uniti sono ancora lontani dalla guerra (lo saranno per altri 22 mesi) ma non Superman, che ha ben chiaro quali sono i suoi nemici.

La storia del mese successivo Europe at war ha invece come sfondo, cosa intuibile dal titolo, il continente in guerra, anche se il conflitto fa solo da contesto.

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Copertina di Superman#7 (Novembre 1940)

L’altra testata, Superman, comincia a presentare copertine simili con qualche mese di ritardo. Sulla copertina del numero di novembre-dicembre del 1940, Superman #7, abbiamo l’Uomo d’Acciaio che si avventa su un caccia, privo però di simboli politici. Ancora su Superman, questa volta nel numero 9 del marzo-aprile 1941, troviamo un’interessante ed eloquente storia intitolata Il falso pacifista. Il furfante di turno è un tale Derwing, leader di un gruppo pacifista e antimilitarista; in realtà Derwing altri non è che una spia di una potenza straniera che vuole evitare il riarmo degli Stati Uniti, portando dunque danno alla nazione.

L’interventismo di Superman è quindi sempre più evidente, spesso anticipa nei tempi le stesse posizioni governative. Così sulla copertina di Action Comic #37, del giugno 1941, disegnata da Fred Ray, abbiamo un particolare inequivocabile: sul muro,

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Copertina di Action Comics #37 (Giugno 1941)

praticamente al centro della scena, c’è il celebre manifesto con Uncle Sam che con il dito puntato, vestito dei colori della bandiera americana e la scritta I WANT YOU, nella Prima Guerra Mondiale aveva invitato i cittadini americani ad arruolarsi (2) . Il problema è che nel giugno 1941 il governo degli Stati Uniti d’America non aveva ancora dichiarato guerra ad alcuna nazione: non vi è a quella data ancora nessuna guerra a cui partecipare.

Nel mese di settembre 1941 abbiamo altre due significative cover: quella di Action Comics #40 e quella di Superman #12, entrambe di Fred Ray. Nella prima copertina vediamo il nostro supereroe sollevare, con un poderoso montante, un carrarmato che per la prima volta presenta un simbolo riconducibile a una delle parti in guerra, una croce celtica. Nell’altra copertina, di tono decisamente diverso ma con un significato molto simile, abbiamo infatti un raggiante Superman che cammina a braccetto con un soldato e un marinaio statunitensi.

 

Nel novembre del 1941 anche sulla copertina di Superman#13 compare una croce celtica sullo scafo di una nave.

Il 7 dicembre del 1941, l’ammiraglio Yamamoto guidò l’attacco contro la flotta statunitense di stanza nella base navale di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L’attacco, messo a segno senza alcuna dichiarazione di guerra, ebbe come effetto immediato lo spostamento dell’opinione pubblica statunitense su posizioni interventiste e la dichiarazione di guerra al Giappone da parte degli Stati Uniti, ai quali a loro volta dichiararono guerra la Germania e l’Italia. L’intervento immaginato e invocato sulle pagine dei fumetti diveniva realtà.

Superman in guerra:  dicembre 1941 – agosto 1945

I fumetti americani, dunque, entrano in guerra insieme al resto del loro paese. Superman è in prima linea. Tre elementi si fanno ricorrenti nelle copertine e nelle storie dell’Uomo del domani: l’identificazione tra Superman e gli Stati Uniti d’America intesi come Stato, Popolo ed Esercito; l’esercizio della forza contro i Nazisti e i Giapponesi; il sostegno pratico alle iniziative governative.

Già nella copertina di Action Comics #43 (sempre di Ray) apparve per la prima volta un soldato chiaramente nazista con la svastica al braccio e una Mauser nella mano destra. Ma probabilmente è la copertina del gennaio 1942 di Superman #14 (al seguente link, l’omaggio di Luca Maresca a tale copertina) che sintetizza al meglio questa seconda fase della trasformazione di Superman in eroe patriottico. Fred Ray rappresenta Supes con il braccio sinistro alzato che accoglie l’aquila calva simbolo degli Stati Uniti d’America dal 1782 e sullo sfondo si staglia uno scudo con i motivi della bandiera statunitense. I simboli dello Stato irrompono dunque con tutta la loro forza e ritorneranno a più riprese. Nel giugno del 1942 ad esempio nella copertina di World’s Finest Comics #6 e nel settembre dell’anno successivo quando nella copertina di Superman#24 realizzata da Jack Burnley, l’Uomo d’Acciaio impugna la bandiera statunitense con alle spalle un sole nascente come ad annunciare l’alba di una nuova era. Del resto a quella data, l’Asse era stata sconfitta a Stalingrado mesi prima, le divisioni dell’Armata Rossa erano giunte fino all’Ucraina, l’Africa era stata presa ed erano in corso le prime fasi dell’occupazione del territorio italiano, dunque la vittoria sembrava essere finalmente possibile.

