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Kal-El, Superman, il potere e la storia (parte 1)

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Kal-El, Superman, il potere e la storia (parte 1) - articoliIntroduzione

Della pletora di supereroi in calzamaglia apparsi negli ultimi settantacinque anni, quelli, che come , sono riusciti ad incidere veramente e diffusamente sull’immaginario occidentale si contano sulle dita di una mano (mozza). Tuttavia, , è inutile negarlo, è vittima di un ricorrente pregiudizio (anche da parte di chi non ha mai letto un fumetto nella propria vita) che lo relega nell’immagine monolitica di un eroe sempre uguale a sé stesso, vetusto, inadatto ai tempi correnti e che ha esaurito le sue possibilità narrative. Tolto il buon e fortunato riadattamento cinematografico dell’ottimo Richard Donner – risalente, ormai, a trentacinque anni fa – , tra i grandi supereroi, è quello che più ha faticato a ritagliarsi uno spazio presso il vasto pubblico del cinema.

Kal-El, Superman, il potere e la storia (parte 1) - Evolution_of_Superman

Tuttavia, l’idea che Superman sia un personaggio immobile nel tempo e sempre uguale a se stesso è profondamente sbagliata. La sua lunga storia editoriale si è snodata lungo eventi epocali della storia dell’uomo (le conseguenze della crisi economica del 1929, la Seconda Guerra Mondiale, la guerra fredda, l’undici settembre) che hanno profondamente riformulato i termini del rapporto fra società e potere, tematica centrale nel fumetto supereroistico in genere e nel capostipite di esso in particolare. Ponendola nella maniera più sintetica possibile, il primo Superman ha in sé, allo stesso tempo, una forte impronta rooseveltiana e una buona dose di rivoluzionarietà; quest’ultima si perderà però negli anni successivi, subendo un disciplinamento negli anni bellici e durante i primi trent’anni della guerra fredda. Negli anni ’80 il personaggio attraversa la temperie revisionista – in particolare in storie come The Return of the Dark Knight di Frank Miller e le due storie di Alan Moore For the Man Who Has Everything e Whatever Happened to the Man of Tomorrow? – che coincide con l’affermazione della dottrina neoliberista thatcher-reaganiana e il corrispettivo declino di quella roosveltiana; infine, durante l’ultimo decennio, assistiamo al recupero di alcune caratteristiche del primo Superman e a una nuova e parallela revisione del personaggio, specie nel suo sfruttamento crossmediale.  

Anni Trenta

Com’è noto, durante gli anni ’30 l’Occidente andò dividendosi in maniera sempre più netta tra stati democratici e stati autoritari, di destra e di sinistra. Al di là di questa divisione sono rintracciabili, però, alcuni fili rossi che legano realtà così diverse. Uno di questi è il nuovo protagonismo dello stato nella società e nell’economia. Già in occasione dell’emergenza bellica generata dal primo conflitto mondiale, realtà come l’impero austro-ungarico, l’impero zarista, l’impero germanico e, in parte, Italia, Francia e Inghilterra, avevano sperimentato forme di accentuato controllo statale dei processi economici e della vita quotidiana. Quest’inedita presenza contraddiceva il credo liberale e liberista di matrice anglosassone affermatosi Kal-El, Superman, il potere e la storia (parte 1) - roosevelt-380x500durante l’Ottocento e con il quale, in pratica, si identificavano le democrazie occidentali. Nei vent’anni che seguirono la Prima Guerra Mondiale, in varie forme e gradi, diversi paesi conobbero lo statalismo: il comunismo sovietico, il fascismo italiano e spagnolo, il nazionalsocialismo tedesco, le socialdemocrazie nordiche e dal 1933, in misura più lieve (ma in ogni caso incisiva), gli USA dell’era Roosevelt  (1)

Negli anni successivi al primo conflitto mondiale è dominante – in corrispondenza con il crescente ingresso delle masse sullo scena politica – l’idea che l’azione dello stato possa e debba forgiare la società e avvicinarla ad un modello di perfezione rappresentato, di volta in volta e a seconda dello scenario o dell’ideologia considerata, dalla società comunista e proletaria, da quella italica e fascista, da quella ariana e nazista o, nel caso dei democratici Stati Uniti rooseveltiani, dominata dai valori “antichi”. Così si esprimeva Roosevelt il 4 marzo 1933, in occasione del suo discorso inaugurale alla presidenza:

“Quei barattatori del denaro altrui (N.d.R.: gli speculatori finanziari) sono fuggiti dai loro alti seggi nel tempio della nostra civiltà. Sarà ora possibile restituire questo tempio al culto delle verità antiche. E la misura più o meno vasta di questa restaurazione dipenderà dalla proporzione nella quale verranno applicati valori sociali più nobili di quelli del puro e semplice profitto monetario” (2)

E ancora:

“Noi affrontiamo i difficili giorni che ci attendono, col vivo coraggio derivante dalla nostra unità nazionale, con la chiara coscienza di voler perseguire e ritrovare gli antichi e preziosi valori morali […] (3)

Nel discorso di Roosevelt del 4 marzo, che è una sorta di manifesto del suo New Deal, abbonda la metafora militarista: la mobilitazione generale delle risorse umane e materiali necessarie per superare la crisi economica del ’29 viene continuamente paragonata a una mobilitazione per una guerra; ad esempio leggiamo:

“Se vogliamo progredire, occorre marciare come un esercito fedele e ben addestrato, pronto a sacrificarsi per il trionfo della comune disciplina, perché senza tale disciplina non può esistere progresso, ne alcuna guida può dare buoni risultati. So bene che siamo pronti e disposti a sottoporre la nostra vita e le nostre ricchezze a tale disciplina perché essa consente il consolidarsi di una linea di governo che tende a un più diffuso benessere. Questo io mi propongo di offrire, promettendo che i più vasti obiettivi da raggiungere peseranno su noi, su tutti noi, come una sacra obbligazione, con un’unità di doveri, che sino ad oggi è stata invocata solo in tempi di guerra. Fatta questa promessa, assumo senza esitazioni il comando di quel grande esercito che è il nostro popolo, per muovere un disciplinato attacco contro i comuni problemi” (4)

Com’è evidente, non mancano alla retorica rooseveltiana quei termini bellicistici e leaderistici che in quegli stessi anni risuonano, con effetti infinitamente più drammatici, in alcune piazze europee, dove si incrociano con distorte teorie superomistiche. Parimenti presente è l’idea che una situazione eccezionale sia risolvibile da un uomo eccezionale con poteri ugualmente eccezionali. Ancora nel discorso del 4 marzo 1933, dopo aver tessuto le lodi della costituzione statunitense, Roosevelt aggiunge:

“Ma può anche darsi che situazioni mai presentatesi in precedenza e richiedenti azione immediata possano costringere a momentanee deroghe dal normale equilibrio della pubblica procedura. [… ]Io non mi sottrarrò alla chiara responsabilità che eventualmente mi si presentasse. Domanderei al Congresso l’ultimo mezzo che resterebbe per fronteggiare la crisi: ampi poteri esecutivi per combattere contro i pericoli del momento, poteri altrettanto ampi come quelli che si potrebbero dare se il nostro territorio fosse invaso da un nemico. In cambio della fiducia avuta in me saprò dare il coraggio e la devozione che convengono al momento presente.” (5)

Coraggio, devozione, fede e Dio sono tra i termini che più ritornano all’interno del discorso, dando alla missione politica del presidente e del popolo americano una dimensione religiosa ed escatologica.

Tornando al nostro Superman, è inevitabile che egli sia figlio dei suoi tempi e che incarni le aspirazioni, le tensioni, le inquietudini della società che lo ha prodotto. Proviamo a confrontare questo primo Superman e il discorso di Roosevelt, entrambi frutto della società statunitense degli anni ’30.

Kal-El giunge sulla Terra, ultimo sopravvissuto di un pianeta oramai distrutto, e viene cresciuto dalla coppia di agricoltori Jonathan e Martha Kent a Smallville, piccola cittadina delKal-El, Superman, il potere e la storia (parte 1) - Kents_silverage_young Kansas. Quando Kal-El giunge sulla terra è in pratica una tabula rasa il cui codice etico è ancora tutto da scrivere, ed è il fortuito incontro con i coniugi Kent che darà inizio alla sua trasformazione in Superman. Sono infatti i Kent, perfettamente aderenti al modello WASP (White Anglo-Saxon Protestant), a curare la formazione del giovane Clark, tutta improntata su valori sociali e morali che ricordano le rooseveltiane “verità antiche”.

Sin dalla prima pagina del primo numero di Action Comics del giugno 1938 è esplicitato il modo in cui Kal-El intende usare i suoi poteri:

“Ben presto, Clark decise di utilizzare la sua titanica forza a beneficio dellumanità. Fu così che nacque… Superman! Campione degli oppressi, la meraviglia vivente che aveva giurato di dedicare la propria esistenza a chiunque fosse in difficoltà!”