Ritorniamo però al 1942. Sulla copertina di World’s Finest Comics #6 oltre alla bandiera erano presenti anche due soldati americani, a uno di essi veniva stretta la mano da Robin, all’altro Superman poggiava una mano sulla spalla, il tutto sotto lo sguardo compiaciuto di Batman. La militarizzazione di Superman (e degli altri supereroi) è un’altra tendenza del periodo, ed è già evidente sulla copertina di World’s Finest Comics #5 (Marzo ‘42) dove i tre impettiti supereroi si esibivano in un saluto militare con alle spalle una sfrecciante aviazione. Così come sulla copertina di World’s Finest Comics #7 (Jack Burnley, Settembre 1942) i tre supereroi cavalcano felici i cannoni di una nava da guerra. A breve ne vedremo altri esempi.

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Copertina di Superman #17 (Luglio 42)

Sulla copertina di Action Comics #48 del Maggio 1942, realizzata dal solito Ray, compare per la prima volta un Giapponese, disegnato con tratti caricaturali, che a bordo del suo aereo deve vedersela con l’imbattibile pugno di Superman. Due mesi dopo, a luglio, sulla cover di Superman #17 compare un altro giapponese, è il primo ministro in persona, Hideki Tojo, che starnazzante viene strattonato da Superman che con l’altra mano riserva lo stesso trattamento ad Adolf Hitler. Trattamento che due anni prima era stato riservato anche a Stalin, considerato con Hitler responsabile delle disgrazie dell’Europa, e che ora, divenuto inaspettatamente alleato, è esentato dai colpi del nostro Superman.

Nel Dicembre del ’42 su World’s Finest Comics#8  (del solito Jack Burnley) compare un nuovo elemento che ritroveremo spesso, la pubblicità per la vendita dei warbonds (3) . I warbonds, titoli di stato venduti per sostenere le spese di guerra, rappresentarono la forma più diffusa di partecipazione all’impresa bellica da parte del popolo statunitense: furono venduti titoli per un valore complessivo di 185,7 miliardi di dollari, acquistati da 85 milioni di cittadini (in un paese che ne contava 140, nel 1945, compresi donne e bambini), primo fra tutti, con alto valore simbolico, dal presidente Roosevelt. Durante la guerra furono lanciate sette campagne per raccogliere fondi, la prima il 30 novembre 1942. Immediatamente Superman, Batman e Robin si misero a vendere warbonds, al grido di “SINK THE JAPANAZIS WITH BONDS & STAMPS”. L’esaltazione dei warbonds come mezzo alla portata di tutti per infliggere un colpo ai nemici, proprio come farebbe Superman, è continuamente riproposta attraverso copertine – come quella del marzo 1943 di Action Comics#58, dove abbiamo un giapponese estremamente caricaturizzato, o come quella di World’s Finest Comics #9  dello stesso mese dove vediamo Superman, Batman e Robin colpire con delle palle da baseball Hitler, Hideki Tojo e Mussolini (che qui compare per la prima volta) sotto le cui teste vi è la scritta “KNOCK OUT THE AXIS WITH BONDS & STAMPS” –  o attraverso “fogli sparsi” e di giornale.


Dal marzo 1943 l’impegno bellico del personaggio si fa ancora più intenso.
Su Action Comics, dopo la copertina del numero 58 già vista, per cinque mesi consecutivi vedremo Superman impegnato in azioni di guerra, ad aprire a mani nude carri armati nazisti (accompagnato dall’invito a comprare war bonds per sfasciare altri carri armati dell’Asse), a ingaggiare battaglia con gli aerei giapponesi o a soccorrere i soldati americani. Badate bene, una copertina con un tema bellico non vuol dire che all’interno vi sia una storia di guerra, ma nonostante ciò non viene meno la funzione propagandistica che essendo fruibile dalla copertina, quindi dall’esterno, aveva effetto anche su chi i fumetti non li leggeva.