L’interventismo di Superman è confermato lungo l’intero primo numero, la sua azione è complementare a quella statale e, rimediando alle inefficienze di questo, nel giro di sei minuti salva una donna innocente ingiustamente condannata alla sedia elettrica, il mattino seguente risolve un caso di violenza domestica, la sera dà una lezione a tre prepotenti che importunano Lois Lane (tanto per restare in tema di antichi valori, si noti come le prime tre vittime a beneficiare dei poteri di Superman, coerentemente all’antico e radicato codice cavalleresco, sono tutte donne. Quasi un’equazione tra gli oppressi della prima pagina e il gentil sesso). Le Kal-El, Superman, il potere e la storia (parte 1) - action-comics-1938ultime tre pagine sono tra le più interessanti: Superman scopre un caso di corruzione riguardante un senatore che, in combutta con un lobbista, vuole attraverso una legge far entrare il paese in guerra con l’Europa. È questo il primo confronto (in questo caso scontro!) tra Superman e le istituzioni: Superman affronta il problema alla radice, colpendo il lobbista, il corruttore anzichè il corrotto, ponendo con la forza rimedio a una falla del sistema americano. Di fronte a un pericolo eccezionale utilizza, dunque, i suoi poteri eccezionali. La peculiarità di tali poteri è, di fatto, la mancanza di una fonte. Come abbiamo visto, nel suo discorso inaugurale, Roosevelt immaginava la possibilità di una situazione di crisi talmente acuta da non lasciare altra soluzione che la concessione di poteri che potremmo definire al limite di un sistema democratico: anche in una tale situazione, questi poteri eccezionali gli dovevano essere comunque concessi dal Congresso. Nell’Europa di quegli anni, persino i più spietati dittatori (da Mussolini, a Hitler a Stalin) trovarono la loro fonte del potere nella capacità di costruire il consenso di massa e nella forza di reprimere il dissenso e furono soggetti, come dimostrò l’immane conflitto bellico che ebbe inizio nel 1939, alla più primitiva delle leggi: quella della forza. Per Superman è diverso: contro di lui, non c’è legge che tiene, sia essa umana o fisica. Finché è sul pianeta Terra egli è poco meno di un dio: la micidiale Kryptonite farà la sua apparizione solo nel novembre del 1949, dopo più di dieci anni di vita editoriale. Il suo potere è estremamente più grande di gran parte dei supereroi che seguiranno e non lo deve ad alcun oggetto (Lanterna Verde), alla disponibilità di beni (Batman) o alla volontà di un governo (Captain America). È nelle caratteristiche e nelle possibilità di tale potere che risiede la rivoluzionarietà del primo Superman, qualità che, come vedremo, sarà smussata nei successivi quarant’anni di vita editoriale. La prima avventura di Superman si conclude con la seguente didascalia che conferma la portata rivoluzionaria dei suoi poteri:

“Dotato di eccezionali facoltà fisiche e mentali, Superman è destinato a riplasmare il destino del mondo!”

Il nostro eroe, inoltre, porta nel suo stesso nome il concetto di superomismo che però è ben lontano da quello nietzschiano, anzi ne è agli antipodi: non si tratta di un superomismo che porta alla negazione dell’etica, “al di là del bene e del male”. Il superomismo di Kal-El è, al contrario, nel suo integralismo etico, nella misura in cui ha elevato a valore assoluto un elemento contingente, qual’è il sistema di valori del Nord America rurale degli anni ’30. È un’ “autorità superiore” non perchè fisicamente sopra a ogni altra autorità politica o etica, non perché incontrastabile da chi che sia, ma perché è la qualità della sua crociata a renderlo tale. È il massimalismo con cui adempie al suo dovere, che eredita dall’autonarrazione storica statunitense il peculiare carattere religioso e teleologico.

Bisognerà aspettare la metà degli anni ’80 per vedere le cose cambiare su questo fronte.


Note:
  1. Sin dal discorso inaugurale del 4 marzo 1933, Roosevelt rese nota la sua ricetta di intervento statale che tanto si distingueva dalla politica dei precedenti governi: “ingaggi diretti da parte del governo” per combattere la disoccupazione, “rialzo del valore dei prodotti agricoli”, unificazione di “attività che oggi sono inadeguate, antieconomiche e mal distribuite”, “un progetto nazionale per l’organizzazione e la sorveglianza sui trasporti, le comunicazioni e altri servizi”, “una stretta sorveglianza su tutto il sistema bancario, creditizio e di investimento”.  

  2. The money changers have fled from their high seats in the temple of our civilization. We may now restore that temple to the ancient truths. The measure of the restoration lies in the extent to which we apply social values more noble than mere monetary profit. 

  3. we face the arduous days that lie before us in the warm courage of the national unity, with the clear consciousness of seeking old and precious moral values 

  4. If we are to go forward, we must move as a trained and loyal army willing to sacrifice for the good of a common discipline, because without such discipline no progress is made, no leadership becomes effective. We are, I know, ready and willing to submit our lives and property to such discipline, because it makes possible a leadership which aims at a larger good. This I propose to offer, pledging that the larger purposes will bind upon us all as a sacred obligation with a unity of duty hitherto evoked only in time of armed strife. With this pledge taken, I assume unhesitatingly the leadership of this great army of our people dedicated to a disciplined attack upon our common problems. 

  5. But it may be that an unprecedented demand and need for undelayed action may call for temporary departure from that normal balance of public procedure. […] I shall ask the Congress for the one remaining instrument to meet the crisis—broad Executive power to wage a war against the emergency, as great as the power that would be given to me if we were in fact invaded by a foreign foe 

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