Dopo questa serie comincerà a calare il numero di copertine a tema bellico – tra il Settembre del ’43 e l’agosto del ‘45, tra le tre testate ci saranno solo sette copertine con riferimenti

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Copertina di Superman #29 (Luglio 1944)

alla guerra – ma non l’importanza di esse. Di tale periodo, oltre a quella di Superman#24 già vista, va ricordata la copertina di Superman#29 del luglio 1944, realizzata da Wayne Boring. Qui vi è l’identificazione più chiara e perfetta tra il supereroe DC e l’esercito americano: abbiamo infatti una bella ragazza che si accompagna con tre sorridenti soldati americani, uno per ogni reparto dell’esercito, ai quali dice “Siete i miei Superman”.

La copertina di Superman#34 del maggio 1945, altro lavoro di Jack Burnley, è dedicata invece alla promozione della Croce Rossa e la possiamo collocare, insieme a quelle che incoraggiavano l’acquisto dei warbonds, tra le copertine che offrirono un supporto più pratico alla guerra.

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Copertina di Action Comics #86 (Luglio 1945)

E per finire, la copertina di Action Comics #86, l’ultima copertina a tema bellico risalente al Luglio 1945, dunque a quando la guerra in Europa era terminata e restava da piegare solo la resistenza del Giappone. È in atto la campagna di pubblicizzazione per il settimo e ultimo prestito di guerra e vediamo nella nostra copertina Superman piombare dall’alto e seppellire sotto una montagna di War Bonds l’odiato Hideki Tojo, mentre dice “E non è Superman che ti fa questo – è il popolo americano”. Le parole Superman e American People sono in grassetto quasi a creare un legame grafico oltre che concettuale tra i due. Dopo l’esplicita identificazione di Superman con lo Stato Statunitense e i suoi simboli, dopo l’identificazione con l’Esercito americano, l’ultima copertina a tema bellico identifica definitivamente Superman e il popolo americano.

Un’ultima nota, indispensabile per completare le identificazioni sopraindicate. Nelle varie azioni di guerra nelle quali Superman è impegnato nelle copertine degli albi, come potete vedere in quest’ultima galleria e nelle immagini precedenti, dell’intervento del nostro supereroe è esaltata la provvidenzialità: Superman arriva all’ultimo istante per salvare e proteggere (come in Action comics #54, 60, 62, 66, Superman #13, 20) o si tuffa in situazioni estremamente svantaggiose e senza di lui irrisolvibili (come in Action Comics #39, 44, 53, Superman#7). Azione provvidenziale e necessaria, vale a dire gli stessi attributi che i governi americani hanno nel tempo associato al loro interventismo estero, per promuoverlo, giustificarlo, legittimarlo e talvolta mistificarlo. 


Note:
  1. Un approccio simile è stato adottato da Todd S. Munson nel saggio “Superman Says You Can Slap a Jap!”. The Man of Steel and Race Hatred in World War II pubblicato in The ages of Superman: essays on the Man of Steel in changing times a cura di Joseph J. Darowski; McFarland & Company, Inc, Publishers, 2012. Un saggio che però ritengo insufficiente, privo com’é, di una corretta analisi di quanto pubblicato tra il 1939 e il 1942, non accompagnato da una soddisfacente galleria di immagini (indispensabile per il metodo d’analisi scelto), con una analisi iconografica incompleta e una impostazione generale del problema a mio parere solo in parte condivisibile. 

  2. Questo manifesto fu creato nel 1917 dall’illustratore James Montgomery Flagg. Presto divenne una immagine simbolo degli Stati Uniti d’America. Si consiglia la lettura dell’interessante saggio di Antonio Gibelli L’uomo col dito puntato. Una fonte iconografica in Prima Lezione di metodo storico a cura di Sergio Luzzatto; Laterza, 2010. 

  3. Ad essere precisi il primo riferimento ai warbonds compare già sulla copertina di Superman#18 del settembre ’42. Tali warbonds non fanno però parte dei sette prestiti di guerra che vennero lanciati tra il mese di Novembre del 42 e il mese di Maggio del 1945 

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